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Le due sinistre

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di LAVINIA ORLANDO

È circostanza nota che in occasione delle prossime elezioni politiche la sinistra sarà rappresentata dalla coalizione guidata dall'attuale Presidente del Senato, già magistrato, eletto in Parlamento col Partito Democratico (abbandonato solo a fine ottobre 2017), Pietro Grasso.


Il raggruppamento, denominato “Liberi e uguali”, nato il 5 dicembre dello scorso anno in occasione di un'assemblea dei delegati di Movimento Democratico e Progressista, Sinistra Italiana e Possibile, che ha eletto come proprio leader Grasso, si pone come una realtà che dia casa “a chi non si sente rappresentato” e che “difenda principi e valori che rischiano di perdersi, su lavoro, scuola, diritti e doveri”, comprese “tasse più giuste e progressive ed una vera parità di genere” (per citare il medesimo Presidente del Senato) e di recuperare i voti di sinistra andati verso i Cinque Stelle, nel contempo convincendo i tanti astensionisti (sempre di sinistra) ed avendo come faro conduttore la difesa della Costituzione (“Siamo quelli del 4 dicembre”, ha chiarito uno tra i leader del nuovo Movimento, Roberto Speranza, anche lui già democratico).

Ciò assodato, è opportuno precisare (dato che in pochi lo stanno facendo) che, nel medesimo campo, esiste un'ulteriore realtà, che si è fatta strada a partire da un appello lanciato dal centro sociale napoletano Je so Pazzo e che ha favorito la nascita di  un nuovo schieramento, anch'esso ufficializzato a dicembre 2017, denominato “Potere al Popolo!”, in cui, a parte il coinvolgimento di Rifondazione Comunista, non si ritrovano altre sigle partitiche o nominativi politicamente blasonati. Il manifesto della nuova realtà precisa che “la lista nasce per ridare senso alla parola democrazia...partendo dalle periferie e dalle Province d'Italia, per rispondere all'emergenza sociale che viviamo, mettendo al centro le persone, i diritti, la solidarietà, l'accoglienza, la redistribuzione della ricchezza, in sintesi semplicemente i principi fondanti della Costituzione, mai veramente applicati”.

Visti gli annunci programmatici e gli intenti apparentemente comuni, qualcuno dirà che siamo alle solite scaramucce tipiche di una sinistra incapace di trovare una sintesi e condannata a continuare a perdere. Questo perché sia chiaro che non è la storia ad aver sconfitto la sinistra (come qualcuno, anche all'interno del Pd, ama sostenere), ma l'atavica litigiosità, che ha condotto gli stessi militanti o simpatizzanti a restare a casa in occasione degli appuntamenti elettorali o ad esprimere il c.d. voto utile (preferendo, a seconda dei casi, il Partito Democratico o il Movimento Cinque Stelle, entrambi in tutto – o quasi – divergenti rispetto agli intenti teorici dei votanti).

Non si può, tuttavia, sottacere la presenza di alcune differenze metodologiche che si sono frapposte tra i membri del primo schieramento e quelli del secondo e che si sono inevitabilmente trasformate in divergenze sostanziali, tali da impedire la nascita (o prosecuzione, a seconda dei casi) di un percorso comune.

Al di là del fatto che alcuni degli esponenti che hanno dato vita a “Liberi e uguali” (Grasso in primis) abbiano votato e sostenuto, fino a pochi mesi fa, provvedimenti che ora ritengono delle autentiche porcate, tanto da prometterne la modifica o l'abrogazione col nuovo programma elettorale, una prima importante differenza risiede nella modalità di costruzione delle liste: chiaramente verticistica nel primo caso, più dal basso con riferimento al secondo schieramento. Tale differenza determinerà, quasi certamente, scelte non totalmente eguali in merito alla nomenclatura e, molto probabilmente, con riferimento ai programmi.

Se è vero che nel primo caso i tanti parlamentari in prima linea nell'operazione potranno apportare un ausilio da non sottovalutarsi, almeno in termini di esperienza politica (sia con riferimento alle scelte programmatiche, che con riguardo alla campagna elettorale), la lista “Potere al Popolo!” non potrà “vantarsi” di contenere nomi altisonanti e parlamentari uscenti, ma dovrà assolutamente valorizzare la presenza al suo interno di donne e uomini che conoscono alla perfezione le problematiche concrete, in quanto impegnati, in prima persona, in vertenze sindacali, lotte ambientaliste e femministe, battaglie nel mondo dell'istruzione e della ricerca e tale presenza non potrà che incidere anche sul costruendo programma, frutto di assemblee territoriali che si stanno tenendo in queste settimane in varie parti d'Italia, e sulle modalità di determinazione dei candidati (tanto che, allo stato, non risulta individuato un possibile leader dello schieramento) .

Quanto il processo che ha portato alla nascita di “Liberi e uguali” sia frutto di una volontà di tutela della c.d. casta e quanto possa essere fruttuoso, viste le precedenti operazioni di costruzione di una sinistra unitaria, nate a ridosso dell'occasione elettorale col semplice apparentamento di partiti politici e morte il giorno successivo alle consultazioni, si comprenderà solo dopo le elezioni (e lo stesso vale circa l'effettiva distanza col Partito Democratico). Idem dicasi con riguardo all'esperienza veramente partecipata di “Potere al Popolo!”, la quale, indipendentemente dal risultato elettorale, potrà essere incisiva solo se fautrici e fautori dello schieramento riusciranno a portare innanzi il medesimo percorso, con le modalità sopra indicate, anche successivamente alla data del 4 marzo.