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Risorgimento Socialista definisce la sua piattaforma politico-programmatica

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di FRANCO BARTOLOMEI*

Relazione introduttiva al direttivo nazionale del 12 novembre

1) Vogliamo Ricostruire il paese attuando il modello di democrazia sostanziale delineato nella Costituzione della Repubblica Italiana, fondato sulla centralità del lavoro nei rapporti sociali, e sulla valorizzazione della funzione sociale della proprietà’, per affrontare e superare lo stato di profonda crisi economica e sociale che sta distruggendo il tessuto della società civile del paese. .

Vogliamo Liberare l'Italia recuperando appieno la nostra sovranità Costituzionale, per risolvere la gravissima crisi democratica che investe tutte le nostre istituzioni, per restituire al paese la sua capacità di governo, e per recuperare il ruolo attivo ed autonomo del paese nei rapporti internazionali ispirato dagli intenti di pacificazione e cooperazione, fissati dalla costituzione repubblicana come il nostro principio di riferimento nelle relazioni tra i popoli.

Noi consideriamo il disegno di società ,definito nei suoi riferimenti di modello sociale ed economico dagli articoli programmatici della nostra Carta Costituzionale ,come il concreto programma attuativo di un sistema alternativo al liberismo ,e come il criterio guida per ricostruire il nostro tessuto economico e produttivo secondo un nuovo modello di sviluppo e di crescita, in grado di salvare il paese dalla crisi strutturale che sta travolgendo le economie sviluppate in conseguenza della crisi del modello economico liberista e finanziario, e delle contraddizioni enormi aperte dall'impatto dei processi di globalizzazione che sottopongono le economie mature e sviluppate a pressioni concorrenziali impensate .

Un nuovo modello di sviluppo, pienamente "Costituzionale ", fondato sulla considerazione economica anche di diversi parametri di riferimento della stessa qualità sociale della crescita e della sua sostenibilità , sulla funzionalizzazione della creazione ed utilizzazione della ricchezza sociale rispetto alle indicazioni programmatiche dettate delle scelte di priorità indicate dalla Costituzione , e su nuove regole di controllo sociale delle variabili economiche .

La Costituzione rappresenta in tal senso per noi la vera variabile indipendente del nuovo progetto di società che presentiamo al paese, per ricostruire la nostra democrazia come un governo complessivo della società , fondato sulla piena e libera rappresentanza della domanda politica e sulla mediazione democratica delle conflittualità sociali .

Noi vogliamo riunire attorno a questo progetto la grande maggioranza diffusa e confusa dei cittadini esclusi dai processi decisionali reali , e soggetta al ridimensionamento dei propri livelli di vita e delle proprie condizioni di lavoro , vittima dei processi di trasferimento massiccio e continuo di reddito e di ricchezza verso le classi alte della scala sociale , minata nelle sue vecchie certezze in una aspettativa futura di mobilità sociale ormai resa impossibile della recessione economica prodotta da una crisi di sistema dell’economia finanziaria e dalla restrizione della base produttiva del paese , incerta sulle future possibilità di stabilità e di sicurezza , propria e dei propri figli , ed incerta sulle stesse piu’ generali prospettive di sviluppo e di tenuta di una società impoverita e precaria . come quella che si va profilando dopo la crisi finanziaria e la recessione economica . ------------- 2)Siamo Consapevoli che l’attuazione reale del progetto sociale espressione integrale della nostro impianto costituzionale e’ ormai divenuto incompatibile nella sostanza con il complessivo sistema di rapporti condizionanti , limitazioni di sovranità, regole istituzionali , e poteri finanziari e monetari ,introdotto per massima parte , o recepito e facilitato per altri versi nella sua incidenza sui nostri processi decisionali interni , dai trattati di Maastricht e Lisbona , e con l’assetto decisionale tecnocratico, e naturalmente sovranazionale che costituisce la struttura centrale del sistema finanziario globale , e ne rappresenta il momento attuativo centrale totalmente vincolante le scelte di modello interne.

