Il SudEst

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La malafede dei media colpisce anche i detenuti

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di CARMELA BLANDINI

 

La malafede è qualcosa di subdolo che viene usata spesso dai media per dare notizie tendenziose

 

 

 

e sostenere le loro opinioni politiche, cioè notizie che in fondo sono vere ma vengono rivisitate aggiungendo o cambiando alcune parole con l’intento, quasi sempre subdolo, di sobillare i cervelli poco accorti.

La malafede dovrebbe sempre farci rabbrividire perché, quando viene usata da certi giornalisti, che hanno la possibilità di parlare ad un pubblico vasto specialmente in tv o su internet, può provocare danni irreparabili nel tessuto sociale diffondendo  idee sbagliate.

Sull’aumento di stipendio, giustissimo e sacrosanto, che sarà concesso ai detenuti che lavorano in carcere, soltanto  il 30% in più e non per tutti perchè  dipende dal tipo di lavoro svolto, alcuni giornali di Destra, con il loro approccio di profonda cattiveria a livello umano e con un’aurea vagamente fascista,  stanno sbandierando la  notizia usando la parola “praticamente”. Vediamo scritto, dunque,  che “praticamente un detenuto avrà lo stesso stipendio di un agente penitenziario, anche se il detenuto ha vitto e alloggio gratis”…Questa notizia  non solo è data male, ma del tutto distorta.

Un detenuto parte da uno stipendio bassissimo, in genere si arriva massimo ad una media 300 euro con le tasse trattenute alla fonte, un detenuto non viene pagato quando perde la giornata di lavoro (per qualunque motivo, sia anche la malattia, o perché lo trasportano in tribunale per un processo ecc.), un detenuto non lavora sempre perché non esistono delle  carceri dove c’è il lavoro per tutti ma  nelle carceri si lavora qualche mese ciascuno a rotazione, un detenuto fa lavori che un agente penitenziario non farebbe mai e pulisce anche i  bagni degli agenti, il lavoro dei detenuti viene spesso sanzionato con multe peggio che in una fabbrica ed è sempre molto stancante e fatto con macchinari obsoleti.

Pensiamo inoltre che, nella maggior parte dei casi, i detenuti hanno fuori la famiglia, e spesso hanno molti figli e la moglie senza lavoro alla quale devono mandare tutti i soldi che possono per farli mangiare. Riguardo al vitto dei detenuti, che nessun giornalista assaggerebbe perché è cucinato solo con le merci che passa lo Stato, serve appena per sostenere il corpo per la sopravvivenza, il vitto cucinato con poco olio e poco sale e senza altri condimenti non credo proprio che piacerebbe a chi sta fuori, “libero” di scegliersi il ristorante migliore perché guadagna soldi scrivendo sui giornali. L’alloggio, invece, è una stanza che quasi sempre va divisa con altre persone, chiunque siano, e non è mai una bella stanza, potrebbe anche essere troppo piccola o enorme con tante persone, ammuffita e col  tetto bucato dal quale piove.

Ma poi, se vogliamo paragonare lo stipendio dei detenuti, anche con il piccolo aumento, allo stipendio degli agenti penitenziari, pur senza rinnovo di contratto e senza lo straordinario che ormai, agli agenti,  non viene più pagato, proprio perché è stato  strapagato per anni, siamo davvero nel campo del “praticamente” falso,  perché mai potremmo dire che, nell’annualità, il reddito  evidenziato nel  CUD possa diventare uguale e gli “zeri” della cifra finale sono molto diversi.

In ultimo vorrei  che si sapesse una volta per tutte che  in carcere non si sta “allegramente” e  gratis. A quasi tutti i detenuti, quando escono dal carcere e tornano liberi, viene richiesto il rimborso  di vitto e alloggio in carcere, se non hanno lavorato e non se lo sono già pagato durante la detenzione con le trattenute dallo stipendio.

I criminali sono persone che vanno punite con la detenzione, ma quando si trovano in carcere vuol dire che scontano la loro pena con la perdita della libertà. Un paese civile deve sempre trattare i suoi detenuti in modo adeguato e civile. In ultimo ricordiamoci che in carcere non ci soltanto grandi criminali, quelli vanno trattati secondo altre leggi e altre norme,  ma ci sono anche tante persone normali come tutti noi, che hanno avuto una vita veramente sfortunata che li ha indotti a fare solo uno sbaglio.