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Lezioni di comportamento da un giornalista?

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di VALERIA BRUCCOLA

No, grazie!


Capita anche questo, che un caso di aggressione a scuola diventi oggetto di un video “virale” sui social e che illustri giornalisti, si preoccupino di commentare, non tanto l'episodio in sé, quanto uno dei soggetti interessati dall'increscioso episodio, successo in un Istituto della provincia di Modena dove uno studente ha lanciato il cestino delle cartacce contro la propria docente durante una lezione, il tutto filmato e diffuso in rete da una compagna di classe.

Il soggetto sotto la lente di ingrandimento non è, nel commento di un noto giornalista del Corriere della Sera, il “teppista” attore del gesto violento ma la docente, alla quale, in linea con la peggiore delle propagande di discredito contro i docenti italiani, sono arrivate parole dure, giudizi pesanti e considerazioni gravissime. Ciò che è stato peggio, poi, è che il noto “giornalista” sì è prodigato a dispensare i suoi pessimi giudizi, ammantati dall'autorevolezza che, viene da dire purtroppo, vanta certa stampa, immediatamente dopo la circolazione del video amatoriale, senza attendere il tempo sufficiente che i fatti fossero ricostruiti con chiarezza e senza contestualizzare la reazione della docente, diventata un vero e proprio bersaglio mediatico. Nel video, infatti, la docente colpita dal cestino sembra non reagire alla provocazione, almeno nei pochi secondi del video stesso. Ecco quindi che il grande Gramellini non si risparmia in giudizi definendo la professoressa come inerte, passiva ed aggiungendo che tale passività vorrebbe fosse “dimostrazione sublime di autocontrollo” ma, quasi dispiaciuto, ipotizza ci sia dietro solo rassegnazione “contro forze soverchianti”. Verrebbe da dire che dietro le parole del giornalista, che parla ripetutamente di inerzia e di “resa”, ci sia tanta umanità, addirittura empatia, un trasporto che sembra concludersi con l'abbraccio ideale che vorrebbe dare alla docente. Invece, l'aria passiva e succube che in modo ridondante Gramellini sottolinea, fa veramente pensare a quanta superficialità e qualunquismo accompagnino commenti, opinioni e notizie intorno ai temi della scuola. Siccome di scuola si parla tanto, in questi ultimi anni, tutti si sentono autorizzati a parlarne, con la stessa presunta autorevolezza che serpeggia in politica. Invece, oltre all'estraneità rispetto a ruoli, metodi, dinamiche, oneri, obblighi, limiti, linguaggi, ecc., nel commento di Gramellini e, forse, di tanti altri in altrettante altre occasioni, è evidente la frettolosa voglia di dire la propria, senza nemmeno attendere che gli attori principali, nello specifico la docente interessata e il dirigente scolastico, potessero raccontare cosa realmente sia accaduto e quali misure siano state adottate, nonché cosa ci fosse dietro quei pochi secondi “virali” estrapolati da un contesto, una realtà familiare difficile, manifestata soprattutto dal comportamento di alcuni studenti, nota all'Istituto scolastico e molte volte affrontata con professionalità e fermezza, come in questa occasione. Si sa che spesso le scuole sono al centro di questioni che vedono da un lato ragazzi “problematici” e docenti “indifesi”, ma questa non è che la punta di un iceberg, costituito dall'enorme carico che la scuola deve sostenere nella sua funzione istituzione preposta alla formazione, all'istruzione ma anche all'enorme valenza in campo sociale, specie nelle aree più complesse o degradate del Paese. In realtà, Gramellini lascia intravedere di essere al corrente di altri episodi analoghi e delle denunce conseguenti ma, con una leggerezza che pesa più di un macigno, ipotizza che saranno destinate ad “evaporare nel consueto pasticcio perdonista”. Dietro alle sue parole, quindi, si possono scorgere il dito puntato di chi si sente dalla parte del giusto, di chi saprebbe come affrontare con significativa determinazione il grave problema, ma anche l'incapacità di attribuire alla scuola il suo giusto ruolo sociale e istituzionale che la rende obbligata ad assumere in ogni sua forma il ruolo educativo che le è stato conferito. Le scuole non sono il luogo delle punizioni esemplari, nemmeno dell'espulsione o della marginalizzazione. Non sono caserme, né tribunali. La scuola deve poter sapere gestire le cose a suo modo, senza che dall'esterno la società civile, di cui lo stesso Gramellini si sente probabilmente portavoce, la percepisca come estranea a se stessa, rappresentandola come un luogo dove non ci si sa comportare come si conviene. Questo atteggiamento, insopportabile per chi come me nella scuola vive e lavora, deriva probabilmente da quella brutta politica che si è affermata in questi anni, che bacchetta e dà lezioni e che ha dipinto i docenti come fannulloni, incapaci, deboli.

Mi sento di poter dire che la scuola si è ampiamente scocciata di lezioni dall'alto e dal basso e che degli “abbracci virtuali” non sa che farsene. Sarebbe meglio una sana e completa informazione, in luogo di inutili e continui giudizi.