Il SudEst

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Personaggi in cerca d’autore

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di MICHELE PETTINATO

Nel quanto mai confuso scenario attuale della politica italiana, sempre più incerto e impreparato dinanzi ad una realtà sociale in continuo mutamento, le primarie del Partito Democratico andate in scena lo scorso 30 Aprile, confermano alcune analisi politiche fatte qualche mese fa.

 

 

In primo luogo, è ormai chiaro che il processo di mutazione genetica del PD è sempre più inesorabile. Con la componente di sinistra ormai ridotta ai margini, il partito ormai naviga a vele spiegate verso il centro e, perché no, strizza l’occhio anche alla destra con cui Renzi già si era seduto al tavolo negli anni del suo governo. La mutazione genetica del partito trova il suo compimento nella visione tutta personale e personalistica di Renzi, che già in passato ha emarginato tutti coloro che nel partito non la pensavano come lui.

E’chiaro che, quest’ultimo aspetto, cancella in maniera netta quella natura che avrebbe dovuto caratterizzare il PD dieci anni fa e che vedeva riformisti e centristi assieme per dare vita ad un grande partito di centro sinistra di respiro europeo. Dieci anni dopo restano però le macerie. Il PD, oggi, è il partito di Renzi, sempre più voglioso di rivincite personali dopo il flop del Referendum del 4 Dicembre. Con la tentazione di usare la vittoria delle primarie (dove comunque si è registrato un netto calo dei votanti) come altare di autopurificazione dopo la sconfitta del referendum, quasi indifferente ad un paese che già da tempo gli ha voltato le spalle e non solo al Referendum.

Fino a che punto potrà arrivare la propaganda dell’ex premier, capace in passato di spacciare come una grande riforma quella che annientava i diritti sul lavoro? E, soprattutto, cosa resta a sinistra di quel dibattito culturale e politico che, ad oggi, non vede nemmeno nuovi intellettuali capaci di coraggio e idee sul terreno dell’uguaglianza e della fruizione dei diritti?

Nel racconto quotidiano, a tratti snervante, della retorica Renziana, continueremo allora a vedere e sentire le voci di Serracchiani, Orfini, Richetti oppure quella della sempre sorridente Maria Elena Boschi. Personaggi in cerca d’autore, direbbe Pirandello. Che, però, nell’attuale realtà politica e culturale italiana, non hanno più nulla da dire.