Il SudEst

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Pisani: «il reddito garantisce a tutti l’autodeterminazione»

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di MARCO SPAGNUOLO

Tornato alla ribalta nell’attuale campagna elettorale, ma sempre presente nei movimenti sociali, quello del «reddito» è uno dei temi al centro della discussione nell’opinione pubblica.

 

 

 

Abbozzato negli anni ‘70, si è evoluto negli anni ’90 – soprattutto legato alla questione della cittadinanza –, fino a subire modifiche progressive e, soprattutto negli ultimi tempi, regressive. Numerose, infatti, sono state le sperimentazioni in vari territori europei – dai sussidi al reddito alle politiche anglo-tedesche di workfare, fino alle rivendicazioni radicali di un «reddito slegato dalla prestazione lavorativa». A questo proposito, abbiamo scelto di intervistare Giacomo Pisani, filosofo, che segue da tempo questo tema assieme a quello dei «beni comuni», legati a doppio filo nel suo contributo a Beni comuni 2.0, edito da Mimesis nel 2016, e precedentemente nel suo Le ragioni del reddito di esistenza universale, pubblicato per OmbreCorte nel 2014.

 

«Qual è l’idea di reddito che porti avanti?»

«Ci sono circa quindici anni, in Europa, di sperimentazione e di attuazione di reddito erogato dallo stato. Negli ultimi tempi, la discussione attorno ad un reddito di base incondizionato è diventata sempre più urgente a livello internazionale» mentre «in Italia parliamo ancora di misure fortemente condizionate»: «la condizionalità, fino al carattere ricattatorio, è il entro elle ultime misure, da quella Poletti al RED pugliese». Inoltre, Pisani ha ritenuto necessario chiarire un aspetto fondamentale, e cioè che «non è vero che il reddito va contro il lavoro, ma contro l’alienazione, l’esclusione e il ricatto che da esso derivano» perché «garantisce a tutti, incondizionatamente, l’autodeterminazione, fuori dai gangli del mercato del lavoro».

«Come finanziarlo?»

«Ci sono studi molto importanti, come quelli di Andrea Fumagalli, che fanno leva sulla fiscalità progressiva». Secondo Pisani, è «assolutamente fondamentale legare il reddito ad un piano di rivendicazione transnazionale piuttosto che nazionale, per incidere e contrastare i grandi poteri economici proprio sul loro stesso livello geografico, quello globale».

«Cosa risponde a chi, da destra a sinistra, oppongono alle ragioni del reddito quelle della sovranità nazionale e dell’etica del lavoro?»

«Le istanze lavoriste e la difesa della sovranità, da destra a sinistra, presentate assieme per regolare l’economia, prendono le mosse da una visione ancora “moderna” del potere. Innanzitutto, mi sembra non tengano in adeguata considerazione la dimensione globale dell’accumulazione capitalista, che poggia su poteri privati che superano la sovranità nazionale. Inoltre, credo che tali proposte abbiano, come presupposto comunque, una sfiducia nei confronti delle potenzialità delle persone in carne ed ossa, sempre da educare, indirizzare, disciplinare dal sovrano “illuminato”. Io credo che la libertà dei soggetti vada piuttosto strappata al ricatto di un mercato sempre più pervasivo, innescando la possibilità nel cambiamento, che ha sempre a che fare con la forza dei soggetti che alzano la testa e riprendono in mano la storia. La sfida del reddito è tutta qui, i reddito è una condizione di libertà e di autodeterminazione».

«Tre parole, per descrivere in breve cos’è il reddito»

«Universale, incondizionato, globale».