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di ANGELO GIANFRATE

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli. La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

 

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L’Agenda del SudEst.it

A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 24 al 30 Ottobre 2020

Ottobre tonante raccolto abbondante

Accadeva …

30 Ottobre 1930  Vengono arrestati i capi del movimento di Giustizia e Libertà in Italia. Tra questi Riccardo Bauer, Ernesto Rossi, Ferruccio Parri, Nello Tarquandi.

28 Ottobre 1940  L’Italia dichiara guerra alla Grecia.

24 Ottobre 1950  Il primo Ministro francese Renè Pleven propone una creazione di una Comunità Europea di Difesa (CED), formata da un esercito europeo e da un Ministero della difesa europeo, in alternativa al riarmo tedesco caldeggiato dal nuovo segretario di Stato americano Dean Acheson.

25 Ottobre 1950  Unità di volontari cinesi intervenuti in Corea respingono le truppe americane dalle rive dello Yalu.

25 Ottobre 1960  Il Governo cubano annuncia la nazionalizzazione di tutte le imprese americane sull’isola.

28 Ottobre 1960  Il film di Michelangelo Antonioni “L’avventura” è sequestrato per oscenità.

28 Ottobre 1970  Nell’ospedale di Palermo, mafiosi travestiti da medici, trucidano l’albergatore Candido Ciuni ricoverato a seguito di un ferimento.

30 Ottobre 1970  La Commissione Parlamentare consegna al capo del Governo italiano gli atti sull’inchiesta  sul Sifar.

24 Ottobre 1980  Viene arrestato il generale Raffaele Giudice, comandante della Guardia di Finanza coinvolto nello scandalo dei petroli.

23 Ottobre 1990  Esplode il caso “Gladio” struttura parallela dei Servizi Segreti che doveva essere impiegata nell’eventualità di un’invasione dal parte dell’URSS.

25 Ottobre 2010  Un terremoto di 7.7 gradi sulla scala Richter colpisce le isole Mentawai, arcipelago a sud si Sumatra in Indonesia., innescando un maremoto che causa la distruzione di almeno 10 villaggi e 451 morti.

26 Ottobre 2010  A poche ore dallo tsunami inizia una serie di eruzioni del vulcano Merapi sull’isola di Giava e provocano oltre 300 morti e 200.000 sfollati.

Ed. De Agostini; Wikipediacon  S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“Mi piacerebbe un mondo dove ogni tanto vincano anche i buoni.”

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

E’ quello che ti meriti     Barbara Frandino        Einaudi

Io e l’asino mio               Valentina Crepax        Bompiani

L’ultima ricamatrice       Elena Pigozzi              Piemme

Il primo cadavere           Angela Marsons          Newton Compton Editori

Croce del Sud                 Claudio Magris           Mondadori

La lettura dei buoni libri è una sorta di conversazione con gli spiriti migliori dei secoli passati. (Cartesio)

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Gli onomastici della settimana

24 Ottobre – Antonio

25 Ottobre – Daria

26 Ottobre – Evaristo

27 Ottobre – Fiorenzo

28 Ottobre – Simone

29 Ottobre  - Ermelinda

30 Ottobre -  Germano

Auguri!

Le uscite della settimana – Album musicali

Gimme some truth   John Lennon     dal 9/10

BV3                           Bloody Vinyl     dal 6/10

Coraggio                   Carl Brave        dal 9/10

Carla Bruni               Carla Bruni       dal 9/10

[Radio Antenna Due]

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L’Italia delle meraviglie”

