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Home Ambiente Ambiente Mola, vicenda discarica Martucci, il processo finisce… sott’acqua

Mola, vicenda discarica Martucci, il processo finisce… sott’acqua

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Doveva trattarsi del penultimo atto del faticoso procedimento penale, stralciato nella sua parte di ipotesi di reato per disastro ambientale (quello in corso ormai da 4 anni ed ancora davanti ai Giudici della fase preliminare) ed invece ha trovato un’improvvisa, quanto inaspettata, accelerazione, concludendosi di fatto nella tarda mattinata del 13 ottobre ed elidendo la tornata del 23 ottobre. L’udienza, che avrebbe dovuta essere dedicata interamente alle repliche della Pubblica Accusa, ha visto infatti una lapidaria e repentina esposizione del P.M., Baldo Pisani, durata poco più di dieci minuti. Di fronte a tale colpo di scena il GUP Diella, che non intendeva chiudere così rapidamente la seduta, stabiliva di proseguire la trattazione con tutte le altre parti. Dopo una breve pausa, per dar modo agli avvocati di organizzarsi, alla ripresa, seguivano gli interventi di diversi difensori degli imputati al termine dei quali il Giudice Diella invitava le parti civili ad intervenire. Silenzio assoluto dal canto loro, anche perché i difensori dei Comuni erano quasi tutti assenti, e così l’assistente dell’avv. Sisto chiedeva una nuova interruzione per dar modo allo stesso di poter raggiungere Il Tribunale ed esplicitare la sua replica: concessione accolta dal Giudice. Dopo oltre un’ora d’attesa finalmente Sisto svolgeva la sua arringa conclusiva, invero anch’essa molto breve ed allora il GUP Diella reiterava  l’invito a tutti i legali presenti a voler rappresentare le loro repliche conclusive. Né gli avvocati delle Associazioni ambientaliste, né quelli di Regione e Ministero dell’ambiente, ASSENTI QUELLI DEI COMUNI, hanno inteso raccogliere tale invito, rifacendosi alle conclusioni già precedentemente rappresentate. Così tutta la scena nel corso dell’udienza non ha trovato contrasto e replica alcuna ed è stata appannaggio esclusivo dei difensori delle parti imputate. Ben tre di loro, in particolare quelli della Progetto Gestione Ba 5 e della Lombardi Ecologia, hanno così potuto capziosamente affermare che la ragione della mancanza di prove e non solo, ma anche la “confessione” del consulente di parte dei Comuni di Mola e Conversano (contenuta in una sua memoria nella quale dichiarava non esservi alcuna prova scientifica che potesse  avvalorare la tesi dell’inquinamento relativamente alla presenza dei nitrati), di fatto assolve da ogni ragionevole dubbio circa l’esito della sentenza da emettere da parte del Giudice: il fatto non sussiste! ALTRO CHE DISASTRO - hanno soggiunto - NON C’È NEANCHE INQUINAMENTO!


TUTTO IL LAVORO DEI PERITI D’UFFICIO È STATO COSÌ LARGAMENTE IGNORATO E VANIFICATO, COME SE QUELLA RELAZIONE NON CONTENESSE, AL CONTARIO,  GRAVI ATTI D’ACCUSA E LE PROVE DEL DISASTRO, SE NON ALTRO POTENZIALE, SE NON PROPRIO CONCLAMATO. QUASI L’INTERO PROCESSO, INFATTI, SI È SVOLTO SULLA MANCANZA DEL SUPERAMENTO DELLE SOGLIE DI CONTAMINAZIONE DELLE ACQUE DI FALDA (cosa per altro non vera, almeno in un caso) E SUI TRACCIANTI (trizio) NON SCIENTIFICAMENTE ED UNANIMEMENTE ACCETTATO (quindi non probante, secondo le difese degli imputati). EPPURE GIÀ NELLA PREDISPOSIZIIONE DEL PIANO DELLE INDAGINI (dunque prima ancora di cominciare qualsiasi analisi) ALCUNI CONSULENTI AVEVANO CHIARAMENTE AMMONITO CHE DALLE INDAGINI SULLE ACQUE QUASI CERTAMENTE NON SAREBBE SCATURITO ALCUNCHÈ (rimandiamo alle puntuali letture delle osservazioni di Arru e Sanna, e fra tutte alla mancanza di uno studio idrogeologico di settore e ai livelli di falda oltre i 120 m.) E CHE BISOGNAVA INDIRIZZARSI SU ALTRI ASPETTI PER LA DECISIONE DI MERITO.

