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I Soballera raccontano il Sud attraverso la musica popolare

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di MARIA DEL ROSSO

I Soballera, gruppo di musica popolare pugliese raccontano il loro album d’ esordio “Avast” (Digressione Music), la loro musica intrisa di suoni del Sud Italia, le collaborazioni con altri artisti, il premio speciale de  “Li Ucci festival”  e i prossimi concerti nelle terre di Puglia.

 


Il termine Soballera, tradotto dal dialetto ostunese vuol dire sull’ aia, è un progetto che mira a riproporre le atmosfere tipiche della musica tradizionale del Sud Italia attraverso la voce, la fisarmonica, la chitarra battente ed il tamburello.

Il gruppo nato nel 2005 dall’ incontro di Stefano De Dominicis, di origini lucane e Salvatore Simonetti, biscegliese d’ adozione ma di sangue napoletano, ha iniziato un lavoro di ricerca sulla musica popolare pugliese con il tamburellista, Francesco Savino, salentino di nascita e il fisarmonicista terlizzese, Giuseppe Volpe.

I Soballera sono conosciuti al grande pubblico per le partecipazioni ai festival come Radicazioni, Cantinando, Taratatatà, feste di piazze, sagre e manifestazioni importanti come “No Triv”. Negli anni hanno collaborato con musicisti e artisti come Giovanngelo de Gennaro, Gianni Gelao e Nunzia Antonino.

Salvatore Simonetti, voce, chitarra, cupa cupa del gruppo de “I Soballera”, è anche prof di lettere, ci racconta la musica popolare del Sud Italia che affascina sempre piu’  giovani, scrittori, artisti, turisti e semplici curiosi.

La foto è del fotografo Vincenzo de Pinto.

“Avast” è il vostro album d’esordio che vede la partecipazione di artisti provenienti da diversi paesi delle terre del Mezzogiorno. Al riguardo, quanto Sud c’è nella vostra musica popolare e in “Avast”?

Nella musica che suoniamo, e in particolare in AVAST, c'è molto Sud. Non solo per la nostra estrazione “indigena”, cioè di abitanti di queste terre, ma per l'ascolto e l'assorbimento continuo della tradizione musicale del meridione, sia delle versioni originali che risalgono agli anni Cinquanta/Sessanta, sia delle versioni di riproposta che da più di un decennio sono state presentate da vari gruppi storici.

Nell’ album ci sono ospiti d’ eccezione come Giovannangelo de Gennaro, Nicola Cicerale, Loredana Savino. Come vi hanno arricchiti in qualità di artisti nel viaggio della musica popolare?

Gli amici-artisti che hanno collaborato con noi hanno portato nelle tracce del cd la loro sensibilità musicale e hanno dato il loro contributo emotivo a tutta l'atmosfera che si respira nel disco. Brani come Damme nu ricciu o Ièsciuta all'acqua ne sono un esempio concreto. Confrontarci con loro ha contribuito a rivedere e migliore alcune nostre convinzioni e scelte in merito alle sonorità o agli arrangiamenti. E ciò è stato un bene in termini di crescita e maturazione.

Al vostro progetto “Avast” ha collaborato anche Gianni Gelao, polistrumentista barese (flauti, ciaramella, zampogna, piva, bifara). Quanto è stato prezioso il suo contributo all’album?

Il contributo e la sapienza musicale di Gianni Gelao sono stati fondamentali in quanto egli ha partecipato attivamente alla produzione del cd e alla definizione delle sue atmosfere sonore, intervenendo anche come arrangiatore di alcuni brani. Le sonorità dei suoi strumenti e la sua sensibilità musicale aleggiano in tutti brani del cd.

Nel cd c’è un vostro brano di protesta contro le trivelle dal titolo “Pizzica avvelenata”, presentato alla manifestazione No triv a Bari in occasione del referendum del 2016. La musica popolare ancora oggi può essere considerata uno strumento di lotta e di resistenza?

La musica in generale, come altre forme artistiche, può essere un potente strumento di contestazione e di lotta nei confronti delle storture della nostra società. La musica popolare ha una relazione più diretta con alcuni territori e, quindi, può fare riferimento a problemi e situazioni più circoscritti, ma la sua funzione di 'smascheramento' del potere è forte e diretta.

Il mese prossimo suonerete all’evento “Li Ucci festival” a Cutrofiano nel Salento. Siete stati invitati per essere i vincitori del premio nazionale Folk & World. Come avete accolto la vittoria e come vi apprestate a vivere quest’ esperienza?

Aver vinto il premio speciale de LI UCCI FESTIVAL è per noi una forte conferma della bontà delle scelte musicali fatte al momento di preparare il cd. È un momento felice del nostro percorso musicale e rappresenta un'esperienza importante per noi, soprattutto per il valore che assume il festival dedicato a “Li Ucci“, il famoso gruppo di Cutrofiano che portava in tutta Italia e all'estero gli stornelli, i canti d’amore e di lavoro salentini.

“Li Ucci festival” mira a ricordare i cantori de “Li Ucci”, lo storico gruppo di Cutrofiano custode degli stornelli, canti d’ amore e di lavoro. Ci sono cantori ai quali vi ispirate?

Lungo il nostro percorso ci hanno influenzato diversi cantori tutti strettamente legati al mondo contadino e pastorali tra cui Matteo Salvatore, Tonino Zurlo, oltre ai compianti Cantori di Carpino e agli Ucci stessi.

Prossimi concerti?

Prima delle date di settembre suoneremo a Canosa il 23 e a Rutigliano il 31.