Il SudEst

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L'agonia dei diplomati magistrali in attesa di una soluzione!

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di VALERIA BRUCCOLA

Pochi giorni fa, in vista di un incontro voluto dalle maggiori sigle sindacali per il 4 gennaio, la Ministra Fedeli,

 

prodiga e solerte, aveva comunicato a mezzo stampa che questa data sarebbe stata decisiva per la vicenda dei docenti diplomati magistrali sui quali pende la sentenza dell'Adunanza Plenaria che li vorrebbe fuori dalla graduatorie ad esaurimento.

Dopo aver letto sui social tutto e il contrario di tutto, aver assistito (finalmente) ad un risveglio della categoria che da ogni parte ha organizzato sit-in spontanei davanti alle sedi territoriali del MIUR, ha rilasciato interviste, scritto a programmi radiofonici e televisivi, testate giornalistiche, tutti abbiamo atteso questa data con apprensione. Il problema, è ormai certo, potrà essere affrontato soltanto politicamente, sebbene qualcuno avanzi l'ipotesi di ricorsi ulteriori, possibili, è vero, ma che prevedono tempi lunghissimi assolutamente inaccettabili vista la possibilità imminente di venire cancellati dalle graduatorie suddette, per effetto della sentenza, e licenziati, se già di ruolo.

L'incontro tra i dirigenti politici del MIUR e i rappresentanti sindacali si è tenuto, in un clima di attesa e di speranza, sentimenti manifestati anche fisicamente con la presenza spontanea di docenti interessati dal problema che hanno atteso per ore sotto al ministero e che hanno registrato i commenti a caldo dei sindacalisti che uscivano, stremati, dalla riunione. Ma ogni dichiarazione rilasciata non ha aggiunto nulla di nuovo rispetto a quanto si sapeva già, ovvero che l'anno in corso sarà “salvato”, più per motivi amministrativi, organizzativi e legati alla continuità didattica che per salvaguardia dei posti di lavoro, e che ogni ipotesi di soluzione dovrà passare per la via politica, perché la sentenza del Consiglio di Stato costituisce una spada di Damocle che non può essere superata in maniera diversa. Sugli effetti della sentenza, tuttavia, alcuni rappresentanti sindacali e politici si sono lasciati sfuggire una presunta analisi in atto da parte dell'Avvocatura di Stato, che dovrebbe, secondo le indiscrezioni, valutare la portata della sentenza stessa. In molti ci chiediamo quale potrà essere l'effetto del parere dell'Avvocatura, dal momento che, come è noto, la tanto attesa sentenza dell'Adunanza Plenaria costituisce un punto fermo nella giurisprudenza relativa alla vicenda, cosa che ha fatto mobilitare finalmente tutti, preoccupati a ragione delle conseguenze che avrà sulla permanenza nelle graduatorie ad esaurimento dei docenti diplomati magistrali.

Scontati i risultati della riunione, quindi, tra cui le rassicurazioni sulla “possibilità” imminente di retrocedere nelle graduatorie d'istituto, quelle per le supplenze, per coloro i quali per ostruzionismo delle amministrazioni territoriali non avevano potuto presentare la domanda nell'ambito dello scorso aggiornamento, possibilità contemplata nel decreto, come le associazioni Adida e Mida avevano chiesto, ma disattesa dagli uffici scolastici regionali per ragioni mai spiegate e senza che l'Amministrazione centrale muovesse un dito per sanzionare chi disapplicava il decreto stesso. Ora si dovrà correre ai ripari, su questo aspetto nell'immediato ma anche a breve termine su tutta la vicenda, essendo ormai l'anno scolastico in corso ad un giro di boa.

Si è parlato, infine, della possibilità di attuare una sorta di “transitorio”, come è stato per i docenti abilitati della scuola secondaria, chiamato impropriamente e inadeguatamente sanatoria. Ma su ciò che più interessa, ovvero sui tempi e sulle modalità di attuazione, nemmeno un'ipotesi.

Mettendo in chiaro che qualsiasi soluzione non sarà una sanatoria se non per lo Stato, che per anni ha calpestato titoli e ruoli professionali come fossero frutto di una autogenerazione, servendosene per la manovalanza precaria, ritengo che l'inconsistenza dell'incontro tra MIUR e sindacati sia motivata da ragioni ben diverse dalla complessità del problema. La condizione dei docenti della scuola primaria e dell'infanzia, nello specifico, di fatto non esisterebbe se soltanto la vicenda legale che ha caratterizzato la storia recente del diploma magistrale fosse stata coerente e univoca, nell'interpretazione data dalla stessa Magistratura. Di fatto, si è trattato di una sentenza che ha lasciato tutti sorpresi, in totale discontinuità con quanto deciso in precedenza, generando nuove disparità all'interno della categoria stessa, tra persone con sentenze definitive e persone ancora in bilico, a causa della lentezza della giustizia italiana e dei continui rinvii.

Ora, e non serviva la riunione di giovedì scorso per definirlo, l'unica soluzione percorribile sarà politica, ma è una cosa che diciamo da tempo, perché è dalla politica stessa che nasce il problema. Ne è una chiara dimostrazione la rincorsa effettuata dagli esponenti dei vari partiti ad esporsi per la ricerca di una soluzione, compresi quelli del Partito democratico, che hanno rilasciato dichiarazioni imbarazzanti di presa d'atto del problema e di una loro disponibilità alla ricerca di una soluzione, quando invece sono stati bombardati, insieme ai loro colleghi dell'attuale maggioranza, da ogni angolo del Paese, con richieste di presa in carico di una colossale e illogica estromissione dai piani assunzionali della legge 107 dei precari storici delle scuole di ogni ordine.

Per tirare le somme, quindi, si può affermare che era già scritto che l'incontro tanto atteso e definito dalla stessa Ministra come risolutivo avrebbe deluso le attese. I motivi sono tanti, compreso il fatto che anche i sindacati devono agire con i piedi di piombo per non rischiare di generare nuove iniquità e disparità di trattamento, cercando una quadra tra interessi distanti e talvolta contrapposti. Ma ciò che è ancora più evidente è la certezza che sia stata la politica ad ingenerare tanta confusione e che adesso, a causa di una legge scellerata, si dovrà agire sullo stesso piano normativo, cosa che necessita di tempi medio lunghi in contrasto con le giuste pressioni dei diretti interessati e con le esigenze del sistema.

Siamo di fronte ad una nuova stagione di tensione e di braccio di ferro, in cui saranno necessari compattezza e capacità di proposizione, aspetti non sempre riscontrati nel mondo della scuola, spaccato a causa della definizione politica di eserciti di docenti con caratteristiche professionali e titoli differenti. Sarà compito della politica gestire anche questo aspetto, smettendola di usare strumentalmente posizioni contrapposte per avvalorare pubblicamente scelte discutibili e palesemente fallimentari. Il consenso politico non si guadagna favorendo l'una o l'altra posizione ma affrontando la complessità con la giusta tensione etica, unica possibilità per ripristinare ordine ed equità. Vedremo chi ne sarà capace e quando. Intanto, noi docenti ci mobiliteremo, in massa, e il giorno 8 gennaio saremo di fronte al MIUR, per una manifestazione che lascerà un segno. Qualsiasi scelta non sarà così solo il frutto di decisioni dall'alto ma la conseguenza della giusta considerazione data a chi la questione la subisce, nel lavoro e nella vita, finalmente visibile anche a livello mediatico.