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CEI: 2016 il bel Paese in Fuga

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di NICO CATALANO

L’Italia è tornato un Paese di emigranti, è quanto riportato dal rapporto “Italiani nel mondo 2017” redatto dalla Fondazione Migrantes della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) e pubblicato in settimana dai principali quotidiani del nostro Paese.


Dopo circa tre decenni il bel Paese è tornato un posto da cui emigrare, non solo un approdo per i tanti migranti in fuga dai luoghi di origine a causa di carestie e guerre, sempre più nostri connazionali vanno oltreconfine e chiedono la residenza all’estero ma la cosa che dovrebbe preoccupare coloro che hanno la presunzione di fare politica e che vanno via dall’Italia soprattutto i giovani, infatti nel 2016 sono stati circa 48.000 i cittadini italiani con un età compresa tra i 18 ed i 34 anni  che hanno lasciato la nostra Nazione per cercare un futuro migliore all’estero, facendo registrare per questa fascia di età addirittura un aumento del 23,3 per cento rispetto al precedente anno.

Secondo il rapporto dei Vescovi Italiani è di quasi cinque milioni i nostri il numero totale dei connazionali iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) che vivono oltre i confini , dove nell’ultimo anno si sono recati  in circa 124 mila, ben il 15,4 per cento in più rispetto al 2015;

diverse sono le destinazioni, ma è principalmente il Regno Unito ad attrarre i nostri nuovi “migranti” infatti la nazione d’oltremanica  ha accolto nel 2016 circa 28.000 italiani, oltre il 23  per cento dei nostri concittadini che hanno lasciato il nostro Paese nell’ultimo anno, seguono la Germania, la Svizzera, la Francia, gli Stati Uniti e la Spagna, oltre a queste mete tradizionali emergono  quelle più recenti come Cina, Russia e  Romania, così come si registra una nuova propensione a migrare verso gli Emirati Arabi Uniti con un aumento, in questi ultimi anni, attorno al 20%.
Le aree geografiche della nostra penisola da dove si parte sono rappresentate tutte in modo uniforme, infatti se resta una marcata preponderanza dell’origine meridionale degli iscritti all'Aire, emerge sempre più in questo ultimo periodo un forte flusso migratorio proveniente anche dal centro e dal nord Italia, basti pensare che nel 2016 la Lombardia risulta la prima regione italiana per migrazioni in uscita con oltre 20.389 cittadini che sono andati all’estero, seguita da Sicilia, Veneto, Lazio e Piemonte, un dato questo che negli ultimi tre anni, ha interessato soprattutto i giovani con un medio alto livello di istruzione, i quali si sono recati all’estero, costretti per ovviare alle difficoltà occupazionali e di realizzazione spesso incontrate in Italia.

Una fuga  che rappresenta una voglia di riscatto da un Paese che non ha mai seriamente sconfitto l’elevata burocrazia, il nepotismo, la scarsa meritocrazia e la mediocrità imperante, dove ancora oggi per un giovane laureato magari con lode e master le uniche occasioni di lavoro sono rappresentate  dal precariato sottopagato o da un lavoro nero e senza sicurezza, una Nazione dove costruirsi una famiglia è un sogno ed avere un figlio spesso è una chimera.

Un vero e proprio esodo che rappresenta la sconfitta della politica Italiana, per quella degli ultimi due decenni rappresentata dai centro destra e dai centro sinistra, per i governi dei “professori della Bocconi”  ma soprattutto per i  “rottamatori” di questi ultimi anni capaci solo di produrre leggi che si sono rivelate solo dei futili slogan e nulla più : dallo Jobs  act  alla buona scuola, allo sblocca Italia, fallimenti che hanno riportato il Paese nel medio evo in materia dei diritti generando disoccupazione, precarietà e insicurezza soprattutto per le giovani generazioni.

In un momento storico in cui nel nostro Paese il dibattito politico è ormai  ridotto  in uno scontro sempre più mediocre e privo di visione strategica  tra “riformisti” cultori dello slogan facile e populisti urlatori inconcludenti sarebbe il caso che la politica comprendesse una buona volta che un Paese che costringe i suoi cervelli migliori a migrare all’estero per costruirsi un futuro è un luogo senza futuro.