Il SudEst

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Nuovo testo unico sulle foreste, serve?

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di NICO CATALANO

Questa campagna elettorale che volge al termine, vede diversi temi di importante rilevanza totalmente assenti dal dibattito politico, uno di questi è la tutela dell’ambiente.

Proprio in questi giorni sta invece suscitando un certo interesse la protesta indetta da diversi naturalisti, circa 200 tra ricercatori e docenti di biologia, zoologia, selvicoltura, geologia, difesa del suolo, idraulica forestale e diritto ambientale, appartenenti a varie Università Italiane contro il nuovo Testo Unico delle Foreste, un provvedimento legislativo che il Governo Gentiloni vorrebbe portare a termine proprio a fine legislatura, tra i firmatari della protesta ci sono anche lo zoologo Luigi Boitani, fra i maggiori esperti di conservazione della fauna in Italia, il botanico Franco Pedrotti e l’ecologo forestale Marco Carrer, fra i massimi esperti italiani di effetti del cambiamento climatico sulle foreste.

A dire il vero, l’atto di indirizzo amministrativo è stato già approvato lo scorso primo dicembre come Decreto Legge dal Consiglio dei Ministri, ed ora sta finendo l’iter previsto per la firma definitiva del Capo dello Stato;

l’intenzione del Governo è sensata, ovvero quella di aggiornare una normativa preesistente ormai desueta, risalente al 2001, arricchendola di tutte le normative Europee in tema di ambiente ed ecologia prodotte in tutti questi anni ed è sostenuta nelle sue finalità da istituzioni autorevoli in ambito forestale, come la Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale  e il CREA ( Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l'Analisi dell'economia agraria) che motivano il loro sostegno con il supporto di  tesi scientifiche, che dimostrano come i boschi hanno bisogno di una “manutenzione” necessaria sia al loro buon stato di salute ma anche per prevenire il dissesto idrogeologico e gli incendi.

Di parere diametralmente opposto sono sia gli scienziati sopra menzionati così come l’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE), che ravvisano nel testo diversi elementi “pericolosi” per le nostre foreste, tra questi il fatto che il decreto favorisca il taglio esteso di boschi ed aree protette, per l’utilizzo eventuale delle masse legnose ricavate a fini energetici nelle centrali a biomasse, azioni  che a detta degli stessi, provocherebbero oltre l’innesco di azioni speculative anche un ulteriore inquinamento atmosferico con ricadute negative per salute della popolazione italiana, pertanto oltre a dimostrare contrarietà all’atto di Governo, essi auspicano il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non firmi il decreto in quanto secondo la protesta, non è supportato da basi scientifiche e risulta anche dannoso per le foreste e l’ambiente in generale, in quanto i boschi e le foreste a differenza dei suoli agricoli  sono sistemi autosufficienti, che se lasciati indisturbati nel tempo, progrediscono verso una struttura più complessa e quindi producono benefici ambientali crescenti.
La stato di salute di un bosco, non è cosa marginale, così come per tanto tempo è stato raccontato erroneamente, ma interessa tutti perché da essa dipende la vita della comunità, a tal fine bisognerebbe investire sempre più risorse in ricerca, tutela, valorizzazione, promozione e manutenzione, quello che nel nostro Paese non avviene, così come è giusto cominciare a considerare il sistema boschivo non solo dal punto vincolistico ma un volano per l’economia di interi territori magari con le dovute regole, accorgimenti e controlli.

In Italia, sarebbe giunto il momento per chi si trova a legiferare,  di mettere in atto meccanismi per attuare un serio coinvolgimento di tutte le voci autorevoli presenti prescindendo dai colori politici, si avrebbe così  più partecipazione,  trasparenza e autorevolezza.