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Home Attualità Attualità Bertolucci, l’ultimo saluto all’Ultimo Imperatore

Bertolucci, l’ultimo saluto all’Ultimo Imperatore

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di SARA LAURICELLA

Bernando Bertolucci, l’Ultimo Imperatore dei grandi registi italiani, si è spento nella sua casa trasteverina di Via Ripetta.

 

Segnato dalla malattia negli ultimi suoi anni di vita, ci ha lasciato, anche durante le difficoltà motorie, film che hanno fatto la storia del cinema. Sono immagini che hanno anche fatto la storia nel senso stretto del termine e che hanno replicato in immagini la storia della società italiana. Un intreccio di cultura e controcultura, di aspetti sociali e politici, in cui la politica ha intriso i film nell’espressione del quotidiano replicato nella pellicola. E’ proprio da quotidiane scene rurali che iniziano i suoi primi tentativi di riprese all’età di 15 gira il corto “Morte di un Maiale”, realizzato in ripresa unica, documentando la macellazione di un maiale al mattatoio comunale, che seguì al suo primo corto “La Teleferica”. Solo cinque anni dopo questi esperimenti il grande incontro, quello con Pier Paolo Pasolini del quale divenne assistente, per poi seguire un altro grande incontro con Sergio Leone (con il quale collaborò per C’Era una Volta il West) e dopo ancora l’incontro con colui che diverrà il direttore della fotografia dei suoi film più celebri:  Vittorio Storaro. La strada degli Oscar gli si apre nel 1970 con “Il Conformista” dopodiché seguono in alternanza film cult, pellicole censurate ed opere passate quasi inosservate. Quelli che spiccano rimangono pezzi di storia, nel bene e nel male. Si parte nel 1972 con “Ultimo Tango a Parigi”, uscito ma presto ritirato per poi essere riabilitato nel 1987 a seguito della lunga censura, ma il vero boom avviene con Novecento nel 1976,  colossal con Robert De Niro, Gerard Depardieu, Burt Lancaster, Stefania Sandrelli, Donald Sutherland e Dominique Sanda, in cui vengono narrati i primi quarantacinque anni del ‘900 tramite la storia di due ragazzi di classi sociali differenti. Dopo un periodo buio ritorna la luce con il suo film più splendente “L’Ultimo Imperatore” che ha fatto incetta di tutto il vincibile: dagli Oscar ai Donatello, dai Nastri d’Argento al César ed al Golden Globe. E poi storie di grandi successi con “Il The nel Deserto”, “Piccolo Buddha”, “Io Ballo da Sola”,  “The Dreamers-I Sognatori” ed “Io e Te”, film di cui fece la famosa presentazione in tv da Fabio Fazio sulla sua sedia a rotelle, destando non poco stupore e commozione. Cineasta convergente e dissacrante: nelle sue opere ha osannato il pensiero comunista old style per poi dissacrarlo successivamente e per dissacrare ancor di più il comunismo cinese, pur rimanendo sempre di fede di sinistra, come da tradizione familiare. Ha ripreso usanze e luoghi lontani da noi come l’Africa e la Cina, ma anche nazioni a noi vicine come quella francese; ha trattato dei costumi sessuali sia in chiave moderna che in chiave atavica e maschilista, soprattutto in riferimento alla nota scena del burro che demolì la psiche della Schneider, è stato poeta ed eversivo al tempo stesso e, come ogni genio, pieno di luci ed ombre. Tanti a rendergli omaggio tra personaggi del mondo dello spettacolo e delle istituzioni, semplici cittadini e ragazzi delle scuole, amici e collaboratori che l’hanno vissuto come persona oltre che come regista, un via vai per colui che, comunque sia, ha segnato un pezzo di storia del cinema italiano.

 

Il bacio inviato da Stefania Sandrelli al grande regista, le lacrime di Alba Rohrwacher arrivata con Saverio Costanzo, la commozione sui volti, fra gli altri, di Vittorio Storaro, Laura Morante, Dario Argento («Bernardo è stato il più grande regista della sua generazione» dice con un filo di voce) Nanni Moretti, i ragazzi di una prima classe del liceo Avogadro di Roma, che fra i primi hanno reso omaggio al cineasta.