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“Io e il cancro”. Una madre, una battaglia, una nuova vita

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di MARIA RITA CAPOBIANCO

 

Tutto inizia banalmente. Con una doccia.

 

Mentre fai la doccia senti un nodulo al seno.

Ti sforzi di pensare positivo, forse è qualcosa di benigno. Del resto fino a ieri facevi progetti, ti sentivi bene e alla prevenzione sei sempre stata attenta. Ma il dubbio ti assale. Senti che qualcosa sta cambiando. Una parte del tuo corpo si ribella. Diventa necessaria una visita medica. Il lunedì vai dal Dottor Vicini. Ti aggrappi agli ultimi minuti di dubbio, di speranza. Dubbi che lo sguardo del medico spazza via. Inizia a parlare. Parla di rischio. Allora hai necessità di chiedere, di sapere. Il medico risponde chiaramente, il rischio è altissimo. Ora quel nodulo ha un nome, cancro. Serve uno specialista. Lo cerchi e trovi il migliore, il Prof. Riccardo Masetti responsabile della struttura complessa di chirurgia senologica del Policlinico Gemelli. Anche lui conferma la diagnosi. Cancro. Sono però necessari molti esami clinici per poter programmare la terapia. Iniziano settimane di esami e prelievi. Settimane di aghi spaventosamente grandi. Alla fine degli esami clinici vengono decisi 6 cicli di chemioterapia. Ti propongono una chemioterapia sperimentale. Ti informi, e scopri che le incognite sono tante. Inizialmente rifiuti. Poi ci pensi. Se oggi abbiamo cure efficaci per il cancro è grazie alle persone che si sono sottoposte a sperimentazione. Pensi anche che un domani potrebbe servire ad una persona a te cara. Quindi accetti. Riesci ad accettare anche grazie ai medici. Che prima di essere medici sono angeli. Perché riescono a farsi carico del tuo problema, della tua paura. Per essere un bravo medico bisogna essere prima una persona eccezionale. Per iniziare la chemio è necessario inserire un catetere venoso, il port. Incontri colui che deve inserire il port, ovviamente è uno sconosciuto. Quando hai finito e stai uscendo, però, ridi e scherzi con lui. Sono i miracoli di questi luoghi di dolore e speranza. Prima di iniziare la chemio, la tua oncologa Dott.ssa Ida Paris (a cui sarai sempre legata da stima e riconoscenza) ti consiglia di tagliare i capelli a zero. Ma come spieghi a tuo figlio piccolo un cambiamento d'aspetto tanto radicale? Ti inventi un gioco. “Tu tagli i capelli a mamma e mamma li taglia a te “. Decidi anche di “allontanare “la tua bimba di pochi mesi, per non aumentare il dolore del distacco in caso andasse tutto male. Dopo il taglio di capelli decidi di fare il tatuaggio delle sopracciglia. Vuoi preservare il più possibile il tuo aspetto dagli effetti della chemio. E con il tatuaggio delle sopracciglia scopri un mondo, che poi diventerà una occasione lavorativa. Compri anche una parrucca. Che inizialmente rifiuti. Inizia la chemio. Ed inizia la nausea, il senso di spossatezza, e tutti gli altri effetti collaterali. Affronti la nausea, la spossatezza, affronti tutto , perché è necessario andare avanti. Quando torni a casa non senti puzza di ospedale. Senti odore, odore di speranza. Dopo 7 giorni il torace sembra trapassato. Affronti tutto con ironia. Dopo 20 giorni i capelli cadono e devono essere nuovamente tagliati. Dopo il secondo ciclo iniziano i miglioramenti. Dopo il terzo i risultati sono ottimi. Grazie ad un buon medicinale, a tanta forza e alla volontà di non smettere di sognare. Cerchi di dare forza a tutti. Anche se è dura vedere il dolore negli occhi di tua madre. Arriva il momento di rimuovere il seno. Di togliere quella bomba che hai nel petto. Quel seno che rifiuti e che non vuoi nemmeno toccare. Prima di entrare in sala operatoria il Professore ti bacia sulla fronte. Ti svegli dopo 8 ore di intervento. Contenta ma con un dolore pazzesco. Perché hanno dovuto mettere la protesi nei muscoli. Quindi difficoltà nel bere, nel respirare. I dolori durano per settimane e devi girare con due drenaggi. Ma non puoi e vuoi fermarti. Anzi decidi di renderti utile. Di organizzare una raccolta fondi per l'associazione Susan G. Komen Italia di cui è presidente il Prof. Masetti. Nasce così a Sora l'evento Bailando in rosa. Che nella prima edizione raccoglie 10.000 euro. Un successo, rovinato da incomprensioni che a volte fanno più male del cancro. Il malato di cancro non è una persona da compatire, è una persona che però va rispettata. Va rispettata la situazione che affronta. Dopo l'intervento chirurgico inizia la chemio biologica. Arriva il giorno che fai una pet TAC di controllo. Il referto è quello che non ti aspetti. C' è una massa al braccio destro. Serve fare l'istologico per capire di cosa si tratta. Ma la paura ti assale, ti butta a terra. Alla recidiva, così presto, non eri preparata. Temi di essere sconfitta. Guardi i tuoi figli, pensi che dovranno crescere senza la madre. Una vera ingiustizia. Hai il sostegno totale di tua madre e di tuo marito, ma rimani a terra. Vedi le persone andare al mare. Vorresti andare anche tu al mare in compagnia. Tu che il mare lo odi. Hai bisogno di vicinanza. Ti senti come un cavallo che prossimo al traguardo cade a terra. Poi scopri di essere come Secretariat. Il cavallo che entrò nella leggenda vincendo il Triple Crown, contro ogni pronostico. Ti rialzi, ricominci a correre. L'esame istologico è negativo, si trattava di un falso positivo. Arriva il giorno in cui termina la terapia. Dovresti essere contenta. Eppure inizi a piangere. Non vuoi staccarti dai medici, dalla sicurezza che ti hanno dato. La tua vita è cambiata. Vuoi donare agli altri la forza che ti ha sostenuto. Continui ad organizzare Bailando in rosa, aiuti donne che affrontano ciò che tu hai affrontato. Inizi a vivere il secondo tempo della tua vita. A respirare. Veramente. Perché prima vivevi per inerzia. Ora fai solamente ciò che ti rende felice. Ti scopri preziosa. Ti godi intensamente i tuoi figli. Questa è una storia iniziata il giorno della festa della mamma, una storia da raccontare oggi alla vigilia della festa della mamma. Per dare forza alle donne, alle madri. Una storia che poteva diventare storiaccia e che invece è diventata una favola. Quelle favole da “vissero felici e contenti “.

Nota redazionale : Questa per una volta non è una storia di cronaca nera. Questa settimana abbiamo voluto lasciare spazio ad una storia di speranza. La storia di Maria Rita Capobianco. La sua storia è la storia di tante donne e madri che affrontano il cancro.

( Pierdomenico Corte )

Foto gentilmente concessa da Maria Rita Capobianco.