Il SudEst

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Consapevolezza vs. revenge porn

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di ALESSANDRA NEGLIA

Facebook annuncia l’introduzione di “un’arma” per combattere il revenge porn, cioè quella pratica illegale per cui qualcuno può diffondere in modo non autorizzato foto o video di una persona in contesti intimi.

 

 

 

È un fenomeno che spesso si verifica dopo la fine di una relazione, quando per vendetta uno dei due (ex) partner decide di “sputtanare” l’altro (in genere la donna). Per inciso l’Italia è uno dei pochissimi Paese dell’Occidente “civilizzato” a non avere una legge (c’è una proposta mi pare del 2016 ma nulla di concreto) a tutela della vittime. Le quali spesso – come è accaduto – preferiscono il suicidio per non sopportare la vergogna. Ma niente paura, perché Facebook ha pensato a come sopperire al vuoto legislativo: in pratica si chiede alle potenziali vittime di condividere loro per prime immagini che le ritraggono nude, in modo tale che la piattaforma possa poi riconoscerle se usate in modi non autorizzati da altri. Un test è stato avviato in Australia.

Ora, poniamo che io decida condividere delle immagini intime con il mio partner e che poi questi si riveli un poco di buono o semplicemente uno stronzo e decida, una volta terminata la nostra relazione o anche in corso, per farsi forte con gli amici per esempio, di divulgarle. Condividere queste immagini con il mio partner avrebbe per me una valenza del tutto privata, erotica. Sicuramente ben differente dalla pubblicazione su una piazza virtuale (per quanto possa restringere il pubblico anche ad una sola persona) che dovrebbe tutelarmi dalla divulgazione non autorizzata.

E poi, chi o cosa esattamente dovrebbe tutelarmi? Una piattaforma (o meglio il team che la gestisce, che già rappresenta di per sé un pubblico ristretto del quale non posso percepire la presenza ma c’è) i cui introiti derivano dalla produzione di contenuti elaborati gratuitamente ogni secondo dagli utenti per poter essere rivenduti a chi ha potenziale economico per acquistarli? A proposito, consiglio lettura di questo articolo di Anna Maria Testa pubblicato su l’Internazionale

https://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2017/11/06/fake-news-preoccupazione. L’idea è palesemente balorda.

Mi disse una volta un saggio: “Quando vuoi mantenere un segreto, non dirlo neppure a te stesso ad alta voce”. Un’esagerazione? Neanche tanto. Il punto è che quando condividiamo qualcosa con qualcuno, si tratti di una confidenza o di un’esperienza, quella cosa già non ci appartiene più. La sua segretezza è vincolata alla discrezione dell’altro. Ed è così, a maggior ragione, quando condividiamo oggetti che possono essere riprodotti, come una foto o un video. Con questo non voglio dire che reputo sbagliato farlo. Ma che bisogna essere coscienti, nel momento in cui decidiamo di “metterci a nudo”, che non potremo mai più avere il controllo di ciò che condividiamo.

Facebook non può metterci al sicuro da questo. E qualunque Legge potrebbe agire solo post. A monte ci siamo noi, la nostra libertà ma anche la nostra consapevolezza. Perché un gioco divertente ed eccitante può trasformarsi come niente nel peggiore degli incubi, se non siamo in grado di gestirne le conseguenze, qualunque esse siano.


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