Brisighella – Emilia Romagna

Brisighella (Brisighëla in romagnolo) è un comune italiano di 7 358 abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna, ubicato a 115 metri sul livello del mare. nella bassa Valle del Lamone, alle pendici dell'Appennino tosco-romagnolo. Fa parte dei Borghi più belli d'Italia e si fregia della Bandiera arancione conferita dal Touring Club Italiano. Il borgo è caratterizzato da tre pinnacoli rocciosi (i "Tre Colli"), su cui poggiano la rocca manfrediana (XIV secolo), il santuario del Monticino (XVIII secolo) e la torre detta dell'Orologio, ricostruita nell'Ottocento sulle rovine di un preesistente insediamento difensivo del XII secolo. Il comune di Brisighella è il più meridionale della provincia di Ravenna. Il capoluogo comunale sorge a circa 12 km a monte della città di Faenza e a 50 km a sud-ovest di Ravenna, a ridosso dei primi rilievi dell'Appennino faentino. È attraversato dal fiume Lamone, che percorre l'omonima valle a cavallo tra Toscana e Romagna. Confina a sud con la Toscana (città metropolitana di Firenze) nell'area del Mugello e a sud-est con la provincia di Forlì-Cesena, nella zona tra Appennino faentino e Appennino forlivese.

Le origini del borgo risalgono alla fine del Duecento, quando il condottiero Maghinardo Pagani edificò, su uno dei tre scogli di selenite, quella che divenne la roccaforte più importante della valle del Lamone. Nel 1310 Francesco Manfredi, primo signore di Faenza, eresse su un altro spuntone di roccia la rocca di Brisighella. Essa venne rimaneggiata da un suo discendente, Astorgio, intorno alla metà del Quattrocento, infine fu completata dai Veneziani nel 1508 con la torre più alta, raccordata alla cinta di mura. Diversi fattori concorsero a favorire una crescita progressiva del centro abitato: la posizione lungo la strada di fondovalle del Lamone, propizia ai commerci; la presenza di ben due fortificazioni (la rocca e la torre); l'abbondanza di gesso, prezioso materiale da costruzione e merce di scambio. Brisighella fu possesso diretto del Papa tra il 1356 ed il 1376, dopodiché ritornò sotto il dominio dei Manfredi. I brisighellesi furono sempre fedele ai Manfredi, che ricambiarono elevando la cittadina a capoluogo della valle del Lamone nel 1411.

Negli anni 1457-66, Astorgio II Manfredi fece cingere la città da una cinta muraria dotata di tre porte: Porta Gabalo verso est, Porta Bonfante ad ovest, e Porta delle Cannelle (poi detta Fiorentina) a sud. L’attuale piazza del Monte fu destinata al mercato del mercoledì, mentre piazza Marconi assunse il ruolo di centro della vita civile. Nel 1459 fu costruito il Palazzo della Comunità, sede del governo locale. Dopo una breve parentesi di dominio veneziano, dal 1509 Brisighella tornò nello Stato Pontificio. Verso la fine del Cinquecento il paese iniziò ad estendersi al di là della cinta muraria. Sorsero nuove case lungo le vie dell'Abbondanza, Roma e Baccarini. Nacque un sobborgo che poi divenne il centro dello sviluppo urbano tra Seicento e Ottocento. Brisighella fu colpita da terremoti distruttivi nel 1625, nel 1690 e nel 1781, il secondo dei quali causò seri danni anche alla rocca.

