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Nuova legge elettorale, vecchi vizi del passato

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di LAVINIA ORLANDO

La pubblicazione delle liste elettorali per le elezioni politiche del prossimo marzo ha confermato le indiscrezioni che già aleggiavano nelle scorse settimane:

 

lungi dal consentire ai cittadini di scegliere chi votare, il Rosatellum bis ha rafforzato quanto di negativo sul suo conto era stato espresso da coloro che vengono solitamente definiti come “gufi”, ma che tendono spesso, ragionando al di fuori di schemi di parte, ad avere ragione.

A fronte di una legge elettorale che assegna circa un terzo dei seggi col metodo maggioritario e due terzi col proporzionale, il risultato che troveremo sulle schede elettorali è stato finalmente rivelato con tutto lo strascico di polemiche all’interno delle forze politiche e di brividi per i poveri elettori che saranno ancora una volta costretti a turarsi il naso nel caso in cui decidano di esprimere la propria preferenza.

Un esempio tra tutti è quello delle pluricandidature. La legge elettorale lo consente e quasi tutti i partiti e le coalizioni hanno approfittato della possibilità per assicurare ai soliti noti il c.d. seggio sicuro, proprio attraverso le pluricandidature: potendo un singolo individuo essere presente in un collegio uninominale ed, in contemporanea, in fino a cinque collegi plurinominali (per la parte proporzionale), è così stato servito il piatto sicuro a favore di tutti i fedelissimi di partito o, meglio, di ciascun leader.

L’esempio più lampante è quello di Maria Elena Boschi, tanto vicina al Segretario del Partito Democratico Renzi, quanto lontana dagli elettori che dovrebbero più volerle bene. Essendo aretina, ci si sarebbe aspettato di vederla candidata in sfida diretta (cioè all'uninominale) nel suo collegio ed invece nulla di tutto ciò è accaduto. Evidentemente consci all'interno del Pd dello scarso risultato che sarebbe potuto derivarne proponendo la Boschi nel collegio per lei più naturale, la Sottosegretaria ed ex Ministra risulta nell'uninominale blindato (grazie al massiccio consenso del SudTiroler Volkspartei) di Bolzano ed in ben cinque listini bloccati, come capolista, sparsi per l'Italia, ma mai in Toscana. Va comunque precisato che tale ragionamento vale anche per la maggior parte delle altre forze politiche, con nomi del sud candidati al nord e viceversa, a seconda delle singole convenienze elettorali e della necessità di salvaguardare gli intoccabili.

Di fianco a tale stortura, se ne aggiunge un'altra, analogamente scandalosa: le modalità di scelta dei candidati. Se prima, per il Pd, c'erano le primarie, ora è stato Renzi (e la sua stretta cerchia) a decidere il tutto, senza un minimo di confronto con i circoli, così come fatto da Berlusconi per il centrodestra (ma questa non è una novità) e da Grasso (e dai leader dei partiti che lo sostengono) per Liberi e Uguali (ed ecco che solo i fedelissimi si sono visti riconoscere posizioni di rilievo). Diversamente, solo il Movimento Cinque Stelle ha adottato le parlamentarie, almeno per individuare i nomi da inserire nei listini bloccati (mentre è stato Di Maio a nominare i candidati all'uninominale, dove comunque la libertà di scelta dei cittadini è sicuramente maggiormente salvaguardata), mentre la nuova formazione di Potere al Popolo ha individuato tutti i candidati attraverso assemblee territoriali.

Inutile poi precisare l'ovvio di ogni elezione: Forza Italia si presenta col solito seguito di imputati e condannati (è del resto difficile aspettarsi altro da una forza politica capeggiata da un condannato in via definitiva per frode fiscale), ma anche la Lega, checché ne dica il suo leader Salvini, non è da meno (si pensi alla candidatura di Umberto Bossi, anche lui non propriamente libero da procedimenti giudiziari e condanne, scelto da Salvini per “riconoscenza”). E poi, ancora, spicca il processo di trasformazione del Pd da forza di centrosinistra a partito padronale (per le ragioni sopra esposte) e centrista (come giudicare, altrimenti, la candidatura, per la coalizione capeggiata dal Pd, nel collegio uninominale di Bologna, di Pier Ferdinando Casini?).

Non mancano, inoltre, ulteriori storture rese possibili da una legge elettorale discutibile: oltre ai listini bloccati grazie ai quali si formerà nuovamente un Parlamento nella maggior parte dei casi di nominati, ci si è resi conto dei benefici che deriveranno, in particolare al Pd, grazie al meccanismo che disciplina l'attribuzione di voti all'interno delle coalizioni: con riferimento alle liste che, all'interno di una coalizione non riescano a raggiungere il quorum del 3%, il Rosatellum bis prevede che i voti vengano computati (che significa, in questo caso, spostati) a vantaggio del partito più forte presente nella coalizione. Ecco che si verifica, così, una sorta di scambio: il candidato eletto in un collegio maggioritario mantiene il seggio anche se il partito a cui appartiene viene escluso dalla ripartizione proporzionale, mentre il partito prevalente (il Pd in questo caso) incrementa la quota proporzionale e, dunque, il numero di eletti.

Visti i presupposti, lungi dall'augurare una proficua campagna elettorale a ciascuno dei candidati, non resta che auspicare che elettrici ed elettori trovino il coraggio di recarsi alle urne, anche decidendo in base ai parametri sopra indicati.