Il sistema generato dai due trattati ha infatti realizzato il nuovo assetto della Unione Europea, al posto della vecchia CEE, andando a costituire l’ intelaiatura attorno a cui e’ avvenuta la omologazione assoluta delle societa’ continentali al modello liberista nei rapporti produttivi, la finanziarizzazione dei processi di costruzione della ricchezza e la conseguente trasformazione della natura del credito e del ruolo del sistema bancario, e la traslazione completa alle elites tecnocratiche e monetarie sovranazionali dei centri decisionali principali degli indirizzi dello sviluppo sociale collettivo , che costituiscono tutti aspetti strutturali dell’organizzazione sociale che contrastano in radice un sistema democratico fondato sulla sovranità popolare come soggetto collettivo che determina le scelte di modello esercitando opzioni di valore o anche semplicemente scelte di priorità discrezionali sugli interessi collettivi ed individuali.

I due Trattati di Maastricht e Lisbona assumono quali fondamenti strutturali della nuova costruzione europea la predetrminazione del modello neoliberista come unico modello di riferimento della configurazione strutturale dell’Unione , e pongono come premessa attuativa di questo indirizzo obbligato e vincolante che cementa la nuova Unione la distruzione reale della sovranità costituzionale degli stati partecipi, ottenuta con l’azzeramento delle politiche economiche di ciascuno conseguente all’azzeramento delle loro autonome potestà monetarie, indispensabile ad evitare il risorgere di possibili alternative di modello a livello degli stati nazionali all’interno dello spazio finanziario e monetario, posto nelle mani della BCE e governato da una elite‘ tecnocratica..

Lo stesso tentativo finale di stravolgimento della stessa costituzione formale tentato da Renzi con la sua riforma complessiva , respinto dal popolo Italiano nel referendum del 4 Dicembre , ha rappresentato il punto finale di un attacco che va avanti da tempo ,e che nelle intenzioni di poteri interni ed esterni centrali nelle logiche di gestione del sistema liberista e finanziario , europeo e globale ,avrebbe dovuto essere la spallata finale decisiva per la definitiva " normalizzazione di un paese ancora troppo intriso di una cultura "democratica e sociale" da estirpare definitivamente.

La sostanziale incompatibilità dei due trattati istitutivi della UE e del sistema euro con il perseguimento gli obiettivi democratici e sociali che costituiscono la ragione del nostro essere politico, rendono pertanto la contestazione della efficacia prioritaria delle regole in essi definite rispetto alle scelte attuative della Costituzione un momento ineludibile di ogni autentico percorso di rinascita democratica della società italiana ,e di ricostruzione di un tessuto di relazioni sociali in cui il lavoro riassuma la centralità sociale, economica, e decisionale , che ad esso assegna la nostra Costituzione Repubblicana , e l'Intervento pubblico torni a guidare gli indirizzi di modello e di sviluppo del paese.

Per queste ragioni riteniamo che una preliminare riappropriazione di forza Costituzionale degli Stati della UE, rappresenti la condizione che può rendere possibile una ricostruzione democratica di una nuova comunità politica continentale tra di essi , fondata sul criterio chiave per cui ogni cessione di poteri, funzioni e quote di sovranità ad una struttura politica può avvenire solo nel pieno rispetto, garanzia e tutela degli standard sociali ed economici liberamente determinati in base alle rispettive Costituzioni materiali degli stati partecipanti.