Insomma non è un caso che abbiamo intitolato questa nostra nota col titolo “Il processo ha fatto …. Acqua”,  essendo stato quasi interamente dedicato a questo solo punto di vista, mentre hanno fatto capolino sporadicamente, e in taluni aspetti non prese neanche in minima considerazione, tutte le altre criticità denunciate e comprovate dalla Relazione Peritale di Boeri & c. Perciò ci piace qui riportare le più significative fra queste verifiche e analisi, riprese dalla Relazione dei Consulenti Tecnici d’Ufficio.

Il 23 e 27 novembre 2015 in esito ad un forte evento di precipitazione meteorica verificatasi nelle prime ore pomeridiane….è stata osservata la venuta di ingenti quantitativi di acque meteoriche dalla parete rocciosa sud, che sovrasta la vasca B di discarica. Le acque che fuoriuscivano dalle parete si riversavano nei terreni immediatamente sottostanti e, da qui, superando la testa d’argine di contenimento della vasca B di discarica, proseguivano all’interno della vasca stessa. L’abbondante venuta di acqua ha determinato la risalita del livello del liquido all’interno del corpo discarica fino a determinarne la tracimazione all’esterno della testa d’argine che delimita la discarica.(pag.86) Tracimazione probabile percolato

Considerazioni conclusive sulle indagini geoelettriche

3. Il Lotto 1 (campo fotovoltaico) è in appoggio diretto sul substrato calcareo (evidente nelle linee E-W), e mostra POSSIBILI PERDITE DI PERCOLATO soprattutto in corrispondenza delle pareti laterali al confine con la vasca B e il Lotto 3

4. Il Lotto 3 presenta un telo di impermeabilizzazione di fondo e sulla pareti laterali; ...si rilevano anomalie (POTENZIALI PERDITE) DALLE PARETI LATERALI, VEROSIMILMENTE NON A TENUTA. La mancanza di impermeabilizzazione delle pareti laterali del Lotto 1 e la mancata tenuta delle pareti del Lotto 3 (per discontinuità del telo) è particolarmente evidente nelle sezioni esterne e laterali ai corpi discarica. La mancanza del telo di impermeabilizzazione (Lotto 1) o la presenza di discontinuità nel telo (Lotto 3) genera delle traiettorie preferenziali per le linee di campo elettrico all’interno del corpo rifiuti (la corrente elettrica circola preferenzialmente nei mezzi più conduttivi), con definizione di anomalie conduttive legate sia al risentimento dell’adiacente corpo rifiuti e sia a POTENZIALI FUGHE DI BIOGAS/PERCOLATO.

5. All’interno di tutti i corpi di discarica sono stati evidenziati elevati valori di polarizzazione indotta (IP), sintomatici di accumuli di percolato.

6. Le indagini svolte all’interno dell’area esterna (zona Vigneto) hanno evidenziato la presenza di due interramenti (abusivi) allungati in direzioni Nord-Sud. Come appurato dagli scavi eseguiti in corrispondenza di tali anomalie, gli interramenti sono costituiti da terreni di riporto per 3-4 m di spessore depositati su rifiuti misti di tipo RSU.

Accertata senza alcun dubbio, l’origine dei gas rilevati all’esterno dei corpi discarica oggetto di indagine, come visto collegabile alla fuoriuscita laterale di biogas dalle discariche stesse  (pag.153)

Le misure di flusso realizzate al bordo dei tre lotti di discarica e nelle aree termicamente anomale individuate dalle riprese termografiche, hanno permesso di evidenziare la presenza di flussi di CO2 e CH4 decisamente elevati, maggiori anche di molti ordini di grandezza, rispetto a quanto rilevato con le misure eseguite in aree esterne, utilizzate come bianco ambientale per definire il fondo naturale dell’area in cui le discariche si inseriscono. Emissioni elevate, incompatibili con una produzione attribuibile alla normale attività sono state rilevate con particolare frequenza ed intensità al contorno del Lotto 3. Tali degassamenti così pronunciati sono stati registrati anche in aree distanti diverse decine di metri dal confine del corpo discarica, e si configurano come chiara testimonianza della presenza di fuoriuscite laterali di biogas dal comparto di discarica………(omissis). La presenza di degassamenti così pronunciati, anche in aree distanti diverse decine di metri dal confine del corpo discarica, oltre a non poter che essere interpretata come chiara testimonianza della presenza di fuoriuscite laterali di biogas dal comparto di discarica, consiglia di attivare un opportuno protocollo di monitoraggio al fine di scongiurare eventuali fenomeni esplosivi o inneschi di incendi. (pag.154)

