Il SudEst

Wednesday
Jun 03rd
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Archivio articoli

Sedile24 / Alba

Email Stampa PDF

di IGOR SANTOS SALAZAR

Aprì gli occhi di soprassalto.

 

La macchina aveva tremato appena sull’asfalto ma tanto era bastato per svegliarlo di colpo. Si era addormentato inconsapevolmente e ora, oltre il finestrino, vedeva albeggiare sulle infinite distese di quella provincia. Era stata una notte come tante altre; era un’alba straziante, come nei versi di Rimbaud. Nel silenzio dell'abitacolo pensava a quanto sarebbe durata ancora quella situazione. L'appuntamento in centro, la macchina, le poche parole lungo il viaggio e poi la casa, e la sala e la luce zenitale sui tavoli verdi. E poi aspettare che la fortuna girasse senza troppi capricci.

Voleva soltanto tornare su quella macchina con qualche soldo nelle tasche per dilatare il più possibile il ritorno ai tavoli, così lontani da quegli altri che voleva frequentare a lungo, nella biblioteca dell'Università dove cercava di tirare avanti senza alcun sostegno. Aveva sempre odiato la compagnia di quelle sere: uomini innamorati dei soldi che portavano alla casa di campagna dove si giocava donne innamorate del proprio riflesso sulle fiches. Ma odiava di più il dover cercare un mestiere che gli consentisse di campare. Con il lavoro, pensava, avrebbe perso molto tempo per essere tra i libri, e con quel pensiero riusciva sempre ad assolversi dal peccato di avere tra le mani le carte, di godere del loro tatto d'avorio, di poter pagare le spese con i guadagni del gioco.

Fuori, la luce era già sufficiente per distinguere i contorni del paesaggio. Sull'orizzonte le torri della cattedrale segnavano il punto d'arrivo. Sapeva che non sarebbe stato l'ultimo viaggio e, come in ogni ritorno, provava vergogna perché non era stato in grado di avere quello che in tanti avevano: la sicurezza economica per perdersi senza pensieri negli scaffali. E gli altri? Coloro che dovevano lavorare o, peggio, avevano dovuto abbandonare gli studi? Il loro ricordo non lo consolava come non riesce mai a consolare il male altrui.

Scese dalla macchina mentre il sole ancora pigro rendeva la piazza uno spazio magico, di pietra e chiarore cristallino, nell'ora di quiete che precede l'esplosione del giorno. Si fermò all'edicola e comprò il giornale. Come sempre lo tenne chiuso, perfetto nella piega. Lo avrebbe letto solo dopo il sonno, quando della notte precedente avrebbe ricordato, soltanto, un lieve senso di nausea.