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Premio alla migliore regia al regista barese Domenico De Orsi

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di MADDALENA COVIELLO

Premiato per il cortometraggio “Gagarin , mi mancherai”


È al regista barese Domenico De Orsi per il cortometraggio “Gagarin, mi mancherai” prodotto dalla Purple Neon Lights (Roma - Bari e Foggia) al quale è stato assegnato il premio alla migliore regia. Il premio è stato attribuito in occasione del concorso alla sezione Sic@Sic della 33 Settimana della Critica nell’ambito della 75 ^ Mostra d’arte cinematografica di Venezia.

La trama è di un mondo, dove la natura si presenta imprevedibile e difficile. I protagonisti sono un uomo e una donna sopravvissuti all’estinzione della specie. Il loro lavoro è nei campi.  La fatica, il silenzio, l’esistenza è affrontata docilmente. Nasce il desiderio di un luogo altro che trova rifugio nell’immaginazione. L’uomo visita villaggi abbandonati, raccoglie rottami e progetta fallimentari macchine volanti. La donna è al suo fianco, lo osserva con la rassegnazione e cura che si offre a chi appare pazzo. In quest’apparente quiete, in questa quotidianità irrompe dal cielo qualcosa che precipita al suolo. Un ospite inatteso che stimolerà in loro riflessioni e interrogativi su identità, realtà, desiderio e immaginazione.

Ecco di seguito l’intervista al popolare regista:

Quale rapporto questo film intende creare fra spettatore e film?

Il film o in genere la mia idea di cinema è di una continua partecipazione fra lo spettatore e il film stesso. Sicuramente, quindi, la creazione di un tipo di rapporto attivo in cui lo spettatore contribuisca alla creazione del senso del film. In altre parole il film ha una sua incompletezza che trova piena realizzazione poi nello spettatore. Io non ho pensato di voler scrivere o girare un film che volesse essere una risposta, ma l’ho immaginato come una serie di domande sulla storia che si racconta all’interno del cortometraggio e che in seguito fosse lo spettatore attraverso la partecipazione attiva a farsi delle domande e a darsi delle risposte.

Quali effetti il film vuole scaturire nello spettatore?

In realtà non penso ci debba essere un rapporto di causa effetto diretto. Sicuramente mi piace immaginare che lo spettatore sia coinvolto nella narrazione. Penso a un effetto di partecipazione, nessun particolare contenuto o messaggio che debba poi veicolare lo spettatore. Si mira a un effetto poetico, dove tutto è legato al sentire dello spettatore.

Si potrebbe, dunque, pensare a un effetto libero, non condizionato...

Sì, il più possibile libero.  Non siamo mai liberi, ma il più possibile certo libero, non condizionato, tipo la costruzione dell’opera stessa.

Questo film quale significato vuol trasmettere del rapporto con l’altro con la scena dell’arrivo dell’astronauta nella vita della giovane coppia?

C’è un episodio o un aneddoto che racconta Jacques Lacan, uno psicanalista francese, utilizzando la figura del messaggero nell’antica Grecia. Narra di alcuni messaggeri che dovevano portare il messaggio scritto sulla nuca: questo perché non avrebbero mai potuto leggerlo e quindi sarebbero stati latori di una notizia che non conoscevano. Con questo esempio s’intende spiegare che tutti portiamo il nostro messaggio, ossia la nostra vera identità scritta sulla nuca e soltanto l’incontro con l’altro può svelare la nostra vera identità, perché è in grado di leggerla laddove noi non siamo in grado con i nostri occhi. Il precipitare dell’astronauta nella vita dei due contadini ha il senso dell’irruzione dell’altro, come rivelatore di qualcosa della propria identità che non si conosce.

In un certo senso apporta un significato alla vita di un uomo, l'altro che si presenta dinanzi.

In un certo senso apporta un significato, una nuova dimensione di conoscenza.

In questo cortometraggio “Gagarin mi mancherai” spazio e dimensione umana si scoprono essere vastissimi e richiedono entrambi di essere conosciuti ancora molto, non poi così tanto distanti.