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Il 25 Aprile, la democrazia e il dovere di non dimenticare

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di MICHELE PETTINATO

Era un giorno di primavera quel 25 Aprile del 1945 e L’Italia decideva di voltare pagina, di cominciare un racconto nuovo, di dimenticare le dittature e rinascere con la luce della democrazia.

 

 

 

La storia ha poi voluto incrociare due destini: la stagione primaverile che scaccia l’inverno e la voglia di democrazia che distrugge ogni dittatura.

Oggi, a 72 anni di distanza da quel giorno, ci si interroga su cosa resta di quel coraggio che mise assieme uomini, donne e bambini, tutti accomunati dalla voglia di resistere contro il nazifascismo. Nel rivedere le immagini di quel giorno con i volti gioiosi di quel popolo, c’è davvero da commuoversi.

Colpisce, soprattutto, la composta semplicità disegnata su quei volti. Dietro quella gioia, c’è tantissima sofferenza, un dolore muto fatto di lacrime e privazioni, una guerra devastante che coprì la nostra penisola di morte e dolore. La Costituzione Repubblicana, nasce dalla semplicità di quei volti e di quel popolo. Sono le immagini raccontate dalla scrittrice Elsa Morante che, nel suo romanzo “La Storia”, descrive il coraggio di una madre e del suo bambino che cercano il futuro sotto una Roma bombardata, trasformata in un cumulo di macerie. Il futuro, appunto. Nonostante tutto.

Oggi, il 25 Aprile ci chiama a non dimenticare quelle storie e quei volti, di promuovere e non dimenticare i valori della resistenza e della democrazia, da salvaguardare e proteggere sempre, come un dovere da mettere in pratica tutti i giorni.

Lo stesso compito spetta anche alle forze politiche. Non è ammissibile oggi dividersi sui valori del 25 Aprile. Anche questo è sinonimo di una democrazia matura che deve affrontare le sfide del nuovo tempo. La politica, con umiltà, in un epoca di corruzione e odio come la nostra, sappia tornare ai valori della Resistenza dal nazifascismo. E se possibile, per qualche minuto, si riveda le immagini con i volti di quel 25 Aprile del 1945.  Per rendere omaggio alla tenerezza, al coraggio ed alla sofferenza di quel popolo che ci ha donato la democrazia.