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Bari, adolescenti con pistole finte, “giocano” a terrorizzare i clienti di un bar al Libertà

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di NICO CATALANO

Il Libertà è uno dei più popolosi quartieri di Bari, compreso tra corso Italia a sud e il Lungomare Vittorio Veneto a nord,

delimitato ad ovest da via Brigata Regina, ad est da via Manzoni, strada un tempo piena di negozi e luccicanti vetrine oggi purtroppo spente a causa sia della crisi ma anche per l’effetto dei diversi centri commerciali aperti nella prima cinta periurbana della città; il quartiere costruito agli inizi del secolo scorso deve il suo nome al fatto che i primi palazzi edificati presentavano caratteristiche in stile Liberty, con le ringhiere in ferro battuto e decorazioni floreali, per tutto il ventesimo secolo ha subito gli effetti sia di una speculazione edilizia così come dell’urbanizzazione selvaggia, fenomeni nefasti avvenuti in modo particolare dal secondo dopoguerra sino agli anni ottanta;

Oggi quel luogo si presenta come un triste agglomerato di palazzi nel quale asfalto e cemento seguono asfalto e cemento, un posto in cui domina il grigio dei tanti edifici fatiscenti e dove un albero o un prato verde si vedono solo sulle cartoline.

In questo quartiere barese la sera di venerdì scorso tre adolescenti poco più che tredicenni hanno puntato una pistola giocattolo contro la vetrata di un bar in corso Mazzini, terrorizzando clienti e passanti attraverso un “gioco” eseguito con un’arma finta ma con molta determinazione e fierezza scimmiottando così l’atteggiamento di un boss che vuole farsi “rispettare e quindi “comandare”.

Da mesi il Libertà è al centro di un escalation di atti criminali che purtroppo coinvolgono anche i minori, sempre più  vittime degli effetti di quella “globalizzazione della violenza” oggi riprodotta e amplificata dai media, ragazzini che non conoscono altre realtà se non quella delle strade del loro quartiere, perché in questo luogo caratterizzato da un livello di evasione scolastica preoccupante, non c’è nessun centro aggregativo, nessun progetto culturale o iniziativa sportiva che possa catturare il loro interesse e quindi spesso ancora bambini  riproducono i comportamenti dei loro conoscenti e famigliari o peggio ancora pur di mettersi in mostra scelgono la strada sbagliata, commettendo atti vandalici, aggredendo persone e girando armati a tutte le ore del giorno, il modo migliore per farsi notare dai capi delle organizzazioni criminali del rione, infatti sempre più negli ultimi anni tanti di loro, ancora adolescenti vengono utilizzati dalla criminalità organizzata per commettere scippi, rapine o per spacciare droga nel quartiere, tutte attività che portano lauti introiti nelle casse degli stessi clan malavitosi locali.

I residenti conoscono i loro volti e le famiglie a cui appartengono, per questo spesso fanno finta di niente, rassegnati tra la sfiducia e l’omertà, perché sanno bene che reagire potrebbe significare conseguenze ancora più gravi, soprattutto nel caso in cui dovessero intervenire i parenti adulti di questi teppisti in erba;

Nelle contrapposizioni tra inclusi ed esclusi e tra centro e periferie ormai purtroppo presenti in ogni società occidentale, il Libertà rappresenta una periferia nel cuore del centro di Bari, un luogo che paga le conseguenze di decenni di abbandono Istituzionale, di promesse non mantenute, di “straordinari” progetti di integrazione rimasti spesso solo sulla carta e mai realizzati, un grossa fetta della città in cui non ci sono cinema e neanche teatri, dove non si presentano libri ed i servizi pubblici sono insufficienti o peggio inesistenti, dove maggiormente si notano gli effetti deleteri dei tagli al welfare imposti agli enti locali dai vari governi tecnici in nome di quell’austerità tanto cara all’Europa dei tecnocrati, dove la disoccupazione è alle stelle, la mobilità sociale è quasi nulla e l’accesso ai saperi è un lusso per pochi.

Un posto nel quale con l’avvento della “società liquida” e il declino delle varie casematte un tempo rappresentate dalle sezioni dei partiti e dei sindacati, oggi gli unici avamposti di legalità nel quartiere sono rimasti la parrocchia del Redentore dove qualche sacerdote di frontiera si “sporca le mani” e tappa i buchi di un welfare incompleto e alcune decine di coraggiosi docenti isolati in “trincea” e sempre più abbandonati  anche dalle varie istituzioni scolastiche.

Il Libertà non ha bisogno di altre promesse, inutili slogan o stucchevole propaganda istituzionale e neanche di misure repressive, della presenza dell’esercito o delle “tanto invocate” telecamere diffuse,  come tutte le periferie fisiche e umane di quest’epoca contrassegnata da forti diseguaglianze sociali anche il Libertà per risolvere i suoi problemi ha bisogno di riprendersi i tanti diritti negati: il diritto di essere bambini ed avere una infanzia serena, di essere adolescenti ed accedere ai saperi, di frequentare una scuola con aule pulite e confortevoli, aperta anche il pomeriggio per studiare, incontrarsi e socializzare, il diritto ad essere genitori, di avere un lavoro stabile e non precario, di abitare in luoghi decorosi e non in camere fatiscenti, umide ed insicure, di avere trasporti e servizi sociosanitari pubblici efficienti e puntuali, di avere degli spazi pubblici di socializzazione per ragazzi, bambini ed anziani  tutto questo assieme al diritto di pretendere dalla politica, dalle Istituzioni, dai media, dai tanti benpensanti e da tutti coloro che spesso “parlano e scrivono” senza conoscere la realtà di assumersi le proprie  responsabilità  e magari adoperarsi in concreto per trasformare quei luoghi in posti a misura di essere umano.