INDAGINI DIRETTE SULLA VASCA B (pag.155 e  ss)

La barriera minerale di una discarica ne costituisce l’elemento essenziale per far sì che l’opera oggetto garantisca la sicurezza ambientale, in coerenza con le previsioni di legge e delle regole dell’arte. Il suo scopo è sostanzialmente quello di evitare, o meglio di contenere sia la dispersione del percolato al di fuori del corpo discarica che l’infiltrazione d’acqua dall’esterno (pag.160). il materiale da utilizzarsi per la costruzione dell’impermeabilizzazione deve essere di natura argillosa e deve possedere determinate caratteristiche granulometriche e di permeabilità (pag.170)

il sistema di impermeabilizzazione del fondo e delle pareti, … prova l’inefficienza del sistema di posa in opera del materiale, con granulometria non idonea ad ottenere il costipamento necessario ….. (omissis)…. evidenziando pertanto una mancata energia di compattazione applicata ai vari strati di argilla che costituiscono la barriera minerale durante la fase di costruzione della discarica …. (omissis) …... Risulta pertanto allo stato attuale che la barriera minerale messa in opera presenta solo in alcuni punti valori del grado di addensamento relativo previsti nelle specifiche di progetto e quindi non può garantire le performance prestazionali richieste, PREGIUDICANDONE LA FUNZIONE IMPERMEABILIZZANTE. (pag.227)

In conclusione le prove di permeabilità in sito hanno mostrato valori non rispondenti ai requisisti indicati nelle specifiche di progetto ed ai limiti di legge previsti dalla Normativa. SI DEVE PERTANTO CONSIDERARE LA BARRIERA MINERALE RICOSTRUITA MESSA IN OPERA NON ADEGUATA A SVOLGERE LA FUNZIONE DI BARRIERA IMPERMEABILE E QUINDI A GARANTIRE LA SICUREZZA AMBIENTALE.(pag.228)

I POZZI CAMPIONATI

Complessivamente è stato eseguito il campionamento di n.20 pozzi per le acque sotterranee della falda, di cui n. 6 facenti parte della rete di monitoraggio della falda per le discarica gestita dalla Lombardi Ecologia S.r.l. (SV, LA, PA, FL, PN e GR), n. 4 facenti parte della rete di monitoraggio della falda per la discarica Vasca B, gestita dalla società Progetto Gestione Bacino Bari 5 (P1, P2, P3 e Pserv), e 10 punti di campionamento di acque da pozzi pubblici o privati presenti in un intorno significativo rispetto al comparto di discariche. Inoltre sono stati prelevati n. 4 campioni di percolato di discarica. Infine, sono stati prelevati due campioni di acque di infiltrazione in corrispondenza dei sondaggi eseguiti a distruzione di nucleo identificati con la sigla S3 e S5.

RISULTATI CAMPIONAMENTO

- Campione SV

Il prelievo … all’interno del pozzo di controllo della discarica Lotto 3.

La profondità totale del pozzo è stata reperita sulla base delle dichiarazioni rilasciate dal gestore del manufatto, ed è risultata di circa 175 m.

Nessun parametro ha evidenziato concentrazioni superiori alle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC).

Il campione in parola ha però mostrato il superamento del limite di 50 mg/l per i Nitrati.

- Campione LA

Il prelievo… all’interno del pozzo di controllo della discarica Lotto 3 ubicato a nord ad una distanza di circa 250 m del confine di comparto.

Il campione in parola ha mostrato il superamento del limite di 50 mg/l per i Nitrati.

- Campione P1

Il prelievo ….all’interno del pozzo di controllo della discarica Vasca B ubicato a sud ad una distanza di circa 100 m dal confine di comparto. E’ stato registrato, per il PARAMETRO FERRO, una concentrazione di 206 μg/l, leggermente superiore alla Concentrazione Soglia di Contaminazione per le acque sotterranee.

- Campione P2MD

Il prelievo …. all’interno del pozzo di controllo della discarica Vasca B, a nord ad una distanza di circa 250 m dal confine di comparto.

