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Rinnovo per il Glifosato: regalo di Babbo Natale anticipato per le Multinazionali

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di NICO CATALANO

Lunedì 27 novembre, i rappresentanti degli Stati membri nel comitato Europeo “Alimenti, Sementi e Mangimi” dopo ben sei riunioni  terminate nei mesi scorsi senza una maggioranza qualificata necessaria per prendere una determinazione, hanno finalmente deciso di  rinnovare per altri cinque anni la licenza per la vendita e l’utilizzo del Glifosato e sicuramente perso l’occasione per dire un sonoro No al principio attivo erbicida nonché di  connettersi una buona volta con la volontà di tante e tante cittadini Europei che nei mesi scorsi mobilitati  dalla coalizione Stop Glifosato che raccoglie quasi 50 associazioni ecologiste e di promozione sociale hanno chiesto invano all’Unione Europea di mettere definitivamente al bando la sostanza in virtù di quel principio di precauzione che tutela la salute dell’uomo e l’ecologia dei paesaggi. La mobilitazione popolare senza precedenti era avvenuta dopo le rivelazioni avvenute in seguito ad un’ inchiesta del quotidiano Le Monde denominata successivamente “Monsanto Papers” che aveva dimostrato come le dichiarazioni relative alla non pericolosità dell’erbicida rilasciate da organismi istituzionali  preposti a vigilare sui rischi per la salute pubblica come l’ EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e l’ ECHA (l’agenzia per le sostanze chimiche dell'Unione) erano risultate non frutto di autonome ricerche ma addirittura oggetto di un banale copia e incolla di dati forniti dalla Monsanto, la multinazionale che sino al 2001, data di scadenza del brevetto relativo della sostanza erbicida ha  sintetizzato, prodotto e commercializzato il diserbante.

 

 


Le deduzioni “scientifiche” da parte di EFSA e ECHA erano scaturite dopo che la ricerca condotta dallo IARC ( Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) istituzione intergovernativa dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) aveva classificato la sostanza in questione e i fitofarmaci che la contengono  come "probabile cancerogena per l'uomo"   inserendola nella categoria 2° la stessa dove sono annoverate sostanze come il DDT ormai bandito da decenni in Europa. Sul tavolo del comitato Europeo le opzioni erano diverse, dal  rinnovo per cinque anni e poi verifica, come richiesto appunto dalla Commissione europea, al rinnovo invece  per tre anni come proposto da Francia e Italia sino allo stop immediato alla proroga chiesto dai cittadini come dimostra un recente sondaggio pubblicato dall’associazione internazionale di consumatori SumOfUs che ha rilevato come l’80% degli Europei è a favore di un divieto immediato per il Glifosato.

Alla fine ha prevalso il rinnovo per via del voto favorevole di 18 Stati membri su 28, un solo astenuto e nove i contrari tra cui la Francia e Italia, dove l’uso del principio attivo dall’agosto 2016 tramite un decreto del Ministero della Salute è vietato nelle aree frequentate dalla popolazione quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, ma anche in fase di pre raccolta delle colture.

Un dato finale, questo risultato del voto che aggiunge al provvedimento una solida base in termini di legittimazione politica, a spostare gli equilibri è stata la Germania che in precedenza si era astenuta, decisione quest’ultima che ha influito sul voto favorevole anche di Polonia, Romania e Bulgaria, Paesi che si erano astenuti anche loro in precedenza, volendo essere maligni è probabile che la decisione di Berlino sia stata influenzata  dagli interessi di una delle maggiori industrie Tedesche, quella Bayer in procinto di effettuare una maxi fusione  nell’ambito del settore della chimica farmaceutica con un altro colosso, proprio la statunitense Monsanto.

Un voto questo, sulla proposta in Comitato della Commissione Europea che si basa su una dubbia valutazione della pericolosità effettiva del Glifosato, perché se è giusto affermare che non ci sono  prove sufficienti che mettano in relazione un legame della sostanza al rischio di cancro, nonostante lAgenzia internazionale per la ricerca sul cancro lo abbia classificato come “probabilmente cancerogeno” per le persone, d’altro canto ad oggi nessuno può affermare con certezza la non pericolosità del principio attivo, dubbi che invece ultimamente sono aumentati specie dopo sopra citato grave scandalo dei cosiddetti Monsanto Papers.

Ma come già è avvenuto in passato per altre questioni, nel dubbio di una scelta se  andare incontro verso il rispetto per salute delle persone o favorire i profitti di banche e delle multinazionali oggi questa Europa sceglie la seconda opzione, mentre la politica sta comodamente a guardare.