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Festival del cinema di Venezia

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di SARA LAURICELLA

Via i grandi nomi ed è sana competizione


Mai come in questa edizione la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia esce dagli schemi e ci presenta il cinema “altrove”. Chi si aspettava nomi famosi a livello mondiale e regie consumate dai festival, ha avuto una bella delusione. E’ la Mostra degli amanti del cinema … quelli che non hanno bisogno del nome di richiamo per andare in sala e che scelgono con cura registi, storie ed attori. In tutte le sezioni troviamo artisti della pellicola non necessariamente stranoti ma con un valore qualitativo estremamente alto ed una grande voglia di modernità. Le scelte originali e con settori “di tendenza” del direttore artistico Alberto Barbera e del suo team portano inevitabilmente ad un’imprevedibilità sui possibili nomi dei vincitori e dell’ambito Leone. Inizio volutamente con il segnalare le sezioni collaterali e più innovative: Orizzonti, Fuori Concorso, Cinema nel giardino, Virtual Reality  in cui i film scelti  abbracciano tanto un pubblico di cinefili e di fanatici del cinema quanto i gusti più commerciali passando per le produzioni della “collega” televisione con le series che tanto stanno appassionando il pubblico. A tal proposito c’è da fare una piccola nota maliziosa sul mondo di intendere l’apertura al nuovo: al Festival di Cannes tante sono state le polemiche sui prodotti Netflix mentre alla 74 Mostra di Venezia sono state accolte ed inoltre c’è la presentazione per la prima volta in concorso dei 197 minuti di Ex Libris sulla New York Public Library di Frederick Wiseman.

Quattro  i film italiani selezionati: Sebastiano Riso con  Una famiglia tratta lo spinoso ed attualissimo tema dell’utero in affitto,   Andrea Pallaoro con Hannah si mette alla prova proponendo un film monologo con una sola attrice (Charlotte Rampling),  Paolo Virzì con The Leisure Seeker si confornta con attori e storie made in Usa, ed i fratelli Marco e Antonio Manetti hanno in gara Ammore e malavita un noir musicale ambientato a Napoli. L’apertura al nuovo si manifesta anche con il  documentario sull’immigrazione di Ai Weiwei ed il film «aborigeno» di Warwick Thornton Poi. Non mancano anche degli importanti titoli americani tra cui le opere di George Clooney, di Alexander Payne, di Darren Aronofsky. Ci si abbandona anche al tradizionale cinema d’autore tra cui troviamo i nomi di Silvio Soldini con “Il colore nascosto delle cose”, Edoardo Winspeare, Susanna Nicchiarelli e l’esordiente Cosimo Gomez.