Negli anni 1824-28 l'antico palazzo Comunale fu ricostruito in stile neoclassico su progetto di Antonio Melari; in un'ala del fabbricato fu edificato il Teatro Pedrini, realizzato nel 1830-32 su progetto di Giuseppe Mascolini. Nel 1837 il percorso della strada provinciale all'interno del paese fu spostato su via della Fossa e via Roma, al fine di facilitare il traffico; per allargare la strada furono abbattute Porta Gabalo e Porta Fiorentina (Porta Bonfante verrà demolita nel 1849). Piazza Carducci fu abbellita sul lato nord da due edifici con porticati: da allora la sua attrattiva aumentò fino a diventare, si può dire, il centro "moderno" di Brisighella. Nel 1850 la torre di Torsello fu demolita e sostituita con l'attuale Torre dell'Orologio. Nel 1859 le Legazioni pontificie furono annesse al Regno di Sardegna, che nel 1861 divenne Regno d'Italia. Nel 1887 Brisighella fu raggiunta dalla ferrovia Firenze-Faenza. A lato della strada ferrata fu realizzato anche l'acquedotto (1896). Nel 1893-94 furono costruite le scuole elementari. La strada provinciale fu spostata su un tracciato ancora più esterno al paese, parallelamente alla ferrovia (l'attuale via Maglioni). La nuova arteria attrasse la costruzione di nuove case sin dai primi decenni del Novecento. Nel primo dopoguerra la popolazione conobbe un cospicuo incremento, mentre nel secondo dopoguerra si registrò invece un grave calo demografico. Nel 1959 fu costruita la scuola di Avviamento Professionale, poi Media, "Giuseppe Ugonia". Nel 1962 fu inaugurato il nuovo stabilimento termale. Nei primi anni settanta fu realizzata la zona sportiva, con impianti per le varie discipline. Il 26 giugno 1977 fu inaugurato il Museo della Civiltà Contadina all’interno della Rocca. Nell'aprile 1987 fu aperta in zona Terme la discoteca “il Gufo"; il locale aumentò molto la notorietà di Brisighella. Alla fine degli anni 1990 è stato avviato un piano di recupero degli edifici del centro storico, con la ripavimentazione di piazza Marconi (2000). Negli ultimi decenni del XX secolo il calo demografico è continuato. La città ha dato i natali ai cardinali Bernardino Spada, Michele Lega, Amleto Giovanni Cicognani, Dino Monduzzi e Achille Silvestrini. Dal 1972 la popolazione ha contribuito alla ricerca sui fattori di rischio cardiovascolari aderendo al "Brisighella Heart Study" un progetto scientifico iniziato dal professor Giancarlo Descovich dell'Università di Bologna e proseguito dal professor Antonio Gaddi.

Morigerati - Campania

Morigerati (Murgiràti in dialetto cilentano) è un comune italiano di 611 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

l comune di Morigerati e la sua frazione Sicilì, sono situati in una zona collinare nel Cilento, ad una decina di km dalle coste del Golfo di Policastro. Il comune è noto per le oasi del WWF, ove si trova la risorgenza del fiume Bussento presso le grotte dell'oasi; è presente inoltre la meravigliosa area del fiume Bussento, nella frazione di Sicilì, ove è possibile sostare immersi nella natura e nella tranquillità dell'ambiente fluviale. Il nome Morigerati deriverebbe o dalla parola greca muriké (ginestra) o da murgia, toponimo indicante un'altura o una sporgenza. Secondo la leggenda, Morigerati fu fondata dal popolo italico dei Morgeti; l'abitato sarebbe situato nello stesso luogo in cui si trovava il villaggio fortificato dai Morgeti. In seguito fu colonizzato dai Romani, come testimoniano i ruderi che si trovano in località Rumanuru. Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Sanza, appartenente al distretto di Sala del regno delle Due Sicilie. Dal 1860 al 1927, durante il regno d'Italia ha fatto parte del mandamento di Sanza, appartenente al circondario di Sala Consilina.

Museo etnografico della cultura contadina: Istituito nel 1976 e precedentemente denominato museo agro-silvo-pastorale di Morigerati, ospita collezioni etnografiche raccolte negli anni sessanta e settanta del novecento da Clorinda e Modestina Florenzano. Dal 1994 è un museo comunale riconosciuto di interesse regionale dalla regione Campania nel 2008. Raccoglie oltre 1000 oggetti disposti in dieci ambienti dell'antico convento di Sant'Anna nel centro storico del paese. Gli oggetti sono suddivisi in differenti categorie: la cantina, gli oggetti in terracotta, l'agricoltura e pastorizia, la grande macchina utensile per la cardatura della lana, i manufatti tessili, utensili e attrezzi per la lavorazione e tessitura delle fibre tessili, la cereria, utensili e manufatti del fabbro ferraio-lattoniere, le fonti d'illuminazione, il boscaiuolo, il ciabattino, utensili e manufatti del falegname, paramenti sacri e libri delle messe. Il museo dispone, inoltre, di una sala destinata alle esposizioni fotografiche e per la fruizione dei materiali audiovisivi d'archivio.

