Il SudEst

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La scelta di morire

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di LAVINIA ORLANDO

 

Il muro contro il quale ho continuato per anni a battermi è più alto che mai e continua a negarmi il diritto ad un'assistenza adeguata...

 

 

Dopo la visita dell'assessore, ho presentato alla Regione la richiesta di accedere ai fondi straordinari appositi previsti dalla dgr 1177/2011. La Commissione di valutazione regionale però per ben due volte ha risposto picche, ha ritenuto non idoneo il progetto presentato dal mio Comune a sostegno del sottoscritto, nonostante le valutazioni e i pareri favorevoli dell'ULSS, dell'assistente sociale e del Comune stesso. Avrei potuto fare ricorso al TAR, ma ormai ero deluso, stanco, sfinito dalle mille, quotidiane difficoltà...Perché è così difficile capire i bisogni di tante persone in situazione di gravità, perché questa diffidenza degli amministratori, questo nascondersi sempre dietro l'alibi delle ristrettezze finanziarie, anche quando basterebbe poco, in fondo, per dare più respiro, lenimento, dignità?...Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull'accompagnamento alla morte volontaria (ad esempio, come accade in Svizzera), perché fino all'ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità...Ora è arrivato il momento. Porto con me l'amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa scuotere un po' di coscienze ed essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario”.

I passi riportati sono tratti da uno scritto molto più lungo, a firma di Loris Bertocco, cinquantanovenne veneto, rimasto paralizzato a causa di un incidente stradale verificatosi nel 1977, inviato al quotidiano “Repubblica”, esattamente il giorno prima di procedere con il suicidio assistito in Svizzera.

Le parole dell'uomo non rappresentano il mero racconto di vita di una persona colpita, sicuramente più di tante altre, dalla sfortuna. Sarebbe più opportuno definire tale scritto come una sequenza di veri e propri macigni, con cui la politica nostrana – o, perlomeno, quella parte di politica dotata di un animo – non può che fare i conti.

La valenza delle parole dell'uomo è duplice, andando a toccare due tra gli aspetti più dolorosi, eppure sovente dimenticati dalle istituzioni, che possono riguardare la vita umana, ai quali la politica che pretende di essere definita tale non può continuare a non fornire risposta.

La narrazione riapre innanzitutto il dibattito pubblico su di una questione, quella del fine vita, su cui si torna periodicamente ogniqualvolta diventino di dominio pubblico scelte come quella di Bertocco, per poi cadere nuovamente nel dimenticatoio del Parlamento e dei dibattiti italiani.

C'è tuttavia un'ulteriore componente, che non era mai venuta in luce in alcuno dei casi noti legati alla scelta di porre fine volontariamente alla vita ed è l'aspetto che più dovrebbe far riflettere chi di competenza: la decisione di farla finita, utilizzando un'espressione sicuramente brutale ed estremamente riassuntiva, ma pienamente rispondente alla vicenda verificatasi, è legata fortemente non tanto alla situazione di disabilità, quanto piuttosto all'incapacità delle istituzioni preposte a far fronte alle difficili esigenze di chi si ritrova inchiodato su di una sedia a rotelle.

Entrambe le componenti - mancanza di volontà nell'andare a normare intorno ad una materia su cui si continua a nicchiare ed insufficiente attenzione a fronte di evidenti bisogni sociali – sono poste alla base della decisione, sicuramente dolorosa, di recarsi in Svizzera e di togliersi legalmente la vita.

Ecco perché il dibattito politico dovrebbe vertere non solo sull'approvazione di una legge sul fine vita, ma anche sulla necessità di incrementare gli ausili, economici e non, a favore di donne e uomini che, per evidenti ragioni, non possono condurre una vita ordinaria e che si ritrovano a combattere con lo stravolgimento non solo dell'esistenza individuale ma anche di quella dei propri cari.

L'auspicio è che la lunga e difficile esistenza di Loris e, sopratutto, la sua morte non restino mere note di cronaca e che la politica, finalmente, risponda in forma autorevole, senza condizionamenti di alcuna sorta e senza do ut des da riconoscere ai differenti potentati che, come veri e propri burattinai, muovono le scelte della politica nostrana.