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Sintomi di riscossa dell'Italia civile

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di LAVINIA ORLANDO

A dispetto del consueto pessimismo che caratterizza, soprattutto negli ultimi mesi, gli animi di chi, pur rappresentato come estrema minoranza del Paese –

 

non si comprende in base a quali valutazioni e sondaggi, ma è sufficiente, al riguardo, fare riferimento al semplice sentire comune – continua a partecipare, a sé in primis e poi agli altri, che non vuole un'Italia intollerante, pavida e segregata, caratterizzata da muri e filo spinato, pare utile sottolineare i pur sparuti episodi che consentono di valutare l'attuale situazione come non totalmente negativa.

Si tratta di qualche lampo di civiltà nel buio generalizzato, che, in altri periodi, non rappresenterebbe nulla di eccezionale e non sarebbe degno di nota, ma che invece, in questa fase storico-politica, è paragonabile ad una vera e propria prodezza, posta in essere da donne e uomini, che i seguaci della teoria per cui “l'Italia è degli italiani ed agli stessi deve restare” definirebbero buonisti, senza tenere in conto che tale espressione, presa nel suo significato letterale, si fa portatrice di un'accezione positiva, che qualifica il destinatario come un soggetto che guarda agli altri, soprattutto se in difficoltà, con atteggiamento caritatevole ed altruista. E chissà se i difensori del principio di cui sopra, solitamente strenui paladini del Cattolicesimo quale religione di Stato, riconoscano la carità come uno dei fondamenti della confessione per la cui supremazia si battono così strenuamente.

Ritornando agli episodi in parola, pur limitati e sparuti, ma comunque avvenuti e, visto il clima lugubre, assolutamente degni di nota, non si può non citare le manifestazioni organizzate e strutturate, come quella di Milano, tenutasi in concomitanza con l'incontro del Ministro dell'Interno Salvini col Premier ungherese Viktor Orban (quello, per intenderci, del filo spinato a tutela del suolo sovrano), ma ci sono, soprattutto, gli eventi più spontanei, nati sui social o attraverso il semplice passaparola e sovente avulsi dalle organizzazioni dei partiti. Si pensi alle proteste durate per giorni davanti alla nave Diciotti, bloccata a Catania col carico di bambini, donne e uomini di cui si faceva portatrice, con manifestanti, semplici cittadini, scout, studenti o aderenti al mondo associativo, che impugnavano, quale potente arma, una delle prelibatezze tipiche della Sicilia, gli arancini, come simbolo di condivisione e di contrasto a chi fa della paura e dell'intolleranza i punti cardine della propria politica. Si rammenti, inoltre, il sit-in organizzato a Rocca di Papa, all'esterno della struttura adibita a Centro di Accoglienza temporaneo per i medesimi migranti bloccati sulla Diciotti, in attesa di essere poi destinati ad altre strutture, trasformatosi in scontro – solo verbale – tra manifestanti antifascisti e militanti di CasaPound.

L'autentica riscossa, seppur pallida ed ancora in nuce, si è tuttavia palesata con forza proprio attraverso modalità le più informali e spontanee possibili, in una calda domenica di fine agosto, presso una spiaggia di Castellaneta Marina, in Puglia. A fronte di manifestanti leghisti, capitanati dall'onorevole Rossano Sasso, presentatisi in spiaggia per “ripulirla” dai venditori ambulanti, parte degli avventori presenti, invece che girare la testa dall'altra parte, non volendo interrompere la quiete vacanziera, o applaudire i leghisti, ha deciso di cacciarli dalla spiaggia, additandoli per ciò che sono: razzisti e fascisti (del resto, come definire diversamente soggetti che utilizzano slogan del seguente tenore “abusivi di giorno e stupratori di notte”, neanche tutti i venditori – e le venditrici – ambulanti siano fuorilegge e violentatori, oltre ad essere, ovviamente, colpevolmente stranieri).

Si tratta chiaramente di semplici episodi che, tuttavia, nel diffuso clima di intolleranza e chiusura nei confronti del diverso, rappresentano una piccola luce rispetto al generalizzato buio che ha colpito numerose coscienze ed è doveroso, da parte di chi non si è ancora uniformato al pensiero dominante, darne notizia.

Nell'auspicio che non si tratti né del primo né dell'ultimo articolo in tal senso.