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Gagarin, mi mancherai

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Redazionale

In concorso a Venezia un corto di fantascienza poetica e visionaria del

regista barese Domenico De Orsi, girato tra la Puglia e la Sardegna, opera di esordio di una start up, la Purple Neon Lights, con sede a Roma e a Bari

Non poteva esserci  cornice più idonea, per Gagarin, mi mancherai, della prossima Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica, a Venezia dal 29 agosto all’8 settembre. Un’edizione, per bocca dello stesso Direttore Alberto Barbera, caratterizzata da tantissimi film di genere, ora in chiave autoriale, ora smaccatamente popolari. E se il film di apertura della Mostra è un biopic di Armstrong, Il Primo Uomo sceso sulla Luna, anche il corto di Domenico De Orsi è la storia di un primo o ultimo astronauta, ricaduto, invece, non si sa su quale terra.

Definito dai selezionatori un film di “fantascienza poetica e visionaria”, Gagarin, mi mancherai è in concorso nella terza edizione del SIC@SIC (Short Italian Cinema @ Settimana Internazionale della Critica) insieme ad altri sei cortometraggi di autori italiani non ancora approdati al lungometraggio. La sua prima proiezione pubblica è prevista per il 3 settembre alle ore 14:00 in sala Perla al Lido di Venezia, con replica il giorno dopo nello stesso luogo e alla stessa ora.

Il cortometraggio è la prima produzione della Purple Neon Lights, piccola società, vincitrice del bando Lazio Creativo. Una start up dalla doppia anima, romana e pugliese, ma anche lucana e sarda, viste le origini famigliari dei due soci, Domenico De Orsi, sceneggiatore e ideatore del soggetto oltre che regista, nato e vissuto a Bari ma legato per linea paterna a Savoia di Lucania, il paese dell’attentatore del re Umberto I, ed Efisio Scanu, designer e autore degli effetti speciali, nato a Carloforte, luogo per certi versi ispiratore del corto.

Dietro questo piccolo film c’è un lavoro lungo, di formazione sul campo di uno staff creativo, molto coeso, uno staff che si era già messo alla prova in diverse occasioni, quali Inassenza, del 2012, sempre per la regia di Domenico De Orsi. Elemento importante di questo gruppo è Sergio Grillo, direttore della fotografia, ma anche coproduttore con la sua FOG, una piccola società di Foggia. La loro collaborazione inizia dagli anni di studi universitari con Carlo Alberto Pinelli, di cui De Orsi è stato anche assistente alla cattedra di Cinematografia Documentaria dell’Università di Napoli. Altro elemento “anziano” dello staff è Angelo Amoroso d’Aragona, con cui Domenico De Orsi ha condiviso diverse esperienze (tra queste il montaggio di Io e la mia sedia, il documentario con Enzo Del Re). Suo il testo di Sete rimane sete (2016), un cortometraggio messo liberamente in circolazione nella rete e che costituisce una specie di sopralluogo fisico e mentale, una pratica autoriale che connota fortemente questo gruppo di lavoro. Firmato a sei mani, vede insieme a De Orsi e Scanu Nicola Pertino, un’altra partecipazione che ritroviamo stabilmente al fianco del regista come “occhio nella macchina da presa”. Anche in Gagarin, mi mancherai è l’operatore al fianco di Grillo.

Protagonista femminile del cortometraggio è Marina Savino, anche lei “sperimentata” come voce narrante di Sete rimane sete, con una lunga preparazione partecipe al ruolo. Attrice formatasi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, conta diverse partecipazioni a  cortometraggi, e uno di questi, Acquario, è anche presente a Venezia nell’evento parallelo I Love GAI (Giovani Autori Italiani).

Protagonista maschile è invece Nicola De Paola, giunto alla recitazione dopo essere stato in aeronautica e con cui De Orsi ha sperimentato una dinamica attore-regista-personaggio, basata molto sull’empatia e sull’immedesimazione.

Altre partecipazioni sono Marta Zoe Poretti per la sceneggiatura, Margherita Carletti per i costumi, Corrado Riccomini per il suono e Clelia Patrono per la colonna sonora, musicista di stanza a Parigi che ritroviamo in tutti i lavori di Domenico De Orsi. Per la sua band Atome Primitif la Purple Neon Lights ha anche realizzato il videoclip Quipu. Formatasi come chitarrista, Clelia Patrono è una compositrice tra elettronica e trip hop. Come nel rapporto della regia con il genere di fantascienza, anche lei ha scelto, per la colonna sonora, un approccio musicale che suonasse familiare allo spettatore, nascondendo in esso gli aspetti invece più sperimentali.