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Sacchetti di plastica per l’ortofrutta: tanto rumore per nulla!

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di NICO CATALANO

La scorsa settimana il popolo Italiano è “insorto” nella piazza virtuale scatenando un vero e proprio pandemonio senza precedenti sulla vicenda dell’obbligo di utilizzo dei sacchetti biodegradabili per i prodotti ortofrutticoli acquistati presso gli ipermercati.


La scelta di introdurre un costo per l’utilizzo  delle buste di plastica è una decisione che è stata presa dal Parlamento Italiano, infatti l'obbligo dei sacchetti biodegradabili nel nostro Paese è stato introdotto dalla legge numero 123  del 3 agosto 2017 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge numero 91 del 20 giugno 2017 recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno” un provvedimento legislativo emanato tra i tanti scopi anche per recepire una direttiva di Bruxelles  in tema di materiali di imballaggio e che ha il compito di fissare per ogni Stato membro dell’Unione degli obiettivi per quanto riguarda la riduzione del consumo dei sacchetti di plastica, lasciando liberi gli stessi Stati nell’implementare le misura più idonea : introduzione di un prezzo, imposta o prelievo utile per ridurre appunto l’utilizzo delle buste di plastica, il cui uso sconsiderato oltre che consumare le risorse non riproducibili ormai sempre più esigue nel globo, risulta essere dannoso per l’ambiente in quando l’accumulo considerevole di frammenti di plastica rilasciati nell’ambiente tramite i nostri rifiuti, sta creando in questi ultimi anni, sempre più problemi ai diversi ecosistemi in varie parti della terra, difatti solo nel continente Europeo si disperdono nell’ambiente ogni anno oltre 8 miliardi di sacchetti di plastica, quella plastica che è presente nel 94% del corpo degli uccelli marini del mare del Nord, ma anche nello stomaco di tartarughe e mammiferi marini, un pericolo per il futuro dello stesso pianeta, basti pensare a quelle  vere e proprie isole di rifiuti galleggianti circondate da miglia e miglia di mare aperto nell’Oceano Pacifico che rappresentano una minaccia per i cicli ecologici di quell’ecosistema lontano ma essenziale anche per la vita di tutte e tutti noi.

In realtà anche i vecchi sacchetti di plastica utilizzati al supermercato si pagavano, sotto forma “occulta” infatti fino allo scorso dicembre il loro costo veniva pagato dai distributori che poi lo ricaricavano poi sul prezzo finale degli alimenti e quindi sui consumatori, dal gennaio 2018  introducendo un costo esplicito sul consumatore il governo ha voluto disincentivare l’uso creando una maggiore sensibilizzazione e consapevolezza nei cittadini nel ridurre gli sprechi e nel contempo quell’inquinamento ambientale di acqua, aria e suolo ma anche ridurre i danni economici dovuti alla perdita di materie prime e all'aumento conseguente dei costi per la bonifica ambientale nonché preservare la salute dell’umanità dalle malattie consequenziali a tali fenomeni inquinanti.

In un Paese come il nostro dove negli ultimi anni, i cittadini hanno subito da parte degli ultimi governi limitazioni nei diritti sul lavoro, negli spazi della democrazia, l’azione nefaste delle politiche di austerità e delle sempre più crescenti ed invasive privatizzazioni nel settore della sanità, dell’istruzione e dell’università e ricerca sino alla  mercificazione sistematica dei beni comuni, tutte azioni a cui è seguito un silenzio della maggioranza degli Italiani, in una Nazione dove gli scioperi e le manifestazioni di protesta alle politiche governative si continuano a svolgere il sabato mattina e  nei week end in modalità “gita fuori porta” francamente sconvolge il fatto che una spesa di circa 15 euro all’anno resa esplicita con questo provvedimento e peraltro già presente da anni nel bilancio dei consumatori e che ha lo scopo di concretizzare quella sostenibilità utile alle generazioni future abbia suscitato tanto clamore, appunto tanto rumore per nulla, forse sarebbe opportuno che cominciassimo tutti a liberarci dal nostro individualismo provinciale e magari pensare ognuno di noi nel suo piccolo o grande che sia in modo globale per incidere fattivamente nel locale.