Il SudEst

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Sicilia, caput Italiae

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di LAVINIA ORLANDO

Nello Musumeci per il Centrodestra (in coalizione unitaria vecchio stampo, composta da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia); Fabrizio Micari per il Centrosinistra (in coalizione “nuovo stampo”, composta da Partito Democratico ed Alleanza Popolare);

 

 

Giancarlo Cancelleri per il Movimento Cinque Stelle; Claudio Fava per la sinistra (a capo di una coalizione dal nome molto evocativo, “Cento Passi per la Sicilia”); Roberto La Rosa per il Movimento “Siciliani Liberi”.

Sono questi i cinque candidati al governo della Regione Sicilia, per elezioni, che si terranno il 5 novembre, molto importanti, e non solo perché la Sicilia è grande, ha alta densità abitativa e concentra al suo interno, elevate al quadrato, una serie di questioni estendibili, per similitudine, all'intero Paese (basti pensare agli sprechi nella Pubblica Amministrazione ed all'enorme diaspora, soprattutto giovanile, al di là delle solite problematiche mafiose, pure estremamente rilevanti, visto che siamo ben lontani dell'aver estirpato tale piaga nazionale). Le regionali siciliani hanno valenza anche e soprattutto perché si tratta dell'ultima tornata prima delle elezioni politiche del prossimo anno.

Mutatis mutandis, l'isola rappresenta un chiaro spaccato delle futuribili scelte politiche nazionali, soprattutto in tema di alleanze. Si parte con una sinistra che si presenta chiaramente separata dal Partito Democratico, a sua volta abbracciato all'immancabile Angelino Alfano. Tale bipartizione viene, come sempre in questi casi, accompagnata dalla solita litania per cui il Pd potrebbe fare cilecca proprio a causa della classica sinistra “settaria e comunista” che lo avrebbe abbandonato. Peccato che tale visione non tenga conto del rovescio della medaglia, per cui questo c.d. regalo alla destra potrebbe essere stato confezionato proprio dal medesimo Partito Democratico a causa di alleanze che continuano ad essere discutibili (alzi la mano chi ha il coraggio di affermare che Alfano posa essere considerato di sinistra). C'è poi il centrodestra che torna unito, con trazione non più solamente berlusconiana, vista la presenza ormai forte di Matteo Salvini e nonostante una campagna elettorale che ha portato i tre leader della destra italiana, Berlusconi, l'appena nominato Salvini e la Meloni, a viaggiare talvolta separati.

Il medesimo centrodestra, tuttavia, porta con sé vecchie problematiche mai risolte: nonostante un candidato Governatore immacolato (Musumeci è uno stimato membro dell'Antimafia), spiccano gli strani individui in suo sostegno. Sotto questo punto di vista non basta avere un certificato antimafia lindo, rilevando, al riguardo, altri comportamenti, allusivi e collusivi, politicamente molto rilevanti. Ed è davvero vergognoso che Musumeci, pur ammettendo la presenza di tanti impresentabili all'interno delle liste che lo sostengono (anzi, affermando sorprendentemente di esserne venuto a conoscenza solo dai giornali) e pur definendosi, per questo, sdegnato, nonostante tutto, non abbia fatto nulla per modificare tale stato di fatto (non allontanando condannati, arrestati e compagnia cantante, che sono presenti – è necessario precisarlo – anche nella lista targata Lega Nord).

Spicca poi il tema della presenza di una forza indipendentista anche in queste elezioni: la questione è molto stringente vista l'attualità europea e nazionale (partendo dalla vicenda catalana fino a giungere ai referendum veneto e lombardo che comunque non si caratterizzano per alcuna spinta indipendentista, rivendicando semplicemente una maggiore autonomia e non avendo alcun contatto con la situazione catalana). Le recenti vicende paiono aver acceso uno strano sentimento autonomista sparso lungo tutto il Paese – e non nella sola Sicilia, che è già Regione a Statuto speciale – e, sebbene il Movimento “Siciliani Liberi” non possa raggiungere rilevanti risultati, sarà interessante comprendere come il nuovo cavallo di battaglia di molte forze politiche verrà declinato, anche nel corso della prossima campagna elettorale politica.

È chiara la valenza del voto siciliano: quanto questo possa influire sulle dinamiche nazionali sarà presto visibile e spingerà certamente tutti gli attori a trarne le consequenziali somme. In primis, cosa farà Matteo Renzi nel caso di una più che probabile sconfitta di Fabrizio Micari? Ritornerà a dialogare con i fuoriusciti Pd e sceglierà di adottare modalità decisionali differenti, magari più coinvolgenti, all'interno del suo partito? Ancora, la solita pattuglia centrista, che si schiera con chi è di volta in volta più appetibile, seguirà l'esito delle votazioni siciliane per decidere di spostarsi in un senso o nell'altro? Proseguendo, la sinistra extra Pd avrà la forza di mantenere una linea nettamente differente rispetto a quella dei democratici, indipendentemente dall'esito elettorale raggiunto da Claudio Fava?

A queste e tante altre domande troveremo risposta nei prossimi giorni, con l'auspicio che, in ogni caso e qualunque sia la scelta dei siciliani, il voto del 5 novembre si caratterizzi per un'unica imprescindibile qualità: la libertà.