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Transitorio e nuova formazione: i dimenticati dal MIUR!

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di VALERIA BRUCCOLA*

Tutti i precari della scuola, i docenti delle Graduatorie d'Istituto esclusi dalla Buona Scuola di Renzi,

si sono mobilitati per chiedere soluzioni adeguate al proprio profilo professionale, in occasione della definizione della nuova normativa sulla formazione e il reclutamento dei docenti, in cui è stata definita una fase transitoria dal vecchio al nuovo. Abbiamo sempre sostenuto che fosse importante lavorare per una mediazione politica e questo ci ha portato a contribuire alla definizione di un transitorio che tuttavia lascia irrisolti molti punti. In occasione della festa dei lavoratori, non possiamo che assumerci l'onere di una riflessione proprio su questi “casi irrisolti” che la politica da anni dimentica, senza considerare che dietro ci siano persone, professionisti che hanno speso la loro formazione anche nella scuola, che hanno subito ogni sorta di sfruttamento senza alcun riconoscimento. Tra le categorie di docenti accomunate da questo destino, spiccano i docenti in possesso di titoli AFAM, beffati anche dalla definizione che il MIUR attribuisce loro. Alta Formazione Artistica e Musicale, questo significa l'acronimo, ma niente nella loro professione di docenti porta a considerare l'Alta formazione che hanno acquisito nel vecchio ordinamento e i loro titoli non permettono il riconoscimento professionale che in altri Paesi è implicito. Nel corso dei decenni passati, sono stati scavalcati dai loro colleghi esteri e non hanno in molti casi potuto conseguire un'abilitazione formale, oggi riconosciuta dai Tribunali italiani come insita nel titolo acquisito e sono relegati nella III fascia delle graduatorie d'istituto nonostante il titolo e i numerosi anni di servizio. Sono moltissimi gli artisti italiani, docenti della scuola statale, a subire questo smacco e nemmeno la definizione della fase transitoria ha saputo tener conto della loro specificità. Tale prerogativa, tra l'altro, non li discosta dalla situazione di colleghi di altre discipline, ad esempio gli insegnanti tecnico pratici, tutti in III fascia perché la politica non ha saputo o voluto tener conto del pregresso, ammantando scelte di contenimento dei numeri con il fumo del merito e della valutazione. Un percorso ad ostacoli per migliaia di docenti italiani, per i quali le graduatorie ad esaurimento sono state sprangate, ma che hanno continuato e continuano ad assicurare l'istruzione dei nostri giovani e a garantire il regolare svolgimento del servizio scolastico statale.

La strada del riconoscimento dei titoli AFAM è stata aperta da numerosi accoglimenti in sede legale, ma non possiamo accettare che solo chi ha possibilità di ricorrere raggiunga il riconoscimento professionale dovuto. Come associazione abbiamo sempre utilizzato i ricorsi come volano per un cambiamento e non scoraggiamo che intravede nelle azioni legali fondate una via utile alla propria progressione professionale. Tuttavia, la politica ha enormi responsabilità soprattutto nei riguardi di chi non potrà godere dei benefici di un ricorso, nonché il dovere di farsi carico di valorizzare le risorse umane della scuole, la cui condizione precaria è determinata non da incapacità, incompetenza o ma da normative stratificate e mai uniformate da chi ne aveva il potere. L'utilizzo ad oltranza di precari anche da parte dello Stato è gravissimo, oltre che contro la normativa vigente, per chi lo subisce e per lo stesso sistema scolastico. Anni ed anni di negligenza, di vuoti normativi non possono essere sempre pagati dai cittadini e dalla comunità scolastica. Se non è questo il momento per chiedere ed ottenere i dovuti riconoscimenti professionali per tutti i docenti della III fascia perché non esiste una volontà politica, ciò non vuol dire che questo non sarà possibile in un futuro prossimo. I ricorsi faranno, se serve, da apripista, le associazioni faranno il resto nelle sedi politiche. Adida è nata dalla III fascia ed ha avuto la costanza di non abbandonare mai il campo delle rivendicazioni di riconoscimento, contribuendo a raggiungere risultati da utilizzare come base solida per continuare sulla strada intrapresa. Troppe le scelte politiche contrarie al buon senso e le recenti vicende del transitorio hanno confermato che, quando la politica vuole, le soluzioni le trova. Questa la buona ragione per continuare a lottare per quanti aspettano ancora un giusto riconoscimento professionale.

* Coordinatrice nazionale Adida


Foto: Il Fatto Quotidiano

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