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Concertoni del Primo Maggio

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di SARA LAURICELLA

La musica è finita andate in pace

Si spengono le luci sui due concertoni del primo maggio: quello storico ed in cerca di rinnovamento di piazza San Giovanni a Roma e quello “bambino” ma vecchio stile di Taranto. I gusti possono portare dall’una o dall’altra parte o da nessuna delle due anche perché di “musica” ce n’è poca, di polemica ce n’è tanta (a volte a ragion veduta) e di lavoro ce n’è pochissimo. Roma, nel new look proposto da Massimo Bonelli, ha tentato di farsi paragonare al Coachella  californiano riuscendoci in parte e limitatamente al fatto che siamo in Italia (qualcuno dice per fortuna), puntando molto sui social e sulla condivisione. Il concertone romano è però scaduto a mani basse riguardo alla volgarità (profusa in maggior quantità delle note musicali, sicuramente per scelta e non per casualità) e riguardo la forbice spalancata tra il cantare e lo stonare (in cui il cantare è sembrato un avvenimento per pochi intimi). I cari vecchi nomi … pochi e sempre buoni: regina, come sempre, la Gianna nazionale giustamente seduta su un trono (in realtà per via di un infortunio) e lo stralunato Max Gazzè che ha ancora il coraggio di portare brani con testi poetici (ma da che mondo vieni? Dacci la posizione che ogni tanto ci andiamo anche noi), e poi Ultimo, il piccolino che pian piano, con la sua sensibilità e normalità, si sta facendo strada dimostrando che non necessita essere un prepotente per primeggiare. Pubblico: pare che l’organizzazione non abbia voluto dare delle stime ufficiali ma ad occhio si direbbe tanti ma non così tanti in più di altre edizioni. Costi: pare siano stati alti … e per il prossimo anno che il concertone romano festeggerà i 30 anni? E poi c’è il controconcertone di Taranto, organizzato dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, con la direzione artistica di Michele Riondino, Roy Paci e Diodato. A Taranto si è invece partiti dal “format” del concertone classico per portare la musica nuova. Il nuovo che guarda al passato per proporre il moderno; nella mattinata è stato arricchito anche da un dibattito (dibattito? che bel suono settantino!) sull’Ilva e l’accordo di programma per Taranto con la partecipazione del governatore Michele Emiliano. Anche durante il concerto si è parlato molto della condizione dei tarantini e della Puglia. Eppure le tematiche affrontate non sono solo tarantine: loro sono quelli che ne parlano. Gli effetti dell’inquinamento, la disoccupazione, la cattiva occupazione (poco remunerata e con poca sicurezza nel luoghi di lavoro), l’immigrazione e il lavoro degli immigrati, la condizione femminile etc. sono problematiche italiane, soprattutto nel Sud bellissimo e martoriato.  In tanti si sono sentiti parte di questo modo di intendere il concertone tra cui anche i Modena City Ramblers (dovevano essere i testimonial a Roma), Emma Marrone, Brunori Sas, Levante, Noemi, Vinicio Capossela, Mezzosangue, Irene Grandi, Ghemon, Teresa De Sio, Coma_Cose, Piotta, Luca De Gennaro, Lacuna Coil e Terraross, presentati dal team di conduttori Valentina Petrini, Valentina Correani, Andrea Rivera e Martina Dell'Ombra. Indie vecchi e nuovi, ed appartenenti alla majors che scalpitano per la libertà di espressione. Pubblico: capacità massima 50mila presenze verificate per la sicurezza da un ticket all’ingresso (anche un concertone è un luogo di lavoro). Costi: sicuramente più bassi del fratello romano e parzialmente coperti da una campagna preventiva di crowfunding. E qui aggiungiamo anche la voce “Speranze”: tante. La speranza di poterlo rifare e di poter mantenere una funzione sociale tramite la musica. Riguardo i due concertoni ci si pone solo una domanda: ma la musica da seguire qual’è? In ogni caso i concertoni sono andati, in alcuni momenti è stato difficile parlare di eventi musicali (per vari motivi) fatto sta che ci sono stati per cui .. la musica è finita … andate in pace.