Il SudEst

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Sedile24 / Un cimitero a Venezia

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di IGOR SANTOS SALAZAR

Vista dalle Fondamenta Nuove l'isola non appare come un'isola bensì come una muraglia galleggiante a difesa di un folto bosco di cipressi.

E l'impressione cambia appena mentre il traghetto avvicina il viaggiatore alla banchina. La prua fende l'acqua e i gabbiani solcano il cielo. Costeggio l'isola di San Michele, la fortezza-cimitero dai mattoni rotti soltanto dagli archi neogotici che articolano queste mura rosse a protezione, sin dagli inizi del XIX secolo, del più importante camposanto di Venezia. Fu Napoleone a scegliere il luogo. Colui che aveva posto fine alla plurisecolare storia della Repubblica sceglieva anche il luogo dove i veneziani, da morti, avrebbero dovuto scrivere l'ultimo atto della loro vita. Sono i paradossi della storia, che spesso si impongono sui destini dei singoli. Niente più eterno riposo nelle chiese e nelle cappelle dove il tempo scorre lentissimo e muto. L'editto di Saint Cloud cadde come una pietra tombale sulle tombe vere. I lamenti di Foscolo risuonano ancora nei campielli e nelle calli. Il poeta di Zante, veneziano d'oltremare, non avrebbe vissuto abbastanza per osservare come un ordine burocratico si tramutava, a Venezia, in un luogo magico: un’isola dei morti che dal 1837 raccoglie le spoglie di uomini e donne e dove, accanto al nome anonimo, si ritrova il cognome immortale del musicista, della pittrice e del poeta. Solo a San Michele è possibile incontrare sullo stesso suolo ma divisi dalla confessione religiosa, Igor Stravinskij, Helenio Herrera ed Ezra Pound. All'imbrunire, di nuovo sull'acqua che riporta in città, si vorrebbe rimanere sull'isola, sperando di sentire tra le ombre i tre uomini in chiacchiere, o forse in silenzio, collaborando nella creazione di un’opera lirica dal libretto in verso intitolata "Catenaccio".