La Sovranità Costituzionale degli Stati rappresenta quindi il mezzo necessario per innescare un processo di collaborazione ed integrazione tra i popoli d’Europa di ben altra natura democratica e di ben altro livello di qualità sociale dell’attuale Unione, tecnocratica ed autoritaria, che impoverisce i popoli e li espropria di ogni potere decisionale, assoggettandone ogni scelta d’indirizzo generale agli interessi dell’equilibrio finanziario complessivo , e rendendo ad essi impossibile l'esercizio di qualsiasi possibile politica nazionali antirecessiva diretta a ricostruire un riequilibrio sociale . ,

Questa nuova Unione tra i paesi d’Europa dovrebbe trovare forma all’interno di un nuovo patto costituzionale comune, contrattato liberamente tra paesi che hanno recuperato la dimensione piena della propria capacità di autonoma determinazione, superando l’assetto autocratico, forzato e verticistico che venne codificato a Maastricht e Lisbona.

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3)La nostra scelta politica implica naturalmente una Opposizione radicale a tutto il sistema politico della II Repubblica, che ha governato negli anni ,con piena continuità tra gli schieramenti politici di centrodestra e di centro-sinistra che si sono alternati , la progressiva involuzione sociale e democratica del paese , aderendo ai dettami esterni imposti dallo svuotamento della sovranità costituzionale dello stato nel governo delle scelte di indirizzo del paese, che imponevano lo stravolgimento della nostra costituzione materiale sul terreno del modello dei rapporti sociali e del sistema delle garanzie collettive costruito negli anni attraverso l'uso sociale delle politiche di spesa .

L’ assetto decisionale complessivo della intera gestione politica del paese ,che ha caratterizzato l’esperienza politica della II Repubblica , ha costituito , fino a giungere alla fase cruciale del finale commissariamento del paese con il governo Monti-Napolitano , e con i governi successivi che agiscono in quel solco fondati sulla trasformazione del PD nella vera forza di stabilizzazione conservatrice del sistema , ha rappresentato l’involucro politico ed istituzionale che ha assecondato l’attuazione concreta ed integrale del modello neoliberista nel nostro paese, e ad esso deve essere attribuita la responsabilità dello stato di crisi sociale e morale che il paese attraversa...

Tutti i passaggi realizzati da questi governi hanno contribuito a raggiungere questo risultato finale disastroso per il nostro paese, a partire dall’iniziale smantellamento del nostro tessuto economico attraverso i processi generalizzati di privatizzazione di tutte le strutture portanti del nostro sistema produttivo , infrastrutturale, e bancario , fino alla costruzione di un sistema di relazioni economiche e normative in cui l’impresa assume una incondizionata centralità nei processi sociali ,e nei momenti decisionali di una società civile "di mercato “ totalmente omologata attorno a modelli e parametri culturali uniformi ed assuefatta ad assorbire logiche e scelte di consumo standardizzate , ed in cui il potere sociale e contrattuale del lavoro viene ridimensionato fino a giungere da ultimo alla sua neutralizzazione come soggetto sociale collettivo , utilizzando la sua precarizzazione stabile come strumento di controllo delle relazioni sociali, ed il ridimensionamento dei livelli salariali come condizione costitutiva essenziale dei fattori di competitività delle imprese . .

L'assorbimento consapevole totale della sinistra italiana " ufficiale ", politica e sindacale , all'interno delle logiche di governo ,e di condivisione e gestione di sistema di tutte le scelte principali che hanno realizzato questa involuzione sociale e democratica del paese, ha fatto si che l'Italia sia ormai divenuto l'unico grande paese d'Europa in cui non esiste alcun significativo processo di ricostruzione di una sinistra alternativa, in grado di rappresentare l'opposizione diffusa che esiste nel paese, prodotta dalla crisi verticale del fallimentare modello sociale liberista e finanziario, imposto al paese in attuazione del sistema Maastricht, in parallelo allo smantellamento del suo sistema produttivo ed alla restrizione delle politiche di spesa di natura anticiclica incompatibile con il rispetto dei parametri del debito ,e da ultimo con i fiscal compact posti a presidio del nuovo sistema monetario euro, fatti recepire persino in costituzione con le norme sul pareggio di bilancio.