Il campione in parola ha mostrato il superamento del limite di 50 mg/l per i Nitrati.

- Campione P3

Il prelievo …. dal pozzo denominato Pozzo 3 esterno al comparto discariche gestito dalla società ARIF ubicato a nord ad una distanza di circa 1,0 km dal confine di comparto..

Il campione in parola ha mostrato il superamento del limite di 50 mg/l per i Nitrati.

- Campionamento S5

Il prelievo è stato effettuato all’interno del sondaggio attrezzato a piezometro ubicato sul versante nord della discarica identificata come Lotto 3. Ancorché non si tratti di vere e proprie acque sotterranee, il confronto con le Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) per le acque sotterranee ha evidenziato un unico superamento, per il PARAMETRO MANGANESE

CARATTERIZZAZIONE IDROCHIMICA DELLE ACQUE SOTTERRANEE (pag.488 e segg.)

I risultati dello studio del CNR-IGG

Gli impianti di smaltimento rifiuti sono considerati potenziali fonti di contaminazione in quanto sorgenti di emissioni liquide e gassose che, se non correttamente gestite, possono avere una probabilità più o meno alta di provocare un rischio per l’uomo e per le matrici ambientali coinvolte. Le principali emissioni sono rappresentate dal percolato e dal biogas.

Lo studio condotto dal CNR-IGG ha consentito di evidenziare una interazione tra percolato e le acque intercettate dai piezometri dalla rete di monitoraggio delle discariche di Conversano e da una serie di pozzi ad uso pubblico e privato presenti in un intorno significativo.

Altre peculiarità delle acque profonde emergono analizzando altri parametri chimici, quali ad esempio il contenuto in specie azotate, la cui presenza, in forma di Nitrati (NO3), è pervasiva nelle aree indagate. L’analisi della distribuzione spaziale di questo parametro ha evidenziato una prevalenza dei valori massimi14 immediatamente a ridosso delle discariche (SV) o a valle idrogeologico del comparto. (LA, P2MD, P2), l’analisi dei rapporti del contenuto in azoto totale con le specie anioniche maggiori, evidenzia per queste acque una probabile genesi per mescolamento con il percolato. Tale ipotesi è inoltre supportata dall’osservazione dei dati isotopici che mostrano chiaramente la presenza di fenomeni di interazione con il percolato, particolarmente evidenti per il pozzo SV nelle cui acque è stato rilevato un contenuto in trizio di 12.4 UT, un valore molto più elevato di quanto misurato in alcuni dei campioni dell’acquifero in esame, che indicano un valore naturale di fondo di circa 1.3 UT. Con questa procedura è emerso che buona parte dei campioni (SV, S5, S3, P3MD, P2MD, PSERV, LA e PN) manifestano valori dell’attività trizio significativamente diversi dal range di variazione del fondo naturale delle acque sotterranee..

Questo stato di fatto evidenzia l’esistenza di una situazione dinamica, rispetto alla quale, i dati della presente indagine devono essere considerati come una istantanea di un processo soggetto a evoluzioni temporali. RESTA IN OGNI CASO BEN CHIARO CHE DAL COMPARTO DISCARICHE SI VERIFICA UNA FUORIUSCITA DI PERCOLATO CHE VA AD INTERAGIRE CON LE ACQUE SOTTERRANEE, SIA NEI LIVELLI PIÙ SUPERFICIALI QUALI QUELLI INTERCETTATI DAL SONDAGGIO S5, SIA NEGLI ORIZZONTI ACQUIFERI PIÙ PROFONDI, COME AD ESEMPIO IN SV, NEL QUALE, CONSIDERANDO AD ESEMPIO IL TENORE IN TRIZIO DEI PERCOLATI SI STIMA UNA PERCENTUALE DI PERCOLATO CHE PUÒ SFIORARE IL 9-10%. (pagg.492,493)

Considerazioni conclusive (pag.493)