L’Abbazia di Fossanova - Lazio

L'abbazia di Fossanova è situata nel comune di Priverno, 5 km a sud del centro urbano, ai confini con il comune di Sonnino, in provincia di Latina. L'abitato sito tutt'intorno ha l'aspetto di vicus e prende il nome da una cloaca che nei primi tempi del piccolo borgo (ora frazione di Priverno) era chiamata Fossa Nova. L'abbazia, figlia dell'abbazia di Altacomba e la cui costruzione durò dal 1163 al 1208, è un perfetto esempio del primo stile gotico italiano, anzi più precisamente di una visibile forma di transizione dal romanico al gotico; l'interno è spoglio o quasi di affreschi (ne rimangono, almeno fino al 1998, alcuni brandelli sulle pareti) secondo l'austero memento mori dei monaci cistercensi. Nell'infermeria vi è la stanza ove visse, pregò e meditò san Tommaso d'Aquino negli ultimi giorni della sua vita e dove morì nel 1274; ancora oggi in chiesa se ne conserva la semplice tomba vuota (il corpo fu trasferito dai domenicani a Tolosa alla fine del XIV secolo) composta da una lastra di marmo o travertino rettangolare. Fino al secolo XV l'abbazia beneficiò di un latifondo molto esteso: Tenuta di Fossanova, assegnato all'Abate commendatario nel 1400 e acquistata dal Principe Borghese nel XIX secolo, che ne riscattò anche gli usi civici. Ciò mise fine alle controversie tra i cittadini di Priverno e gli Abati circa la proprietà della tenuta.

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La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli. La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

 

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Settimana dal 17 al 23 Ottobre 2020

Ottobre tonante raccolto abbondante

Accadeva …

20 Ottobre 1950  Bruno Pontecorvo, uno degli scienziati del gruppo di Fermi, fugge a Mosca. Nel 1940 era espatriato negli Stati Uniti e da qui si era poi stabilito in Inghilterra. La sua fuga all’Est desterà un grande scalpore.

18 Ottobre 1980  Forlani vara un Governo di centrosinistra.

Ed. De Agostini; Wikipediacon  S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“Noi vivremo in eterno in quella parte di noi che abbiamo donato agli altri.”

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

L’ultima storia                      John Grisham          Mondadori

Ali d’argento                         Camilla Lackberg    Marsilio

Vengo a prenderti                 Paola Barbato         Piemme

Ti scrivo una canzone          Daniela Volontè      Sperling & Kupfer

Una Cadillac rosso fuoco     Joe R. Lansdale      Einaudi

La lettura dei buoni libri è una sorta di conversazione con gli spiriti migliori dei secoli passati. (Cartesio)

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Gli onomastici della settimana

17 Ottobre – Ignazio

18 Ottobre – Luca

19 Ottobre – Laura

20 Ottobre – Irene

21 Ottobre – Orsola

22 Ottobre  - Donato

23 Ottobre -  Giovanni

Auguri!

L’Italia delle meraviglie”

Curon Venosta – Trentino Alto Adige

(Graun im Vinschgau o anche Neu-Graun in tedesco; La Carun in romancio) è un comune italiano di 2 386 abitanti della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige.