Non e' un caso quindi che lo spazio politico ed elettorale che nei grandi paesi d'Europa stanno consolidando le nuove forze della Sinistra Alternativa e popolare sia occupato in massima parte da movimenti atipici e contraddittori come 5 stelle e Lega che rivolgono il malessere sociale diffuso contro la crisi del sistema politico molto più che sulla contestazione del modello liberista imposto al paese . .

NOI al contrario Vogliamo dare rappresentanza all’opposizione massiccia che e' ormai maggioranza del paese , dando piena traduzione politica al significato profondo del risultato del referendum Costituzionale del 4 Dicembre ,che da noi in Italia, in assenza a differenza della Francia della creazione di un fronte sociale attivo di contestazione delle politiche liberiste sul lavoro ,per l'inerzia e la commistione di ceto del nostro sindacato con le logiche di sistema politico , ha rappresentato il primo vero atto collettivo consapevole di massa di contrasto radicale al modello imposto in questi ultimi venti anni . Per questo vogliamo riunirla in un grande e partecipato processo di rinascita democratica e di liberazione del paese , fondato sul recupero pieno della Sovranità Costituzionale del Paese come condizione necessaria indispensabile alla creazione di un nuovo modello di sviluppo e costruzione della ricchezza sociale . ------------------- 4) I processi di globalizzazione finanziaria,che hanno fatto da cornice alla riorganizzazione liberista e monetarista dell’Europa, determinata da Maastricht e Lisbona, caratterizzati dalla libera circolazione transnazionale dei capitali, e dalla trasmissione diffusa dei processi conoscitivi necessari allo sviluppo delle capacità produttive, che hanno rappresentato un elemento strutturale necessario ad alimentare ulteriormente, e ad alti tassi, la crescita dell’economia mondiale . ed hanno prodotto una crescita produttiva reale dei paesi emergenti, hanno ormai esaurito la loro spinta propulsiva nei confronti delle economie sviluppate .

La crisi che sta devastando tutte le economie sviluppate dell'Europa dimostra come la Globalizzazione Finanziaria , che ha costituito una fase necessaria a risolvere i problemi dello squilibrio e dei limiti dello sviluppo globale, facendo fronte alla crisi dei processi di crescita delle economie sviluppate, conseguente all’indebolimento o esaurimento dei loro fattori di espansione, attraverso uno sviluppo accelerato delle economie emergenti, condizionato, guidato o promosso in modo determinante, dal sistema finanziario e bancario integrato a livello globale, dal capitale multinazionale, e dagli organismi monetari sovranazionali costruiti e strutturati nel sistema geopolitico occidentale , non costituisce piu' un fattore in grado di alimentare processi di crescita economica continua e consistente nelle economie mature .

Al Contrario questi processi di integrazione economica e finanziaria globale, fondati su un travalicamento ed annullamento progressivo delle capacità di governo delle economie da parte dei poteri degli Stati, stanno ora producendo, e ancor di più produrranno nel lungo periodo, dopo la esplosione della crisi finanziaria del 2007/2009, poderosi processi recessivi all’interno dei paesi sviluppati, stretti da un lato da una aggressione produttiva esterna che esprime livelli concorrenziali elevatissimi ed indebolisce la loro capacità produttiva, precarizza il loro mercato del lavoro, ed indebolendo i livelli salariali produce una restrizione della domanda interna, e dall’altro dalle conseguenze recessive della crisi sistemica del sistema finanziario, che determinano l’impossibilità di poter continuare ad usare la leva finanziaria come nuovo fattore strutturale dello sviluppo, caratterizzato dalla sostituzione tendenziale della rendita finanziaria e speculativa diffusa, alla capacità di reddito derivante dalla produzione reale di beni e servizi ,e dall’utilizzo del debito come fattore di sostegno dei consumi .