L’analisi dei dati di concentrazione dei parametri chimici ed isotopici ha evidenziato che si verifica una fuoriuscita di percolato che va ad interagire con le acque sotterranee, sia nei livelli più superficiali, sia negli orizzonti acquiferi più profondi. Ciò nonostante, per le caratteristiche peculiari della falda oggetto d’indagine, quali, in particolare, la profondità, superiore a 120 m, e l’elevata portata, l’interazione tra percolato ed acque sotterranee non determina il superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione e, pertanto, ad oggi, il sito non può considerarsi potenzialmente contaminato. D’altra parte, non può considerarsi sorprendente il fatto che in alcuni pozzi immediatamente a valle del comparto o immediatamente a monte - tenuto conto della scarsa conoscenza e variabilità della piezometria locale,- abbiano mostrato una interazione con percolato, poiché tutti e tre gli invasi, Vasca B, Lotto 1 e Lotto 3, come evidenziato nella presente Relazione Peritale, hanno reso evidenti criticità nei sistemi di contenimento del percolato (il Lotto 1, peraltro, non risulta esserne in possesso) che, quindi, costituiscono potenzialmente le sorgenti della interazione osservata. (PASSAGGIO, direi, DECISIVO) pag. 493

Le indagini svolte hanno consentito di verificare se vi sia comunque una interazione tra il percolato delle discariche e la falda sotterranea, anche in relazione alle criticità emerse in ordine alle caratteristiche costruttive degli invasi esaminati. Lo studio condotto dal CNR-IGG ha consentito di individuare una interazione tra il percolato e le acque intercettate dai piezometri dalla rete di monitoraggio delle discariche e da una serie di pozzi ad uso pubblico e privato presenti in un intorno significativo.

L’analisi dei rapporti del contenuto in azoto totale con le specie anioniche maggiori, ha evidenziato per queste acque una probabile genesi per mescolamento con il percolato. Tale ipotesi è stata supportata dall’osservazione dei dati isotopici che hanno chiaramente mostrato la presenza di fenomeni di interazione con il percolato, particolarmente evidenti per il pozzo SV. La determinazione del trizio ha permesso di valutare la presenza di interazioni tra le acque sotterranee ed il percolato, in particolare se raffrontati con i contenuti di specie conservative, quali i Cloruri. Con questa procedura è emerso che buona parte dei campioni (SV, S5, S3, P3MD, P2MD, PSERV, LA e PN) manifestano valori dell’attività trizio significativamente diversi dal range di variazione del fondo naturale delle acque sotterranee. È interessante inoltre sottolineare il comportamento delineato dalla osservazione dei dati pregressi che, per alcuni dei pozzi considerati, ha mostrato variazioni composizionali importanti, che descrivono la presenza di processi legati essenzialmente alla interazione con il percolato. Questo stato di fatto evidenzia l’esistenza di una situazione dinamica, rispetto alla quale, i dati della presente indagine devono essere considerati come una istantanea di un processo soggetto a evoluzioni temporali. Resta in ogni caso BEN CHIARO CHE DAL COMPARTO DISCARICHE SI VERIFICA UNA FUORIUSCITA DI PERCOLATO CHE VA AD INTERAGIRE CON LE ACQUE SOTTERRANEE, SIA NEI LIVELLI PIÙ SUPERFICIALI QUALI QUELLI INTERCETTATI DAL SONDAGGIO S5, SIA NEGLI ORIZZONTI ACQUIFERI PIÙ PROFONDI, come ad esempio in SV. (Pag. 503)

CRITICITÀ ACCERTATE SUL COMPARTO E VALUTAZIONI CONCLUSIVE

È STATA STABILITA L’ESISTENZA DI UNA SERIE DI CRITICITÀ, INTERNE ED ESTERNE AL SITO DI DISCARICHE, RESPONSABILI IN ALCUNI CASI DELL’INSTAURARSI DI PROCESSI ATTIVI DI RILASCIO DI CONTAMINANTI NEL SOTTOSUOLO, SOLO IN PARTE INTERCETTATI DALLA RETE ATTUALMENTE UTILIZZATA PER IL MONITORAGGIO DEL COMPARTO, DA PORRE IN NESSO CAUSALE CON LO STATO DI QUALITÀ DELLE ACQUE SOTTERRANEE.

