Il SudEst

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Scuola: politica senza né anima né coraggio!

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di VALERIA BRUCCOLA

 

E' stata la telefonata di una collega diplomata magistrale, una delle tante telefonate che ricevo ogni giorno da ogni parte d'Italia, a scatenare un flusso di pensieri che adesso proverò a mettere in forma, per condividerli.

 

 


In Italia, da troppi anni ormai, la scuola è al centro di tagli di ogni sorta, nascosti, subdoli, non sempre facili da dimostrare. Ma il taglio più drammatico e inquietante è il taglio dei docenti con esperienza. E' toccato a tutti, in tutti gli ordini di scuola ma quello che sta facendo più scalpore è il disconoscimento del contributo che oltre 50.000 docenti di scuola dell'infanzia e della primaria hanno dato negli ultimi venti anni alla scuola pubblica, intendendo anche le scuole paritarie di cui tanto si è riempita la bocca la politica, come necessaria a garantire la libertà di scelta del cittadino.

Un esercito di persone su cui si sta giocando una brutta partita: da un lato un Governo che prende tempo, annunciano un decreto di congelamento dei provvedimenti che arriveranno dalla magistratura, attesi come negativi, visto il parere negativo espresso dal Consiglio di Stato rispetto alla loro permanenza nelle Graduatorie ad esaurimento, dall'altro una solerte amministrazione che, senza scrupoli o doverosa cautela, sta operando censimenti e ventilando depennamenti dalle graduatorie senza attendere nemmeno la tanto agognata soluzione politica che il Governo e i partiti di maggioranza avevano promesso già in campagna elettorale.

Poco importa all'uno e agli altri se ogni notizia, ogni azione, ogni promessa di applicazione di sentenze, attualmente inesistenti per una mancata fissazione delle udienze, suona alle orecchie degli interessati come una esecuzione capitale. Nei discorsi istituzionali, in risposta alle interrogazioni e alle pressanti richieste di chiarimento, si parla del congelamento come una necessità per garantire il regolare avvio dell'anno scolastico, ma mai una parola sulla volontà di rendere “regolare” o vagamente rassicurante la vita di cinquantamila docenti e quella delle loro rispettive famiglie che da mesi vivono una vera e propria agonia. Prima di diventare esponenti della maggioranza di governo, molti personaggi ora nella “stanza dei bottoni” reputavano inammissibile l'inerzia di fronte a quella che definivano una vera e propria emergenza sociale. Ma oggi tutto sembra esplodere come una bolla di sapone e gli uffici scolastici di Roma e Siena, forse anticipando indisturbate dal MIUR azioni similari da parte degli altri uffici scolastici, si stanno prodigando a prepararsi per settembre a distinguere i singoli docenti in base alla loro posizione in ambito giudiziario, in barba al congelamento previsto dal Governo con il quale, fino a quando non sarà scaduto e, magari, superato da una soluzione politica, non si dovrebbe muovere paglia. Chi ha ordinato gli scrupolosi censimenti citati? Possibile che il MIUR non si accorga di quanto sta accadendo? Possibile che non intervenga a riguardo?

Rimango sconcertata di fronte al cinismo con cui la politica, tutta, tratta i cittadini in difficoltà, di fronte alla necessità che, continuamente e da anni, i docenti precari debbano subire umiliazioni e vessazioni, nonostante il servizio senza demerito nella scuola. Il merito, quello, non lo scomodo nemmeno... il lavoro, ormai, non nobilita più, né dà diritti, a quanto pare, né riconoscimento, né professionalità, nulla!

Attendiamo un “atto di coraggio”, così mi piace chiamarlo, quello che dovrebbe semplicemente lasciare fare ai docenti italiani il lavoro che stanno svolgendo da anni, i ogni angolo del Paese. Ma la politica sembra avere coraggio ed anima solo quando si trova all'opposizione...