Questo scenario economico involutivo e recessivo sta sempre più caratterizzando il quadro dei rapporti economici e finanziari che determinano il modello globale di sviluppo liberista, e porta con se la maturazione di livelli di contraddizioni economiche di entità tali da porre come una questione attuale e necessaria il problema del superamento sociale e politico del moderno sistema liberista e finanziario , fondato sulla totale indipendenza delle scelte d’impresa ,in cui la costruzione della ricchezza sociale e' rimesso in via principale all’espressione libera ed incondizionata degli interessi finanziari, fuori da ogni capacità di governo programmato dello sviluppo, e rende indispensabile la ricostruzione da parte degli Stati dei loro poteri di governo, intervento ed orientamento in materia di indirizzo economico, di gestione e governo del sistema del credito, e delle loro potestà in materia monetaria e fiscale, e della ricostruzione della loro sovranità nelle scelte sul terreno della qualità e della natura del proprio modello di riferimento nei rapporti sociali.

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5) La nostra complessiva "RICOSTITUZIONALIZZAZIONE " del sistema Italia in tutti i suoi rapporti sociali e produttivi , una volta ristabilita in via prioritaria l'effettivita' operativa di tutti i suoi circuiti e sistemi di governo costituzionale delle scelte di indirizzo complessivo del paese , passa necessariamente per una contestazione e revisione radicale delle ricadute interne degli assetti di modello europei, imposte o recepite nel nostro ordinamento in ragione dei trattati di Maastricht e Lisbona , a cominciare dalle normative sui rapporti di lavoro , pensioni , politiche di spesa ,politiche industriali, libertà d'impresa, normative anticoncorrenza e obblighi di privatizzazione e liberalizzazioni dei servizi pubblici , e regime patrimoniale dei beni pubblici .

L'avvio parallelo di un diverso modello di crescita e di sviluppo passa da subito per un recupero della possibilità di programmare e realizzare un ruolo pubblico attivo nelle politiche industriali attraverso l'esercizio di una autonoma attività di governo, e la riattivazione di politiche di spesa, e deve trovare soluzione attraverso una ripubblicizzazione del sistema creditizio e di tutte le infrastrutture portanti dell'economia nazionale , e attraverso l'introduzione di una normativa quadro sulle restituzioni , dietro indennizzo parametrato ai prezzi di acquisto , di tutte le aziende pubbliche privatizzate a basso costo all'epoca della nostra " rincorsa " all'euro nel periodo 93/99 .

Resta inteso che la realizzazione di questo programma, non mediabile , di ricostruzione nelle strutture del paese del disegno autentico della nostra Costituzione, che passa necessariamente per il pieno ripristino delle potestà costituzionali di governo reale del paese, implica da subito una contestazione radicale dalle stringenti regole vigenti sui parametri di bilancio degli stati in relazione a cui la BCE ,e gli altri organismi finanziari e monetari sovranazionali , esercitano i loro poteri di condizionamento assoluto delle politiche interni degli stati , e potrebbe anche implicare , ove dovesse divenire condizione necessaria per la sua attuazione concreta, una contestazione dello stesso sistema monetario esistente ,fino a giungere in ultima soluzione anche ad una fuoriuscita dal sistema attraverso una riappropriazione diretta del paese della propria sovranità monetaria .

E' evidente che un fronte politico alternativo al programma recessivo dei Fiscal Compact, al sistema liberista imposto e definito dalle Direttive della Commissione Europea elaborate dalle tecnocrazie dell’Unione, ed alla distruzione delle politiche sociali ed industriali dei paesi d’Europa imposte dalla sottrazione della sovranità monetaria , deve avere la piena consapevolezza della portata dirompente del suo programma rispetto all'assetto della attuale unione europea ,ed essere nelle condizioni di poter agire di conseguenza coerentemente nel supremo interesse del proprio popolo. --------------------------

6) Di fronte a questi complessi scenari , densi di rischi di conflitti ,ma anche di nuove opportunità di crescita pacifica , noi ribadiamo come la politica di PACE, la scelta per il NEUTRALISMO , la ricerca dei un equilibrio mondiale fondato sul MULTIPOLARISMO , e la costruzione di politiche attive COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO , costituiscono le pietre angolari della nostra visione del ruolo dell'Italia nei rapporti internazionali .

