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“Senza le paritarie sarebbe un disastro!”

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di VALERIA BRUCCOLA

Così Salvini “salva” le scuole private


Nell'inevitabile contenzioso che si è aperto dopo il disastroso dramma vissuto dalla città di Genova,  tra lo Stato italiano e la gestione privata di alcuni settori come la viabilità, il vice Primo Ministro Salvini ha voluto chiarire e, forse, riscattare il ruolo del privato, a  suo dire contraddistinto da un buon lavoro, come nel caso della sanità e dell'istruzione. Il leader della Lega ha anche aggiunto di essere favorevole alla compresenza e ad una controllata competizione tra pubblico e privato, cosa che non escluderebbe investimenti dello Stato in questi settori, precisazione che forse presuppone l'intenzione di un miglioramento dei servizi pubblici da garantire al cittadino.

In queste affermazioni, però, non si può non vedere l'intenzione, almeno di una delle forze politiche di Governo, a non toccare la materia dell'intreccio tra pubblico e privato che da troppi anni impedisce di riconoscere le gravi responsabilità dello Stato, nonché dei numerosi esecutivi che si sono succeduti negli ultimi anni, sull'inefficienza, sull'impoverimento e sui tagli a settori nevralgici e importanti quali sanità e istruzione, lasciando non soltanto campo libero al privato di avanzare ma permettendo una ingiustificabile quanto inaccettabile partecipazione del pubblico nel privato. Nella sanità, senza andare a indagare su gestioni illegali, su appalti di forniture più care del normale, su orrori di ogni sorta e gravità, pensiamo soltanto all'intramoenia, quella scandalosa formula che permette ai medici di utilizzare le strutture pubbliche per visite private. Se abbiamo necessità di una visita o un esame diagnostico, le attese interminabili di mesi e mesi sono all'ordine del giorno, se erogate dal SSN, di poche ore o di uno o due giorni se prestate in intramoenia nelle stesse strutture dove le liste d'attesa sono chilometriche, con costo a volte superiore allo stesso servizio offerto da medici e strutture private.

Per la scuola privata parificata, poi, come si può tacere sui finanziamenti che riceve dallo Stato, giustificati dalla politica per garantire alle famiglie il “diritto di scelta”, come lo stesso Salvini ha dichiarato. Sono stati tagliati i fondi alla scuola statale e si “sostiene” la scuola privata, in contraddizione rispetto ai dettami costituzionali che dovrebbero regolamentare senza equivoci questo settore. E non si sa ancora quali siano le intenzioni dell'attuale Governo in termini di investimenti alla scuola statale.

Ma nelle parole di Salvini si annida anche una importante e seria ammissione: senza la scuola privata sarebbe un disastro. Questo è tanto vero quanto è vero che il Paese non garantisce a tutte le famiglie un reale diritto di scelta, avendo lasciato che, prevalentemente al Sud, senza le paritarie esistessero dei vuoti nell'offerta scolastica, vuoti riempiti proprio dal privato. Un settore, quello delle scuole paritarie, dove lo Stato non trova nemmeno il modo e gli strumenti per vigilare sullo sfruttamento dei docenti, spesso mal pagati, quando non pagati affatto, dove si va per accorciare iter scolastici, per recuperare anni, “acquistare” diplomi o conseguirli in modo facilitato ma che poi hanno lo stesso valore dei titoli analoghi conseguiti nelle scuole statali dove pure albergano disparità e diseguaglianze ma dove almeno si accede per diritto e non perché si paga. Perché la retta delle paritarie, quelle che potrebbero in qualche modo considerarsi alla stregua delle scuole statali, sono inaccessibili ad una famiglia media, avendo rette onerose che non tutti possono permettersi.

Di fatto, però, tradendo i principi costituzionali, lo Stato sostiene queste scuole con fondi pubblici, sottratti alla scuola statale, e non fa nulla per garantire il diritto allo studio a tutti i giovani in misura identica su tutto il territorio nazionale, favorendo una presenza sui territori del privato di cui, oggi, lo Stato stesso non potrebbe fare a meno, per garantire il diritto all'istruzione dove la scuola pubblica non c'è o è carente. Da questo Governo, quindi, non potremo certo aspettarci strategie diverse rispetto alle precedenti, viste le “mani avanti” messe all'indomani di una tragedia che ha sollevato seri dubbi sulla gestione di alcuni settori, come la viabilità e i trasporti, dubbi che, a quanto pare, non investono né la sanità né l'istruzione.


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