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Contro il presidenzialismo. In difesa della Repubblica parlamentare

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di VINCENZO DE ROBERTIS

Il 6 settembre, nella sede di via Borrelli, gentilmente messa a disposizione dalla rivista MARX XXI, si è tenuto a Bari un incontro promosso dal COMITATO PER IL NO AL REFERENDUM, per analizzare la proposta di Legge costituzionale ad Iniziativa Popolare, promossa dal Prof. G. Guzzetta, che prevede la trasformazione della Repubblica Parlamentare in Repubblica Presidenziale.

 


Nel corso dell'incontro la  Prof.ssa Calamo Specchia, dell'Università di Bari, ha sottolineato che a prima lettura il progetto di Legge costituzionale di Iniziativa Popolare sembra collocarsi al di fuori del procedimento di revisione costituzionale, derogandolo, e ciò per una pluralità di ragioni:

  1. si tratta di una revisione della forma di governo in senso presidenziale rimessa a un organo ad hoc, la cd. "assemblea costituzionale" diverso dal Parlamento, che ai sensi dell'art, 138 cost. è l'organo titolare del potere di revisione costituzionale (val la pena di citare  la sentenza n. 496/2000 della Corte costituzionale. Secondo la Corte, “nel nostro sistema le scelte fondamentali della comunità nazionale, che ineriscono al patto costituzionale, sono riservate alla rappresentanza politica, sulle cui determinazioni il popolo non può intervenire se non nelle forme tipiche previste dall’art. 138 Cost.”);
  2. tutti i precedenti tentativi di riforma attraverso procedimenti derogatori - dalle tre commissioni parlamentari bicamerali, alla “commissione dei saggi" – prevedevano, le prime un organo collegiale a composizione parlamentare, incaricato di istruire le varie proposte di riforma che avrebbero trovato nel Parlamento la sede naturale della deliberazione, e la seconda un mandato alla “commissione dei saggi” di tipo meramente istruttorio, la cui proposta sarebbe stata discussa e deliberata dal Parlamento; al contrario, l'Assemblea costituzionale della LIP "Guzzetta" avrebbe poteri istruttori e deliberativi, tagliando fuori il Parlamento, o meglio quel che ne resterebbe, ossia la sola Camera;
  3. collocandosi fuori dal Parlamento, più che di esercizio del potere di revisione, che per dottrina unanime deve ritenersi quel potere che aggiorna la forma di governo entro i limiti posti dalla costituzione, il presente progetto di LIP intende esercitare un vero e proprio potere "costituente" rimesso ad un'assemblea ad hoc;
  4. che si tratti di un'assemblea "costituente" emerge dall'ampiezza dei poteri alla stessa conferita, una sorta di delega in bianco, sia sotto il profilo procedurale (spetta all'assemblea, organo extraparlamentare, la deliberazione della revisione) sia sotto il profilo sostanziale (anche in caso di esito negativo del referendum di indirizzo spetterebbe all'Assemblea "costituzionale" di procedere comunque alla riforma della Costituzione nel senso di una non meglio identificata forma di governo parlamentare razionalizzata (art. 5 della LIP), che stando alle classificazioni della dottrina comparatistica includerebbe tutte le ibridazioni del governo parlamentare, ivi compreso il semipresidenzialismo);
  5. fuorviante è anche la norma che prevede un controllo eventuale di costituzionalità della legge di revisione deliberata dall'Assemblea in relazione a un parametro che, per un verso parrebbe inattuale (la parte I della Costituzione): vero è che la I parte della costituzione non viene formalmente toccata, ma è anche vero che uno stravolgimento della II parte incide inevitabilmente sulla I, considerato che il sistema costituzionale è un complesso normativo unitario e bilanciato e dunque le scelte sulla forma di governo (rectius: sulla configurazione della separazione dei poteri) incidono inevitabilmente sui principi costituzionali.

Trattasi, dunque, di una  proposta farraginosa, che punta a estromettere il Parlamento dal circuito della decisione politica fondamentale, infliggendo un colpo mortale alla Costituzione del 1948 e al principio rappresentativo e sancendo definitivamente il superamento dei partiti politici quale momento associativo fondamentale in cui si estrinseca la partecipazione politica dei cittadini.

Mentre il Prof. Colaianni, già Magistrato e Parlamentare, ha messo in evidenza, fra l'altro, le contraddizioni di questa proposta, la quale prevede:

  1. l'eliminazione del sistema bicamerale con l'eliminazione del Senato e la permanenza di una sola Camera, quella dei Deputati, senza che questa modifica costituzionale sia preliminarmente deliberata dal Parlamento;
  2. che il Referendum di indirizzo sul presidenzialismo, da tenersi in contemporanea con l'elezione dell'Assemblea costituzionale, anche se desse esito negativo per le proposte contenute, abiliterebbe, comunque, l'Assemblea costituzionale ad eseguire le modifiche “razionalizzanti”(?);
  3. che l'Assemblea costituzionale contemplata nella LIP del prof. Guzzetta, vera e propria Assemblea Costituente, verrebbe eletta con sistema proporzionale con una soglia di sbarramento al 3% che, in tal modo, escluderebbe una parte di cittadini, a differenza della elezione dell'Assemblea Costituente che elaborò l'attuale Costituzione, eletta, invece, con sistema proporzionale senza soglie.

Altri interventi hanno denunciato il carattere eversivo del procedimento in atto, nonché i rischi di una deriva sud-americana dell'assetto istituzionale del nostro Paese.

La proposta di legge costituzionale è già stata inoltrata alla Corte di Cassazione e verosimilmente, dopo la raccolta delle firme, sarà depositata in Parlamento, dove attualmente trova già il sostegno dichiarato della Lega di Salvini, di Fratelli d'Italia, di Forza Italia e di esponenti del PD renziano, come Giacchetti, oltre che da Mariotto Segni e Parisi.

La pericolosità dell'iniziativa ha convinto i presenti ad attivarsi quanto prima per sensibilizzare l'opinione pubblica democratica e prepararsi al confronto-scontro politico che quella proposta dice di voler affrontare.

In questa prospettiva si è ritenuto opportuno, in continuità con l'esperienza unitaria, messa in campo dal COMITATO BARESE PER IL NO durante la campagna referendaria:

  • sollecitare gli organismi nazionali e locali, che a suo tempo si attivarono nella campagna referendaria, a riprendere l'attività contro queste proposte presidenzialistiche ed i contatti per rimettere in vita un movimento che contava allora più di 700 Comitati;
  • dar vita ad un'Associazione (Comitato), organizzata nell'area metropolitana di Bari, che abbia l'obbiettivo specifico di difendere la Repubblica Parlamentare, così come prevista da Costituzione, dagli attacchi presidenzialistici ad essa rivolti.

Al più presto saranno resi noti un documento programmatico ed uno statuto da approvare in una specifica assemblea, per avviare successivamente un'opera di proselitismo.

*Comitato per il No al Referendum