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I figli di nessuno

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di MARIO GIANFRATE

Nel corso del secondo conflitto mondiale si afferma definitivamente come divo del cinema italiano,

 

Amedeo Nazzari  interpretando una lunga serie di film d’avventura e melodrammatici che gli daranno notorietà.

Dopo aver esordito in Ginevra degli Almieri, di Guido Brignone, diviene protagonista, l’anno succesivo nel film di Goffredo Alessandrini Cavalleria. Seguono poi Fuochi d’artificio e La cena delle beffe che gli darà successo. Passa alla storia la sua celebre battuta: “Chi non beve con me, peste lo colga”.

Accanto a Nazzari appare sempre più spesso un’attrice, Yvonne Sanson, che sembra sia destinata a ricoprire ruoli di donne rese infelici dalle circostanze della vita e di un destino avverso che si abbatte su di loro con violenza : Tormento, Catene, L’Angelo bianco, film in genere diretti dal bravo Raffaele Matarazzo che strappano lacrime al pubblico.

Ha fatto epoca, al riguardo, “I figli di nessuno”. La trama: Nazzari, Guido nel film, è il proprietario di una ditta di marmi e la Sanson, Luisa,la figlia di un modesto dipendente. E’ bella, l’attrice di origine greca, e tra i due giovani si consuma una relazione tenuta segreta per la diversa estrazione sociale dei protagonisti. Lei resta incinta di Guido ma la madre, perfida persona, con l’aiuto di Anselmo suo uomo di fiducia, fa rapire il figlio. Alla donna, sopraffatta dal dolore, non rimane che rinchiudersi in un convento e farsi suora.

A Guido hanno fatto credere che lei sia morta e si risposa. Si ritroveranno anni dopo in una circostanza drammatica: la morte del figlio nato dal loro rapporto, vittima di un incidente verificatosi proprio nella cava del padre.

Scene che faranno versare fiumi di lacrime…

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