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Vicenti torna alla Madonna della Scala con un’opera su San Pietro

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Redazionale

L’estro creativo dell’artista nocese Carlo Vicenti ha dato alla luce un’opera intitolata “S. Pietro”, donata alla Comunità monastica della Madonna della Scala in occasione della festa liturgica dei santi Pietro e Paolo, lo scorso 29 giugno.


L’opera si caratterizza per la sua essenzialità: l’uso espressivo di un cavo di rame, manipolato ad arte a voler mostrare anse e pieghe ridondanti e involute, che poi fuoriescono a supportare una croce capovolta e a reggere una pietra tipica delle nostre zone.

Essenzialità, dicevamo, quella dell’ “arte povera”, un movimento che ebbe la sua nascita nel secolo scorso e caratterizzato dal rifiuto dell’arte tradizionale, per far ricorso a materiali “poveri”, come terra, legno, metalli, stracci ecc., con l’intento di evocare le strutture originali del linguaggio della società, legate al luogo del vissuto dell’artista, a sottolineare la relazione tra la sua opera e l’ambiente che lo circonda.

Il nostro concittadino Vicenti si fa latore pugliese, appunto, di questa corrente artistica usando una pietra, propria della terra di cui lui stesso è figlio, e una treccia di rame, espressione dell’ingegno umano su un materiale naturale, per esprimere la sua riflessione sulla vita di san Pietro e la sua relazione con Cristo.

La pietra murgese viene come afferrata dai fili di rame, che, nella loro estremità, sono colorati di blu, il blu vicentiano, come a sottolineare l’intervento di Cristo nella vita di Pietro, ossia la chiamata celeste che lo afferra per fargli compiere un cammino. Cammino che si rivela tortuoso, un percorso alla sequela di Cristo durante il quale san Pietro conosce slanci ma anche difficoltà, tensioni in avanti ma anche tentennamenti e ritorni, fughe per non comprensione delle esigenze manifestate da Cristo, infine il tradimento ma anche il supremo atto di fedeltà: morire nello stesso modo del Maestro, sulla croce. Una croce riversa, perché san Pietro non si sentì degno di morire come il Maestro ed è per questo che, come afferma la tradizione, si fece mettere di testa in giù.

La croce viene posta dall’artista Vicenti all’interno delle involute come a sottolineare che è stata sempre presente nel percorso interiore di san Pietro; anche la stessa scelta della treccia di rame, operata da Vicenti, ossia un materiale malleabile, sta a dire che la vita di san Pietro fu plasmata da Cristo. Il rame è anche un conduttore e, nel pensiero dell’artista, questa caratteristica sta a simboleggiare significativamente che la vita del santo fu trasmessa alla Chiesa, come modello, possibile paradigma della vita di tutti i credenti in Cristo.

Sento di ringraziare l’artista Carlo Vicenti per averci parlato da credente a credenti, attraverso la vicenda esistenziale di san Pietro, racchiusa in modo originale nell’opera considerata. Una vicenda che si può dire parallela a quella di ciascuno di noi quando, afferrati dalla chiamata di Cristo, iniziamo un percorso di fede che non è mai rettilineo ma presenta curve, andirivieni, volute e al cui centro è sospesa e dominante la croce, a indicare che la vita è fondamentalmente offerta d’amore.