Il SudEst

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La banalità del male e il sorriso pulito di Anna Frank

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di MICHELE PETTINATO

La banalità del male, la pericolosa cultura dell’oblio e la sensazione forte che persino il concetto stesso di umanità stia lentamente venendo meno.

 

 

 

Sono proprio queste le sensazioni che si provano nel vedere e commentare l’ignobile atto di alcuni pseudo tifosi che hanno offeso la memoria di Anna Frank. Questa orribile vicenda, ci dimostra di cosa possa essere capace il cuore degli uomini quando si svuota di memoria, di cultura e di rispetto.

Mai, come in questi giorni, è tornato ad interrogarci quel concetto di “banalità del male” già oggetto di studio della scrittrice e filosofa tedesca Hannah Arendt che raccolse in un libro il racconto dei dibattimenti processuali di Adolf Eichmann, uno dei principali esecutori materiali dell’olocausto. In quell’opera, emerge l’abisso in cui può sprofondare l’intelligenza umana quando si trasforma in mera esecuzione di ordini, così come Eichmann aveva fatto nell’eseguire senza pietà gli ordini ricevuti. E’ il declino definitivo della ragione, del cuore stesso dell’uomo che porta dentro di sé l’istinto alla vita.

Il concetto di banalità del male, così come lo aveva inteso la Arendt, lo si ritrova nell’insulto alla memoria di Anna Frank. E’ il pericoloso e sistematico vuoto di memoria, sempre più diffuso. E’ la cattiveria che ha portato alcuni giovani a vestire con la maglia di una squadra avversaria il sorriso innocente di una bambina vittima del nazismo. E’ l’ignoranza che diventa regola di vita e che sotterra senza ritegno gli insegnamenti che la storia ci ha lasciato in eredità. E’ lo squallido mondo del calcio, non nuovo a queste orrende ostentazioni di una destra estrema che serpeggia tra giovani praticamente disadattati rispetto al concetto stesso di civiltà.

Tutto questo, oggi, sta diventando la normalità, proprio come quella di Eichmann nell’eseguire gli ordini dell’olocausto. E’ il tentativo di svuotare la memoria degli uomini, quella delle vittime del nazismo, che andrebbe invece tramandata con forza ai più giovani, a cominciare dai contesti scolastici.

Proprio questi ragazzi, quelli che oggi frequentano le scuole, riguardino allora il sorriso innocente e pulito di quella ragazza che affrontò e vide con gli occhi il male, sappiano inchinarsi ed emozionarsi dinanzi a quel coraggio, sappiano anche ribellarsi ad una società che li sta illudendo con le promesse vuote di un consumismo sempre più globale. Soprattutto, sappiano tenere lontana quella banalità del male che annienta e cancella ogni barlume di identità umana.

 


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