Il SudEst

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Far West per le strade di Bari

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di NICO CATALANO

Due morti e tre sparatorie in sette giorni



Nell’ultima settimana, sembra di essere ritornati indietro nel tempo, al periodo in cui, tra la metà degli anni novanta e i primi duemila le strade di Bari furono insanguinate da una delle tante faide di mafia che hanno purtroppo percosso il mezzogiorno del nostro Paese.

Lunedì scorso, una persona è rimasta uccisa ed un'altra gravemente ferita, tragico bilancio di una sparatoria avvenuta tra gli occupanti di una Renault Laguna e i passeggeri di una moto, un conflitto a fuoco cominciato nel rione Carbonara e terminato bruscamente nei pressi dello stadio San Nicola, dopo circa dieci chilometri, per un incidente stradale che ha coinvolto i due mezzi su cui viaggiavano i protagonisti dello scontro a fuoco con una Renault Scenic, quest’ultima, un’ autovettura che passava di lì per caso, ad avere la peggio il ventiquattrenne, Walter Rafaschieri, rimasto cadavere sull’ asfalto, mentre suo fratello, Alessandro Rafaschieri, di anni 33, che era alla guida della moto coinvolta nella sparatoria è stato ferito gravemente, entrambi già “conoscenze” delle forze dell’ordine, infatti sono i figli di Vincenzo Rafaschieri, storico boss del popolare rione Madonnella, morto ammazzato nella primavera del 1994 sul lungomare Nazario Sauro, nei pressi della piazza Diaz.

Dalle prime indiscrezioni, secondo le indagini portate avanti dalla Squadra Mobile e coordinate dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Bari dott.ssa Simona Filoni e dot. Marco D’Agostino, emerge che esisterebbe un collegamento tra questo evento luttuoso e un altro agguato, avvenuto la settimana prima sempre a Bari, nel rione Madonnella, dove il pregiudicato Andrea Fachechi, mentre percorreva in sella al suo scooter le vie del quartiere, era rimasto ferito da diversi colpi di pistola sparati da individui a bordo di altre motociclette.

Desta scalpore e fa riflettere al tempo stesso, il fatto che, sia per le strade di Carbonara lunedì scorso così come in via Dalmazia, il martedì prima, praticamente in una strada semicentrale del quartiere Madonnella, peraltro situata alle spalle degli uffici del palazzo della Provincia e presidenza della Giunta regionale, durante gli inseguimenti e le sparatorie, in giro c'erano molte persone, addirittura anche tanti bambini, questo modo di agire, la dice lunga sul livello di efferatezza e cinismo raggiunto dai clan criminali baresi, basta annoverare la dinamica del terzo agguato, avvenuto nella mattinata di martedì scorso al quartiere San Paolo, dove i sicari hanno ferito gravemente Antonio Marzocca, di 36 anni con colpi di arma da fuoco in una sparatoria “compiuta” tra via Puglia e via Taranto nei pressi della scuola elementare Chiaia con i bambini prossimi all’uscita dalle classi.

Non è escluso che siamo di fronte ad una faida vera e propria, scaturita tra le varie organizzazioni criminali, per il controllo di alcune delle piazze dello spaccio in città, luoghi considerati territori di conquista all’estrema periferia sud del capoluogo pugliese, che in quest’ultima settimana ha visto una scia di sangue senza precedenti, se si aggiunge agli episodi sopra citati anche il ritrovamento avvenuto qualche giorno fa del cadavere di una transessuale, trovata con la gola recisa e riversa sul sedile passeggero della sua utilitaria, in zona San Giorgio, un omicidio collegato probabilmente agli ambienti dello sfruttamento della prostituzione e dello spaccio di sostanze stupefacenti.

In una città, in cui emergono impietosamente i tanti problemi non risolti dalla politica nell’ultimo decennio, quella Bari della perduta identità, che ha visto in questi anni, le sue periferie diventare sempre più periferiche in servizi e infrastrutture, chiudere nelle vie del centro le serrande di decine di negozi, perdere o svendere i suoi simboli, dalla Fiera del Levante alla Squadra di calcio sino alla Gazzetta del Mezzogiorno, oggi in amministrazione controllata dopo il sequestro dell’intero patrimonio del suo editore, il siciliano Ciancio Sanfilippo accusato del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, una città che continua ad avere una funzionalità precaria del tribunale penale e che dopo quasi quindici anni di quella “primavera pugliese” al governo, si trova nel pieno di un nuovo inverno tra rigurgiti di uno squadrismo di matrice neofascista e un ritorno prepotente dell’egemonia della criminalità organizzata, prendendo per buono che essa avesse nel tempo veramente arretrato il suo raggio di azione.

Bene fa il sindaco Antonio Decaro, nel chiedere al ministro dell’Interno Matteo Salvini, di dare seguito alle dichiarazioni da lui rilasciate durante la visita al quartiere Libertà un paio di settimane e quindi di potenziare al più presto gli strumenti di controllo e di prevenzione dei reati, ma è altresì vero che i tanti problemi di una città non si risolvono sia con gli slogan che a onore del vero accomunano nuovi e passati governi  così come con quell’ipocrita familismo amorale che spesso ha invece accompagnato spesso l’azione politica locale in questi ultimi anni.

Fonte della Foto ANSA del 24-09-2018.