Situato all'estremità nordoccidentale della provincia, confina a nord - attraverso il Passo Resia - con l'Austria, a ovest con la Svizzera (Engadina, Grigioni) e a sud con Malles Venosta. Spesso il comune di Curon viene erroneamente chiamato "Resia" (Reschen), a causa della popolarità dell'omonima frazione. Nel suo territorio si trova il lago di Resia (situato a 1.498 m s.l.m., con una superficie di 660 ettari), un lago artificiale per la produzione di energia idroelettrica, la cui realizzazione causò la scomparsa dell'antico abitato di Curon, che venne ricostruito più a monte (1950). Soltanto il campanile della vecchia chiesa continua ad emergere dalle acque, tanto da essere divenuto una delle principali attrazioni del borgo. Nel territorio comunale è ubicata anche la stazione meteorologica di San Valentino alla Muta, ufficialmente riconosciuta dall'Organizzazione meteorologica mondiale.  Come già accennato, dal 1950 il vecchio villaggio di Curon è sommerso dal lago di Resia, un bacino imbrifero artificiale atto alla produzione di energia idroelettrica. Nell'anno 15 a.C. la Val Venosta, fino ad allora popolata da etnie celtiche, cadde sotto il dominio dei Romani, i quali costruirono la prima grande strada di comunicazione commerciale e militare, attraversante il Passo Resia: la Via Claudia Augusta. Tale strada, che collegava l'Italia con la Germania, nel Medioevo prese il nome di "Via Superiore" (in tedesco Oberer Weg) oppure di Via di Svevia (ted. Schwabenweg). Dal 450 giunsero nella zona i primi evangelizzatori, provenienti dalla Valle dell'Adige e da Coira. Ad iniziare dalla fine del Medioevo l'alta Val Venosta fu colonizzata da popolazioni provenienti dalla Germania, che divennero l'etnia dominante. Nel 1140 Ulderico Primele di Burgusio fonda in località Muta (Haide) un ospizio per pellegrini e carrettieri, e costruisce una cappella in onore di San Valentino alla Muta. Intorno a questo ospizio ed alla cappella sorge il paese di San Valentino alla Muta (St. Valentin auf der Haide). Nel 1147 per la prima volta è menzionata per iscritto Curon, con il toponimo latineggiante Curun apud lacum. Nel 1317 la val Roia è indicata come Schafhöfe (un allevamento di ovini) ed è soggetta al versamento di tasse al Principato vescovile di Coira. Nello stesso periodo è edificata, a 2000 m di altitudine, la chiesetta di san Nicolò. Nel 1326 gli abitanti delle Fischerhöfe (case dei pescatori) di San Valentino alla Muta sono obbligati a inviare il loro pesce alla Certosa di Senales e nel 1348 la peste provoca un grande numero di vittime nella zona. Nel 1393 in un documento si fa menzione di un maso di proprietà di un certo ReschRiisch. Dall'estensione delle proprietà di questo maso sorgerà la frazione di Resia (Reschen in tedesco). Nel 1499 gli Engadini saccheggiano e incendiano Resia e il centro di Curon.

Il campanile che emerge dall'acqua L'antica chiesa venne edificata nel 1357 ed il campanile che emerge dall'acqua è l'unica parte della struttura residua. In inverno, quando il lago di Resia gela, il campanile è raggiungibile a piedi. Una leggenda racconta che in alcune giornate d'inverno si sentano ancora suonare le campane (che invece furono rimosse il 18 luglio 1950, prima della formazione del lago). Nel 2009 venne effettuato l'ultimo (al gennaio 2020) restauro della struttura: nel mese di maggio il livello dell'acqua del lago venne leggermente abbassato con delle arginature temporanee allo scopo di consentire gli interventi sulle zone sommerse, soggette a infiltrazioni dell'acqua e gelate invernali che avevano causato crepe e instabilità. Anche il tetto venne restaurato, per la prima volta dal 1899 (come risultava dalla data impressa sulle tegole). La spesa complessiva del restauro, che si concluse il 9 luglio 2009, si aggirò sui 130.000 €. La vicenda viene ricordata nel film Il paese sommerso presentato all'edizione 2018 del Trento Film Festival e raccontata nel romanzo Resto qui di Marco Balzano. La cittadina, con il suo campanile sommerso, viene scelta come ambientazione di una serie Netflix, intitolata Curon

