Il SudEst

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Caporetto, 24 ottobre 1917

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di MARIO GIANFRATE

Le ragioni di una disfatta

“L’urto nemico ci trova saldi e preparati”. Così recita, un po’ enfaticamente, il Bollettino di Guerra del Comando Supremo, datato 24 ottobre 1917.

In realtà, mentre i vertici militari che, evidentemente, non hanno ancora cognizione di quanto accade, solennizzano una inesistente e granitica difesa agli attacchi austro-ungarici, l’esercito nemico ha già sfondato il fronte e s’inoltra, come una lama nel burro, nel suolo italiano. Sbandati dall’improvviso affondo degli avversari, i soldati ripiegano in ritirata, gettando via le armi nel tentativo di salvare la pelle.

Caporetto rappresenta una pagina tutt’ora oscura e scomoda che evidenzia – e su questo concorda ormai la storiografia – l’inettitudine dei comandi italiani, la loro sottovalutazione dell’attacco austriaco e la stessa incapacità di porvi rimedio: mentre le truppe imperiali scompaginano la debole barriera della difesa italiana – stranamente le nostre batterie restano mute – il generale Badoglio non si riesce a rintracciare perché, pare, è al cinematografo con una avvenente signora, mentre l’altro generale, Capello, si fa ricoverare d’urgenza in un ospedale di Padova.

Capro espiatorio della disfatta diventano i socialisti di cui è ben nota la posizione pacifista e per la neutralità dell’Italia dal conflitto che sconvolge l’Europa. La loro propaganda alla quale vertici governativi e militari attribuiscono la responsabilità della disfatta che può essere decisiva per le sorti della guerra, sarebbe alla base della protesta dei fanti contadini, qualificata come “sciopero dei soldati”.

Il goffo tentativo di mascherare le vere ragioni di Caporetto, non reggerà per lungo tempo perché è assodato che la protesta è la conseguenza e non l’effetto della disfatta. Motivazioni che d’altra parte vanno ricercate nel regime di rigida severità imposto alle truppe da Cadorna, alla sua spietata strategia guerresca che non si fa scrupolo di mandare al macello giovani vite umane in improbabili assalti alla baionetta e alla decimazione di interi reparti e di tutti coloro che manifestano paura “in faccia al nemico”, e che, umanamente, tentano di schivare proiettili imboscandosi o disertando.

Saranno a centinaia i soldati italiani fucilati dai plotoni di esecuzione, a scopo intimidatorio, voluti dalla disciplina di Cadorna.

Se a ciò si aggiunge il malcontento dei fanti contadini ai quali vengono negati i permessi per i lavori da effettuare nei campi, unico sostentamento per la sopravvivenza delle proprie famiglie, il quadro appare abbastanza sufficientemente chiaro per comprendere il clima nel quale si sviluppa la disfatta di Caporetto.

Per coprire le responsabilità dei vertici militari, si ricorre allora alla confezione della teoria del “complotto”, dello “sciopero militare”, dell’effetto devastante della propaganda pacifista condotta dal partito socialista mentre nei confronti dei soldati fatti prigionieri dagli austriaci viene assunto un atteggiamento a dir poco raccapricciante.

Uno studio encomiabile della Procacci su quest’ultimo aspetto, rileva che, sui trecentomila catturati durante il ripiegamento e internati nei campi di concentramento, cade l’accusa di tradimento, con le conseguenze che vedremo.

Nei loro confronti, infatti, vengono adottati provvedimenti in aperta violazione finanche delle convenzioni internazionali sui trattamenti riservati ai prigionieri di guerra: i pacchi viveri che le famiglie inviano ai loro congiunti internati vengono trattenuti per ordini del governo; marchiati come traditori, i prigionieri di Caporetto non hanno diritto a ricevere alimenti dall’Italia e che, considerate le condizioni di carenza di cibo e la fame diffusa, in cui versano gli stessi prigionieri, costituiscono una fonte decisivo per la loro sopravvivenza.

Saranno oltre centomila i soldati italiani etichettati come “i soldati di Caporetto” – rinchiusi in gran parte nei campi di Mauthausen e Theresienstadt – che moriranno per gli stenti e la fame, dimenticati e abbandonati al loro tragico destino.

 


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