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In Italia pagare le tasse non è mai stato un dovere!

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di NICO CATALANO

Secondo i dati emersi ultimamente grazie a diverse inchieste giornalistiche, nel nostro Paese si riscuote appena l’1,3 per cento del carico fiscale affidato ai vari organismi esattori, contro una media OCSE ( Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) pari al 17,1 per cento;  questa cattiva prassi tutta Italiana del “non pagare le tasse” è talmente diffusa nel corpo della società italiana che addirittura aumenta anno dopo anno, ad esempio se nel 2012 il totale evaso in euro nel bel Paese era di 107,6 miliardi di conseguenza  nel 2014 si è registrato un totale di 111,7 di miliardi euro tolti al fisco  e purtroppo anche il futuro sembra non discostarsi molto da questo vergognoso andamento, come dimostrano proprio i dati parziali riferiti all’anno 2015 contenuti nella nota di aggiornamento al Def (documento economico e finanziario)  numeri che evidenziano certamente un lieve calo dell’evasione fiscale ma anche mostrano impietosamente come  nel lungo periodo nessun cambio sostanziale si intravede in merito, difatti se il calo dei fenomeni evasivi previsto  risulterebbe in soldoni di circa 4 miliardi di euro, ci riporterebbe ai valori di evasione del 2012  già peraltro molto alta,  senza tenere conto che la stessa evasione sarebbe stata persino superiore se a tutto questo venisse associato il mancato introito dell’Irpef per i lavoratori dipendenti assunti con forme contrattuali in modo non  regolare, fenomeno diffusissimo, illegale e incivile che purtroppo nel 2014 ha registrato un mancato introito per la collettività pari a 5,1 miliardi di euro.


Ma la conferma che viviamo in una Nazione in cui il pagare le tasse non fa parte di quei valori cardine di convivenza civile arriva dal dato dell’evasione dell’ Irpef da parte del lavoro autonomo, una vera e propria prassi malsana che ha raggiunto nel 2014 un impressionante 59,4 per cento e precisamente diviso in un 3,5 per cento di essa che non viene affatto versata ed un 55,9 per cento che non viene addirittura neppure dichiarata, un quadro questo da cui è facile dedurre che entrano nelle casse pubbliche solo quattro euro su dieci delle imposte sul reddito dovute da chi esercita un'attività non dipendente, ovvero una cifra vicina ai trenta miliardi di questa imposta non viene riscossa dallo Stato e tolta alle esigenze della collettività.

Stessa situazione si registra  per quanto riguarda il pagamento dell’iva, alcune settimane fa in sede di Unione Europea  è stata diffusa e pubblicata la notizia che il nostro Paese detiene il record Comunitario per l’evasione di questa imposta, infatti il differenziale fra l'Iva dovuta e quella effettivamente pagata sfiora il 30 per cento, fenomeno vergognoso che significa altri 40 miliardi purtroppo sfumati per le casse del Paese, una somma questa che rappresenta un quarto dell’evasione iva dell’intera Unione Europea, un record negativo di cui non bisogna certo essere fieri.

A tutto ciò se si aggiungono sia l’alta evasione sui redditi di impresa, così come dell’irap e dei contributi previdenziali si raggiunge una cifra enorme di imposte non pagate, forse un caso unico al mondo, a dimostrazione che siamo un popolo di evasori, basti pensare che nel 2016 ben 21 milioni di nostri connazionali avevano aperta una pendenza con Equitalia, nella metà dei casi addirittura con un contenzioso che non superava neanche i mille euro. Tante le cause di questa storica avversione degli italiani per le tasse, oggetto persino di proverbi, detti popolari, di rappresentazioni teatrali e sceneggiature cinematografiche, un comportamento che è stato sempre assecondato dalla politica, che negli anni ha colpevolmente invogliato ad evadere e mai educato i cittadini a fare il contrario, basti pensare che dall'unità d'Italia a oggi si possono annoverare ben ottanta condoni fiscali approvati e permessi sotto varie forme, tra questi anche la recente rottamazione delle cartelle esattoriali, questa cattiva consuetudine diffusa e molto spesso approvata da tanti  è anche dovuta al fatto che in Italia l'imposizione fiscale è veramente per tutti troppo pesante, specie per i ceti medio piccoli, così come anche recepita come un esborso monetario inutile perché compensato con una scarsa  qualità dei servizi offerti ai cittadini italiani, dalla pessima qualità della sanità offerta dal pubblico, ai trasporti pubblici da decenni in stato vergognoso sino ad un sistema scolastico e universitario, settore che da tempo registra l’assenza di serie politiche di investimento,  inoltre alla crescente evasione contribuisce un sistema pubblico di riscossione fortemente burocratico, inefficiente e a volte schizzofrenico ad esempio al punto da imporre a chi vuol pagare le tasse rateizzandole un interesse di dilazione pari al 4,50 per cento, addirittura più alto rispetto a quello di mora a carico di chi le imposte non le paga affatto: 3,50 questo semplicemente perché quei tassi sono fissati da due leggi diverse, leggi che la politica ancora non provvede a renderle coerenti l’una con l’altra. Tutto questo non giustifica sia i tanti cittadini che non pagando le tasse si sottraggono ai propri obblighi verso la collettività e neanche la politica che spesso per una pura questione di  rincorsa al consenso fine a se stesso  giustifica tali comportamenti, con cento miliardi di entrate in più, pari alla cifra sottratta al fisco ultimamente del complesso degli evasori italiani, uno Stato potrebbe mettere in sicurezza l’intero patrimonio edilizio, prevenire il dissesto idrogeologico presente nei nostri territori,  coprire la spesa sanitaria per un anno, permettere a tutti un sistema scolastico e universitario gratuito ed efficiente o anche diminuire il peso fiscale per i redditi bassi, ogni tanto quando urliamo contro le tasse, i politici e lo Stato pensiamoci e magari se facessimo queste proteste davanti ad uno specchio  non sarebbe affatto male.