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Regionali : In Puglia vince Emiliano tra luci e ombre

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di NICO CATALANO

Lunedì scorso, Michele Emiliano con il 48,6 % dei voti è stato riconfermato presidente della Regione Puglia.

L’ex magistrato ha superato di oltre sette punti in percentuale il suo principale avversario, quel Raffaele Fitto già presidente della regione dal 2000 al 2005 e candidato di un centro destra, che dopo diversi anni si presentava in Puglia unito e coeso. Un esito quello pugliese, sino all’ultimo giorno di campagna elettorale tutt’altro che scontato, a causa sia della decisione del M5S, il principale alleato del centro sinistra e del Pd nel governo Conte, di correre inspiegabilmente da solo, così come quella da parte di Matteo Renzi di contrapporre ad Emiliano la candidatura “suicida” di Ivan Scalfarotto.  Dalle elezioni regionali pugliesi emergono diversi spunti di riflessione. Se da un lato queste consultazioni hanno evidenziato la crisi irreversibile che sta attraversando il M5S, così come la fine dell’amore dei pugliesi per Matteo Salvini, dall’altro canto hanno rimarcato la presenza di “presidenzializzazione” della politica, un fenomeno presente ovunque, dal Veneto alla Campania. Figure di “Super Governatori” che contano sempre più dei partiti che li eleggono sia in termini elettorali che nelle azioni decisionali di governo. Una distorsione figlia dalla legge sull’elezione diretta dei presidenti di regione e ultimamente amplificato dall’esposizione mediatica avuta in questi mesi dagli stessi presidenti a causa della gestione dell’emergenza Covid. La dimostrazione di tutto ciò, è il consenso a due cifre che ovunque hanno raccolto le liste civiche di diretta espressione del presidente, in molti casi ben oltre le percentuali raccolte dalle liste dei partiti presenti nelle coalizioni. Inoltre, da una attenta analisi dei risultati elettorali, risulta sempre più evidente la distanza tra il voto numerico, espressione di poteri politici o economici e quel voto reale fatto di persone con le loro storie “raccolto” con passione e idealità. Le poche energie positive e nuove si sono battute in campagna elettorale con estrema dignità ma nulla hanno potuto contro un sistema di potere consolidato, quasi come se i giochi fossero già stati fatti. Complice una legge elettorale regionale pessima, varata durante la presidenza Vendola, caratterizzata tra le tante deformazioni dalla presenza di vergognosi sbarramenti, sia i poteri economici, oggi attratti solo dalla gestione dei finanziamenti pubblici, quindi da tempo disinteressati dal produrre benessere per la collettività e pertanto solo intenti a replicare sé stessi, così come i poteri politici espressione di élite provenienti da partiti ermetici e poco accoglienti quanto voraci di energie da fagocitare in una spietata guerra delle preferenze hanno artatamente creato questo iato. A rimetterci la democrazia, in termini di partecipazione e qualità dell’azione politica perché non è sempre vero che i numeri sono sempre accompagnati dalle buone idee. Tutto questo in un momento storico in cui oltre il 45% dei cittadini non si reca più alle urne. Mentre qualcuno si consola con il bicchiere mezzo pieno, nel avere prolungato quella primavera pugliese che peraltro da tempo a queste latitudini stenta a fare capolino, noi ci auguriamo che nei prossimi cinque anni la classe dirigente pugliese faccia tesoro degli errori commessi, quindi ponga rimedio e risolva le tante vertenze presenti nel territorio regionale nell’interesse della collettività intera.

Fonte della Foto: La Repubblica