L’ASSUNTO DI ASSENZA DI INQUINAMENTO DELLA FALDA BASATO SOLO SUL CONFRONTO CON LE CSC, SENZA TENERE CONTO DELLA INTERAZIONE DELLE ACQUE SOTTERRANEE CON IL PERCOLATO DISPERSO DALLE DISCARICHE DEL COMPARTO, NON È SUFFICIENTE AD INTERPRETARE LA MESSE DI DATI DISPONIBILI PER IL SITO OGGETTO DI ANALISI. NE SONO PALESE TESTIMONIANZA, COME AMPIAMENTE DESCRITTO NELLA RELAZIONE PERITALE, LE EVIDENZE ISOTOPICHE, IL TENORE DI NITRATI RINVENUTO NELLE ACQUE DI FALDA, NONCHÉ I NUMEROSI COMPOSTI ORGANICI RILEVATI IN S3 E S5 E NEGLI ALTRI POZZI. Tale evidenza è supportata non solo dai dati in sé, ma anche dalla loro disposizione spaziale che mostra le concentrazioni più elevate a valle e nelle immediate vicinanze del comparto. PERTANTO IL SITO PRESENTA UNA ALTERAZIONE DELLE CARATTERISTICHE QUALITATIVE DELLE ACQUE SOTTERRANEE PER AZIONE DEL PERCOLATO FUORIUSCITO DALLE DISCARICHE DEL COMPARTO. IL NON SUPERAMENTO DELLE CSC NON DEVE SMINUIRE LA GRAVITÀ DEL DANNO AMBIENTALE PROVOCATO DALLA INTERAZIONE FRA ACQUE DI FALDA E PERCOLATO DI DISCARICA CHE, IN PRESENZA DI UN ACQUIFERO DI IMPORTANZA REGIONALE, GARANTISCE APPUNTO UNA DILUIZIONE DEGLI INQUINANTI E UN LORO RELATIVAMENTE RAPIDO TRASPORTO E DEGRADAZIONE. TALE INGENTE MASSA D’ACQUA MASCHERA QUINDI L’ENTITÀ DELL’IMPATTO CHE PERÒ, OCCORRE SOTTOLINEARLO, VA COMUNQUE A DEPAUPERARE UNA RISORSA DI IMPORTANZA REGIONALE.

Le analisi isotopiche, con riguardo al trizio,previste nel piano delle indagini, non possono allo stato essere inficiate dalla sola considerazione che non è parametro di legge; come noto, nella letteratura internazionale il trizio è considerato un fondamentale strumento di individuazione delle contaminazioni da percolato, indicando tale parametro isotopico come elemento basilare nel riconoscimento di contaminazioni provenienti da sui valori di trizio, sia nei dati dei Periti che in quelli dei Consulenti di Parte, ha permesso di stabilire in modo oggettivo che il valore di fondo dell'attività trizio nella falda profonda, in questa specifica area di indagine, corrisponde a 1.3 UT, e di asserire che valori superiori a tale limite sono da imputare ad alterazioni dello stato di qualità delle acque e, nel caso specifico, ad interazioni di vario grado con il percolato. Tali alterazioni raggiungono la massima rilevanza nelle acque emunte dal pozzo SV, le cui aliquote analizzate, giova segnalare, sono state prelevate a seguito di uno spurgo del pozzo della durata di oltre un’ora con una portata di circa 400 l/m, dunque con la rimozione di un volume d’acqua tale da togliere qualsiasi dubbio circa la reale rappresentatività dei campioni rispetto alle locali acque di falda. CON IL PIANO DELLE INDAGINI È STATO QUINDI POSSIBILE STABILIRE L’ESISTENZA DI UN NESSO CAUSALE TRA LE CARATTERISTICHE CHIMICO – FISICHE DELLA FALDA E LE ATTIVITÀ DI DISCARICA PRESENTI NEL COMPARTO.

È TUTTAVIA OPPORTUNO PREDISPORRE IMMEDIATAMENTE UNA SERIE DI AZIONI GESTIONALI E STRUTTURALI, CAPACI DI ISOLARE LE SORGENTI DI CONTAMINAZIONE.(pag. 554-555)

Vi assicuriamo che quella appena riportata è un’estrema sintesi, ridotta nelle sue parti essenziali, del contenuto della Relazione Peritale, ove emergono tutte quelle parti che rappresentano  VERI E PROPRI ATTI D’ACCUSA DI UN DISASTRO IN CORSO. TUTTO CIÒ NON È EMERSO  NEL CORSO EL PROCEDIMENTO  E CHI DOVEVA DENUNCIARE QUESTA CATASTROFE IN CORSO NON POTEVA (E DOVEVA) ESSERE CHE LA PARTE CIVILE, AD INIZIARE DAI COMUNI.

TUTTO CIÒ È AVVILENTE E PER QUESTO REAGIREMO A NOSTRO MODO.

Mola, 17 ottobre 2017

Associazione  “Chiudiamo la discarica Martucci”