Il SudEst

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Il mostro strangola ancora Taranto

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di MARCO SPAGNUOLO

I forti venti di questa settimana hanno causato non pochi danni alla viabilità, a cose e/o persone, in tutta la Puglia. Come ogni volta in seguito a perturbazioni simili, si contano danni a proprietà dei privati cittadini e alle infrastrutture pubbliche – come il caso della distruzione di tre metri circa del muretto che divide il marciapiede del lungomare di Bari dai frangiflutti. Ma questi danni, in fin dei conti, rientrano quasi nell’ordinario; è, invece, ciò che è successo a Taranto (e non è certo una novità) che non dovrebbe essere nell’ordinario. L’intera zona adiacente all’Ilva, infatti, è stata letteralmente coperta di polveri  sottili, mentre nel cielo si è innalzata una nube con questi stessi, che ha sovrastato per ore l’intera città ionica.


Mercoledì 25 ottobre, poi, le scuole tarantine sono rimaste chiuse,  in quanto questa data è stata individuata come “wind-day” da ASL e Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente): tramite tale segnalazione, infatti, si mette in campo una forma di prevenzione dei danni a persone durante giornate di forte vento, chiudendo scuole e invitando a ridurre le uscite. Ma certamente una segnalazione per ripararsi durante giornate del genere non è una risposta effettiva, o almeno quella che la città di Taranto vorrebbe. Infatti, il problema resta quello della bonifica degli altiforni, la copertura dei bacini minerari (e una copertura straordinaria prima dei cosiddetti “wind-day”), la riduzione del ritmo di produzione, al fine di minimizzare l’inquinamento, che a questa città è costato migliaia di morti e malati.

Duro, quindi, il commento del sindaco Rinaldo Melucci, prima contro l’Ilva (“chi sporca dovrà pagare le pulizie”) e poi contro il governo per l’assenza di Comune e Regione al prossimo tavolo il 31 ottobre (“questo atteggiamento del governo continua a ferire una comunità che ha dato troppo e ormai non accetta scelte calate dall'alto o ricatti volti a separare tutte le articolazioni della vicenda, occupazionali e ambientali”).

Dello stesso avviso anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che così si esprime nei confronti dell’azienda: “Dico all’Ilva: ieri avete sporcato tutta la città di Taranto costringendo tutti i cittadini e l’amministrazione comunale a ripulire tutto? Bene, allora dovete pagare, se non ancora per le morti che si verificheranno a causa delle polveri sottili, almeno per ripulire la città. 
O pensate che dopo aver sporcato dappertutto a causa dei vostri ritardi nella copertura dei parchi minerari, devono essere sempre e solo i Tarantini a ripulire tutta la città per la vostra intollerabile inadempienza?”. Fonti aziendali hanno subito risposto che “Ilva ha sempre ottemperato agli obblighi normativi con i Comuni di Taranto e Statte relativi ai contributi per le attività di pulizia e ristoro ambientale”.

Inoltre, sempre Emiliano, attacca anche il governo sulla decisione di escludere dai tavoli tecnici sulla questione Ilva tanto il Comune quanto la Regione, contrattando cioè direttamente con la società che gestisce la fabbrica: “nessuno si preoccupa. Meno che mai il governo ed il Ministro Calenda, che addirittura non vuole la Regione Puglia ed il Comune di Taranto al tavolo Ilva per ricattare i lavoratori facendogli accettare esuberi e veleni senza il supporto della loro Regione e del loro Comune”.