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Ferdinando Imposimato: dalla parte della scuola pubblica

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di LUIGINA FAVALE

Il caso Moro, l'omicidio di Bachelet, l'attentato a Papa Giovanni Paolo,

 

la lotta a cosa nostra e alla camorra, sono i grandi temi che ruotano intorno alla figura giuridica di Ferdinando Imposimato.

Personaggi importanti, nomi di risonanza politica e storica di spessore nazionale ed internazionale, eppure il suo ultimo post su facebook  , questo grande uomo lo ha  dedicato a chi fama non ne ha mai avuta : " cari amici, il mio pensiero agli ultimi, agli operai, ai pensionati, ai disoccupati, ai risparmiatori, agli insegnanti, ai senza casa  vittime di gravi ingiustizie sociali" ( 25 dicembre 2017, Ferdinando Imposimato).

" Agli insegnanti" scrive Imposimato,  pochi giorni prima di morire e li inserisce nella categoria vittime di soprusi e di ingiustizia.

Ecco chi è Imposimato, il giudice per eccellenza che ha fatto dei diritti e dei principi morali, ideologici, politici e sociali il vessillo di tutta la vita lavorativa. Le sue parole e l'impegno a combattere per vedere riconosciuta la sovranità del popolo, elevano quest'uomo da qualunque bandiera politica o sindacale. I principi di cui si è fatto portavoce sono lontani dal voler portare avanti mere battaglie di politiche: la sua grande lotta risiede tutta nell'affermazione dell'uomo che deve essere rispettato nei suoi diritti a vivere dignitosamente e ad avere la garanzia del lavoro. L'uomo, che secondo il giudice viene educato e formato nella scuola pubblica.

Già, perché Ferdinando Imposimato ha difeso fino agli ultimi giorni la scuola pubblica, l'unica scuola  dove si formano i cittadini. Impegnato nelle ultime campagne di sensibilizzazione per una scuola migliore, apertamente schieratosi contro la legge de " la buona scuola " renziana, il giudice è stato l'unico ad aver espresso solidarietà alle maestre della scuola dell'infanzia dimenticate completamente dal piano assunzionale, l'unico ad avere avuto il coraggio di affermare che la scuola dell'infanzia è il vero fulcro di tutto il sistema scolastico, quello su cui poggia il peso di tutta una istituzione.

Lo strumento più alto della formazione umana, l'ambiente favorevole per risolvere i problemi sociali e politici del Paese è la scuola ha proclamato in una intervista, soffermandosi sul valore educativo delle maestre, le quali riprendeva il giudice,  sono anima della scuola che viene umiliata ed offesa dal susseguirsi di riforme prive di  rispetto, di fiducia  e di gratitudine nei riguardi di chi svolge questo lavoro. E aggiungeva che queste donne insieme ai loro colleghi uomini vengono mortificati dal misero compenso economico cui viene loro dato "ogni volta che tra gli insegnanti si verificano divisioni, alimentate ad arte dai nemici della scuola, le forze della conservazione, ne profittano per ridurre i diritti dei docenti ad una retribuzione inadeguata ai loro altissimi compiti, alla dignità del lavoro, alla libertà dell'insegnamento".

Invitava dunque ad una unione che ultimamente sembra essere perduta. Lo ricordo bene e mi sembra di sentire il suo tono pacato ma deciso, a settembre del 2016 in un convegno, affermare che l'esito della plenaria avrebbe potuto dare luogo a lotte intestine tra docenti, ma che dovevamo essere pronti invece a farci scudo col nostro sapere per combattere insieme nella consapevolezza che le nostre energie vanno  spese per chiedere alla politica una risposta concreta al bisogno di alleviare le tensioni del precariato e della mortificazione dell'instabilità : " ..ma occorre innanzitutto l'unità dei docenti , di ruolo e dei precari, condizione necessaria per la difesa della scuola pubblica .Siamo convinti che se la scuola pubblica non vuole subire nuove sconfitte, deve affrontare compatta le forze del privilegio".

Molti i messaggi di cordoglio  che stanno facendo il giro di radio , giornali e social descrivono Imposimato come un giudice dalla grande personalità, dalle grandi gesta; io vedo un uomo intriso dalla voglia di giustizia, che si mostra sì grande, ma nell'umiltà di guardare e di difendere i "piccoli" . La grandezza di un uomo come lui non risiede infatti nelle grandi tematiche che lo riguardano, non sono scritte nelle aule giudiziarie sui grandi processi , ma è tutta raccolta nell'idea di protezione dei diritti dei più  umiliati, sfruttati mal pagati, poco considerati. La grave perdita per la sua dipartita, in questo Paese è proprio riflessa nello sguardo che ha rivolto a  tutta la grande schiera, dei maestri e delle maestre ,che  spingeva e confortava al fine di aiutarla a credere che si può ottenere il riconoscimento per il proprio valore sociale e allo stesso tempo che si può sperare una scuola migliore senza per questo chiuderla nelle logiche aziendali.

Grazie, giudice. Sentiremo la mancanza di una guida leale e solidale come lei.


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