Dozza – Emilia Romagna

Dozza (Dòza in romagnolo) è un comune italiano di 6 629 abitanti della città metropolitana di Bologna in Emilia-Romagna, composto da due paesi: Toscanella (La Tuscanèla in romagnolo, oltre 5 000 abitanti), l'unica frazione, e il capoluogo comunale Dozza (poco più di mille abitanti). Dozza è considerato uno dei più caratteristici borghi medievali dell'Appennino tosco-romagnolo, sia per lo stato di conservazione sia per il paesaggio nel quale è immerso. Il capoluogo è detto anche Dozza Imolese per distinguerlo dalla borgata di Bologna. Fa parte del Nuovo Circondario Imolese. ituata sulle colline a sud ovest di Imola (da cui dista solo 6 km), Dozza si trova a pochi chilometri a monte della Via Emilia, ovvero provenendo da Bologna, e percorrendo la Strada Statale Emilia verso Rimini, è il primo comune della Romagna storica. Ad ovest il centro più vicino è Castel San Pietro Terme, da cui dista 8 km. Nel territorio del Comune scorre il torrente Sillaro, che delimita il confine occidentale della Romagna con l'Emilia. Sulla Via Emilia, la frazione Toscanella, situata pochi km ad Est del torrente Sillaro, rappresenta l'ingresso nella regione storico-geografica della Romagna per chi proviene da Bologna.

Il territorio dozzese, già abitato in epoca celtica e romana, fu colpito dalle invasioni di popolazioni barbariche (germaniche e in particolare longobarde), che invasero tutte le terre di Romagna. Alla metà del VI secolo Dozza venne ricompresa nei territori dell'Esarcato d'Italia, ovvero dei territori bizantini d'Italia, trovandosi sul confine con i possedimenti longobardi. Tramontato l'Esarcato alla metà dell'VIII secolo, furono i Carolingi a prendere possesso degli ex possedimenti bizantini. Essi donarono alla Chiesa imolese il possesso della collina sulla quale venne eretto l'abitato. Verso il 1150 Dozza divenne libero Comune. Tra il 1151 e il 1182 il capitolo della cattedrale di San Cassiano risiedette a Dozza a causa della distruzione di Castrum Sancti Cassiani, allora sede episcopale, da parte degli imolesi. Nella Descriptio provinciae Romandiolae (un censimento fiscale del 1371) sono elencate le località dipendenti dal comune di Dozza. Esse sono (si riproduce il testo in latino): Casali, Montis Catonis, Flagnani, Corvarie, Mazumoli, Montis Moriteni, Sassignoli, Belvederis, Plancandoli

Vicende alterne hanno interessato il dominio della rocca e del borgo, passato più volte di mano in mano fra le potenti famiglie bolognesi e imolesi. Nel 1412 Dozza diviene feudo della famiglia imolese degli Alidosi, che poco dopo cedette il borgo alla famiglia Riario. Da ricordare il quinquennio di Caterina Sforza, moglie di Girolamo Riario, che tenne il feudo dal 1494 al 1499. Fu Caterina a dotare Dozza della rocca e delle mura difensive che la circondano ancora oggi.
Dopo il breve dominio di Cesare Borgia (che in pochi anni annesse ai suoi domini tutta la Romagna), Dozza ritornò allo Stato della Chiesa. Nel 1528 papa Clemente VII concesse Dozza in feudo alla famiglia Malvezzi di Bologna e nel 1531 al cardinale Lorenzo Campeggi.

Nel 1728 cessò l'infeudazione della famiglia Campeggi; la Santa Sede assegnò il feudo di Dozza a Emilio Malvezzi (1688-1767) nipote ex sorore del cardinal Campeggi. Gli vennero conferiti i titoli di: marchese della terra e del castello di Dozza, conte palatino di Toscanella e della Pianta. Giacomo Malvezzi, figlio di Emilio (1716-1806) fu l'ultimo marchese di Dozza: nel 1797 i francesi invasero la Legazione di Romagna e abrogarono i poteri feudali. Dopo la parentesi napoleonica, Dozza venne inserita nella nuova Legazione di Ravenna.
Con la fine del dominio pontificio, il Governatore delle «Provincie provvisorie» Luigi Carlo Farini, il 27 dicembre 1859, ridefinì le circoscrizioni territoriali aggregando il Comune di Dozza alla circoscrizione di Bologna. Al termine della seconda guerra mondiale, con lo sfondamento della Linea Gotica, Dozza fu teatro di alcuni scontri tra le forze alleate, sotto il cui comando operava il gruppo di combattimento "Folgore", e le truppe tedesche in ritirata. La sede comunale è situata nel borgo medioevale ma il principale centro residenziale e industriale è Toscanella, frazione che si sviluppa sulla via Emilia. La denominazione allude al fatto che, da questa località, partono strade che valicano l'Appennino e consentono di raggiungere la Toscana.

