Il SudEst

Saturday
Nov 18th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Archivio articoli

Un autunno caldissimo: 70 piazze e un’occupazione

Email Stampa PDF

di MARCO SPAGNUOLO

La scorsa settimana, nella giornata di venerdì 13 ottobre, 70 sono state le piazze che in tutta Italia hanno manifestato contro l’alternanza scuola-lavoro. Da Bari a Torino, da Milano a Catania, gli studenti italiani, talvolta insieme a partiti e sindacati, hanno organizzato cortei, sit-in e “blitz” in luoghi simbolici delle loro città. Ma le mobilitazioni sono proseguite fino a questa settimana, e si pensa anche oltre, sconfinando anche nelle occupazioni (come il caso del liceo Virgilio di Roma). L’alternanza scuola-lavoro non è nuova nel mondo della scuola, quanto invece non lo è il carattere che è venuta assumendo nella legge 107/15, presentata con il nome “Buona scuola” dal governo Renzi, e continuamente in via di modifica. Infatti, uno dei caratteri che inaspriscono tale attività – nata come parte del piano di offerta formativa delle scuole – è l’ormai obbligatorietà, che di fatto sta producendo numerosi mal di pancia. L’obbligo di frequentazione, partito due anni fa, ha sottratto prezioso tempo che, invece, sarebbe stato utilizzato normalmente come tempo di studio e di presenza scolastica: spesso, infatti, le ore di alternanza si sono sovrapposte a quelle delle regolari lezioni. Tale disfunzionalità e incompatibilità teorica e organizzativa, tra attività di saperi pratici e saperi teorici, sarà messa al banco l’anno prossimo, cioè nelle sedi di esame per le quinte dell’anno scolastico 2018/2019. Dunque, la protesta degli studenti ha questi come primi due motivi: l’obbligatorietà priva lo studente del tempo di studiare, e quindi di esercitare la propria personalità; molte volte i percorsi sono “fantasma” e non producono arricchimento, quindi questo punirà unicamente i singoli studenti in sede d’esame, che si vedranno sprovvisti di motivi e strumenti per sviscerare i progetti di alternanza.

 


 

Questa, tuttavia, è solo la punta dell’iceberg: a preoccupare maggiormente il mondo della scuola è l’aura di sfruttamento che gravita attorno all’alternanza. Innumerevoli i casi in cui i percorsi e le attività non sono compatibili con l’indirizzo del proprio liceo o istituto di appartenenza; molteplici, purtroppo, i casi di molestie a ragazze sui luoghi di lavoro convenzionati dalle istituzioni; e un caso di lesione, non gravissima, di uno studente a La Spezia, durante l’orario di alternanza, poiché a guida di un mezzo senza patente e senza assicurazione corrispondente. Dunque, il quadro di questo secondo anno è quello di assenze di assistenze, di sfruttamento deliberato e legale – e spesso strumento di ricatto da parte dei datori di lavoro nei confronti dei propri lavoratori - , di reiterazione di violenze sessuali e di mancato rispetto della persona di migliaia di studenti.

Tutti questi motivi, poi, hanno indotto gli studenti a chiedere il ritorno a una scelta condivisa e facoltativa dei percorsi nei licei, e di un abbassamento radicale delle ore impiegate negli istituti tecnici. Dati alla mano, se i licei intraprendono 200 ore in queste attività, gli istituti ne impiegano addirittura il doppio, fino all’ammontare di 400 ore l’anno. Centinaia di milioni di ore di lavoro gratuito che, in maniera totalmente illogica, lo stato paga ad aziende e multinazionali (tra cui Mc Donald’s e Zara), attraverso sgravi fiscali.