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Antonio Gramsci a ottant’anni dalla morte

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di NICO CATALANO

Il 27 Aprile di ottant'anni fa Antonio Gramsci moriva a Roma presso la clinica Quisisana in seguito alle sofferenze subite dalla lunga e dura detenzione nelle carceri del regime fascista.

Gramsci, i cui scritti sono ancora al giorno d’oggi l’oggetto di numerosi studi, riflessioni, tesi e ricerche in ogni parte del mondo, è considerato uno dei Padri nobili della Sinistra italiana, fondatore del partito comunista italiano dopo la scissione avvenuta a Livorno il 21 gennaio 1921 e dell’allora quotidiano comunista L’Unità nel febbraio 1924 giornale del quale fu il primo direttore e di cui scelse il nome giustificato dalla necessità storica secondo lo stesso intellettuale dell'unità di tutta la classe operaia intorno al partito comunista, quindi l’unità degli operai e dei braccianti, quell’unità di tutto il popolo italiano nella lotta contro il fascismo all’epoca al potere nel nostro Paese.

Il Presidente della Repubblica Mattarella in una nota pubblicata il giorno della commemorazione per la morte di A. Gramsci ha scritto : “la sua elaborazione teorica e la sua figura politica hanno contribuito in modo  significativo alla fondazione dello Stato democratico e al suo radicamento popolare, la pubblicazione delle Lettere e dei Quaderni del Carcere,  successivamente la ricostruzione dell'intero Epistolario Gramsciano, costituisce uno snodo significativo della vicenda politica e culturale del Novecento italiano"

Infatti Gramsci è considerato uno dei più importanti pensatori del ventesimo secolo, nei suoi scritti, sempre attuali, evidenziò la struttura culturale e politica della società, elaborando in particolare quel concetto di egemonia, secondo il quale le classi dominanti impongono i propri valori politici, intellettuali e morali alle classi subalterne, quindi a tutta la società, con l'obiettivo di saldare e gestire il potere intorno a un senso comune condiviso da tutte le classi sociali.

L’attualità del pensiero Gramsciano sta venendo alla luce in questi giorni che precedono il ballottaggio Francese tra la candidata di estrema destra Marine Le Pen e quell’ Emmanuel Macron rappresentante di quell’elitè tecnocratica le cui politiche sono appunto le cause degli effetti tanto criticati e rappresentati proprio dalla Le Pen: qualunquismo, populismo, nazionalismo ed intolleranza.

In un momento storico in cui la sinistra in tutta Europa è schiacciata da un lato dall’egemonia esercitata dalle forze liberiste che rappresentano gli interessi del grande capitale e dall’altro dall’egemonia esercitata da nuovi e pericolosi nazionalismi, come ricorda l’economista Emiliano Brancaccio in una intervista rilasciata a Giacomo Russo Spena del settimanale L’Espresso è utile rileggere il contenuto dello scambio epistolare avvenuto in pieno fascismo, peraltro durante il periodo di detenzione nel carcere di Turi, tra Gramsci  e l’economista Piero Sraffa, in cui lo stesso Sraffa evocava la necessità prima di una “rivoluzione borghese” di stampo anti-fascista, e solo dopo intravedeva qualche possibilità di avvio di una politica rivolta verso le classi lavoratrici, Gramsci, in quella occasione stigmatizzò la presa di posizione dell’ economista definendola “il retaggio di una formazione intellettuale liberale, cioè normativa e kantiana anziché marxista e dialettica”.

Riportando il tutto al giorno di oggi, il pensiero di Gramsci insegna  che si può costruire una coerente e credibile forza politica di sinistra solo se si è in grado di portare avanti una lunga e faticosa elaborazione di un punto di vista autonomo rispetto alle forze egemoni in campo, evitando appunto  di portare acqua all’una o all’altra di quelle due proposte politiche sopra citate oggi purtroppo egemoni, quindi costruendo una chiara e autonoma alternativa ad entrambe le posizioni per dare voce alle numerose istanze sociali e del mondo del lavoro sempre più penalizzate da una società ingiusta e diseguale invece di accontentarsi di ricoprire un ruolo subalterno destinato solo a procurare danni d’immagine alle prospettive future della stessa sinistra.

Purtroppo il quadro attuale è sconfortante, tra i personalismi e  gli infantilismi vari che connotano la sinistra specialmente nel nostro Paese   ma rimanendo in tema fa ben sperare quello che scriveva appunto Gramsci: “al pessimismo dell'intelligenza, corrisponde sempre un ottimismo della volontà”.


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