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2020: Sarà l’anno “zero” della politica italiana?

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di MICHELE PETTINATO

Nella società che consuma tutto in poco tempo e dove sembra traballare persino la memoria della storia, anche la politica non vive tempi felicissimi.

 

Non si tratta soltanto di quella frammentazione ideologica che, già da tempo, ha tolto passione al confronto sui valori culturali e sociali della politica. Anche e soprattutto da un punto di vista operativo, la politica si è dimostrata incapace di essere concreta, con il pesante risultato di trasmettere una sensazione di permanente inadempienza, avvalorata spesso dalla mancanza di cultura dei protagonisti che siedono in parlamento e nei consigli regionali.

Il progressivo scollamento dalla base reale del paese non è stato colmato dal successo del M5S e dalle prospettive di rinnovamento politico che il movimento aveva indicato tra le sue linee guida. Il potere, quando non è supportato da significative ragioni culturali, può diventare uno strumento molto pericoloso e dannoso.

Una circostanza, quest’ultima, che si è presentata in tutta la sua attualità nel 2019 con il dilagare di quella cultura intollerante e razzista che ha preso il sopravvento su molti nostri concittadini. Ne sono piene le cronache dei giornali. La mancanza cronica di importanti ragioni ideologiche, soprattutto sul fronte progressista ma anche su quello liberale democratico porta con sé un profondo senso di smarrimento che si ripercuote nel nostro modo di essere e di agire.

Un palazzo senza fondamenta, prima o poi, è destinato a crollare. La stagione politica del confronto sui diritti è da tempo in crisi.  Il diritto al lavoro, sancito dalla Costituzione non è più al centro del dibattito democratico e civile e non guarda in maniera seria ai nuovi scenari del lavoro.

I nuovi proletari, oggi, sono i titolari delle partite Iva, sempre più abbandonati a se stessi, senza alcuna politica di incentivo e tutela delle libere professioni. Stesso ragionamento va fatto sul terreno della tutela ambientale. Su questi due temi, la Puglia, sta vivendo il dramma dell’ex Ilva dove la politica sembra incapace di trovare il giusto compromesso tra le ragioni ambientali e quelle della tutela del lavoro.

Viviamo l’epoca storica dell’ “horror vacui”, la paura del vuoto, ovvero quel sentimento che in campo artistico può prendere i visitatori di un museo al termine di una visita, quando lo sguardo, dopo aver ammirato tante opere, scopre la paura del nulla. Ci auguriamo di non risvegliarci nel nuovo anno con questo pesante fardello.

Il 2020 possa essere l’anno “zero” per la nascita di una nuova stagione dei diritti ed una nuova cultura politica in grado di mettere da parte i populismi e riscoprire l’importanza dei valori della Costituzione.

Buon 2020 a tutti i nostri lettori.