Curiosando: Sant’Agata de Goti - Campania

Sant'Agata de' Goti è un comune italiano di 10 849 abitanti della provincia di Benevento in Campania. Situato alle falde occidentali del Monte Taburno, confina con la provincia di Caserta. L'integrità paesaggistica del centro storico ha procurato a Sant'Agata de' Goti il soprannome di "perla del Sannio". Il comune è bandiera arancione del Toring Club Italiano e il centro storico da novembre 2012 fa parte del circuito de I borghi più belli d'Italia. Dal 2005 Sant'Agata de' Goti fa parte dell'Associazione Nazionale Città del Vino.

Gli storici concordano sull'ipotesi che nell'attuale territorio di Sant'Agata de' Goti anticamente sorgeva la città sannita di Saticula. Necropoli sannite ricche di importanti ritrovamenti sono infatti venute alla luce nella zona a nordest del territorio santagatese, nell'area compresa tra il fiume Isclero ed il comune di Frasso Telesino. Il villaggio di Saticula venne citato da Virgilio nel testo dell'Eneide.

Già nel 343 a.C. il console Aulo Cornelio Cosso aveva stabilito sulla rocca tufacea un castrum, ossia un accampamento invernale per i soldati veterani. Nel 315 a.C., durante le vicende inerenti alla seconda guerra sannitica, Saticula venne occupata dal dittatore Lucio Emilio, ma il villaggio resistette in assedio per due anni e fu preso solo grazie all'intervento di Quinto Fabio Massimo Rulliano. Quindi divenne colonia romana, restando fedele a Roma durante la seconda guerra punica.

Furono i Romani i primi ad accamparsi sulla rocca fondando un "Castrum", nel quale in un primo momento vennero ad abitare i soldati veterani stanziati a Capua e successivamente, nel 42 a.C., nacque una vera e propria colonia dell'Impero per opera di Ottaviano Augusto (Viparelli, pagg. 13-20). In generale i Romani non costruivano muri di cinta laddove le condizioni geologiche consentivano una difesa naturale; anche in questo caso usarono la difesa dei fiumi per cui fu sufficiente tracciare sulla rocca, come era d'uso, il "cardo" e il "decumano" a incrocio e aprire le porte alle estremità dei due percorsi. Presso il "Pretorium", spazio a ridosso della porta sud, i Romani costruirono l'alloggio del generale simile a un tempio e negli spazi di risulta le baracche per i soldati; si trattò probabilmente di un accampamento invernale, quindi costruito in pietra. Con la riforma dell'esercito romano avvenuta nel IV secolo ad opera di Diocleziano e l'arrivo dei Romani d'Oriente, il "Castrum" si trasformò in "Kastron": i costoni tufacei che fungevano da basamento al villaggio furono resi più inaccessibili costruendo al di sopra di essi una cinta muraria perimetrale composta da case accostate l'una all'altra in aderenza, aventi pochissime aperture estremamente piccole e mantenendo le tre porte (vedi voce Castrum, Wikipedia). Ciò avvenne probabilmente nel periodo in cui la popolazione che abitava nella valle a nord est, nell'area intorno all'antica città sannita di Saticola ebbe bisogno di maggior protezione e il vecchio "Kastron" - che da' ancora oggi il nome a quest'area chiamata popolarmente "Castrone" - non offriva più adeguata protezione. Il nuovo "Kastron" mantenne la stessa struttura anche in epoca longobarda poiché i barbari non avevano cognizioni di ingegneria difensiva.

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Aggiungi un posto a tavola

di ANGELO GIANFRATE

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli. La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

 

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