La crisi del modello liberista e del sistema finanziario , e l'esaurimento della spinta espansiva dei processi di globalizzazione , a cui le stesse classi dirigenti mostrano di non essere in grado di porre rimedio in termini di trasformazione del modello di sviluppo delle economie sviluppate , rendono precario l'equilibrio unipolare dei rapporti internazionali costruito dopo l'89 sulla egemonia incontrastata degli Stati Uniti , caratterizzato dall'accerchiamento ed isolamento geo-politico della Russia , e da una contemporanea politica di forzata osservazione e collaborazione commerciale e finanziaria con la Cina ,e rischiano di divenire fattori scatenanti di un conflitto di vaste dimensioni .

La Nato rappresenta ormai , cessate le sue originarie ragioni costitutive , la super struttura militare che, espropriando del tutto la autonomia politica degli stati , garantisce l'allineamento totale dell'Europa agli interessi geo-politici funzionali a questo equilibrio , rappresentando essa stessa un fattore attivo di instabilità e di guerra in tutti le are politiche contigue al continente, con interventi diretti nei paesi finalizzati realizzare una egemonia politico-militare utile a consolidare l'inglobamento di queste aree all'interno del suo modello economico e della sua rete di espansione finanziaria e commerciale.

La crescita economica fortissima dei nuovi paesi produttori mondiali emergenti, e tra di essi dei 5 Brics che hanno fattori di crescita robusti per spazio crescita demografica e risorse naturali , ed esercitano una influenza guida nelle rispettive aree di influenza geografica , pone le premesse per un superamento equilibrato e pacifico di questo assetto neo-imperiale del mondo verso un nuovo ed auspicabile assetto di relazioni internazionali multipolari , che può rendere possibile una pacificazione complessiva e la risoluzione concordata di tutte le questioni aperte sui diversi scacchieri , attraverso una soluzione alle aspirazioni di indipendenza nazionale di tutti i popoli , ed attraverso la promozione di politiche di pace e di sviluppo e cooperazione in grado anche di rallentare flussi migratori verso il nord del mondo, causati da povertà e conflitti , che rischiano di aprire contraddizioni insanabili all'interno dell'Europa .

Questo possibile scenario di pace e di distensione e' minacciato da una parte dei gruppi dirigenti politici , finanziari e militari interno al sistema di relazioni e centri decisionali strategici Americani , che ritiene che la impossibilità di riattivare forti e duraturi processi di crescita del sistema economico globale , e la realizzazione dell'obbiettivo di salvare il modello liberista garantendo il ripristino della egemonia degli interessi finanziari occidentali , anche attraverso il ridimensionamento della incidenza condizionante della rilevantissima partecipazione cinese al debito pubblico americano , possa essere reso possibile solo attraverso una diffusa conflittualità tesa a limitare l'espansione delle nuove realtà mondiali , anche mettendo nel conto una deflagrazione dello scontro di ben più ampia portata , finalizzato a ricostruire a tutti i costi un ruolo geopolitico egemonico a garanzia della salvaguardia di un intero modello di rapporti sociali , economici e finanziari su cui si e' pensato fino alla crisi del 2008 di uniformare e regolare il mondo intero .

L'Azione attiva , all'interno dell'Europa e fuori da essa , verso questa possibile evoluzione pacifica e multipolare dei rapporti mondiali deve essere quindi la bussola di orientamento di una nuova politica internazionale dell'Italia , che in libero ed autonomo esercizio della propria sovranità Costituzionale deve mettere in discussione la sua appartenenza alla NATO ,per approdare ad una espressione assolutamente neutralista e pacifista del suo ruolo nel mediterraneo e nel mondo , secondo lo spirito ed i valori della nostra Costituzione .