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A proposito dell’inadeguatezza

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Nei giorni scorsi sono stati pubblicati alcuni articoli sugli organi informazione riguardo il commissariamento dell’ARIF.

Al di là di alcune problematiche evidenziate durante la riunione della IV Commissione consiliare su puntuali e circoscritti temi riguardanti la rete irrigua (che comunque si estende per 3500 km e conta alcune centinaia di pozzi) la gran parte delle polemiche ha riguardato le problematiche del personale interno e la relativa poco adeguata gestione dell'Agenzia.

L’ARIF, la più grande agenzia della Regione Puglia, ha come compito istituzionale la gestione dei boschi, l'attività antincendio, l’irrigazione, il monitoraggio della xylella fastidiosa, la difesa dell’ambiente nonché una serie di non trascurabili incombenze che la vedono impegnata giornalmente su tutto il territorio regionale.

E, pur con qualche sbavatura dovuta a diversi fattori non sempre riconducibili all'Agenzia stessa, questa attività di servizio non ha trovato negli ultimi anni grandi detrattori a livello regionale.

Anzi, numerose sono state sul territorio le attestazioni di stima e supporto da parte di enti e privati, che hanno constatato l'impegno delle strutture centrali e periferiche nella soluzione dei vari problemi.  Inutile ripetersi riguardo il ruolo svolto dall'Agenzia sulle problematiche della xylella, che continua ancora, in cui il lavoro dell’Arif è stato determinante per bloccare poco più di 2 anni fa la procedura di infrazione della Commissione europea.

Evidentemente, giusto per fare qualche esempio ma se ne potrebbero fare tanti altri, lavorare negli ultimi due anni con quasi 16 milioni in meno di finanziamenti (74 milioni contro i quasi 90 del periodo 2015/2016) migliorando il servizio,  l’aver adottato un sistema di reclutamento trasparente degli agenti fitosanitari (senza  dover ringraziare nessuno 180 tecnici hanno trovato lavoro), il proporre -  in piena sintonia con la parte politica - di assumere il personale stagionale tramite i Centri per l’impiego (sia pure nel rispetto delle prerogative di quanti hanno già lavorato con l’Agenzia) sono considerati comportamenti poco adeguati. Come è considerato inadeguato il parlare - sempre troppo poco rispetto alle necessità - con le realtà locali, istituzionali e non, unico modo per migliorare il servizio e far sentire vicino la struttura pubblica al cosiddetto “territorio”, alla gente.

Sicuramente impopolare e oscuro è stato, invece, il lavoro svolto per ripulire i bilanci, riportare il personale a dimensioni adeguate, rientrare nei parametri previsti dalle leggi, cosa che permette, come forse i critici che hanno co-gestito l’Arif nel primo quinquennio non sanno, di poter procedere a quelle agognate stabilizzazioni, altrimenti impossibili a norma di legge.

Il Direttore Generale Arif

Domenico Ragno