Il SudEst

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Politiche anti-clochard che ostacolano la vita dei poveri in città

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di MARIA DEL ROSSO

Nell’ epoca di un’Europa sempre più razzista che alza i muri e costruisce i fili spinati, si attua una politica di emarginazione nei confronti dei poveri e dei migranti.


Ormai è diffusa una pratica ben precisa  in tutto il mondo che prevede l’ allestimento di spuntoni di metallo sulle panchine per impedire ai migranti di dormire e di riposarsi.

Spuntoni di metallo a terra si presentano anche nelle grandi città come Londra, Manchester per rendere impossibile sedersi di fronte ai palazzi.

Un sistema di irrigazione attivato davanti alle vetrine di un centro benessere di Bristol.

Nuovi sedili che sostituiscono le lunghe panchine in legno alla stazione ferroviaria di Varsavia. Sono stata allestite anche a Roma, a dicembre del 2017, le “panchine anti-barbone”.

Questi episodi di razzismo dimostrano la linea che sta percorrendo la nuova Europa che intende rendere invisibili i poveri con l’obiettivo di abbandonarli al loro triste destino.

Il primo in Italia a prendere in considerazione una direzione che emargina i poveri con la retorica del decoro e del degrado fu  Giancarlo Gentilini, “lo sceriffo”, sindaco di Treviso per un decennio. Era il 1997 quando fece rimuovere alcune panchine del centro perché non ci dormissero i migranti.

Venezia mise il divieto di sedersi in modo scomposto. A Trieste vennero tagliate con la sega elettrica le panchine in piazza. Voghera proibì di sedersi dopo le undici di sera.

L’ opinione pubblica si  è scatenata contro la pratica disumana. Pochi mesi fa il rapper britannico Professor Green ha guidato una protesta contro le panchine con la sbarra nel mezzo, installate nella cittadina inglese di Bournemouth.

La cittadinanza ha raccolto oltre ventimila firme perché il Comune non restasse indifferente ai senzatetto e lo stesso Professor Green ha partecipato alla sostituzione di una panchina ostile con una panchina che permettesse di stendersi dignitosamente.

Se la forma di una panchina risponde a logiche politiche, tutte le misure anti-clochard rientrano in una precisa strategia che ostacola la vita dei poveri in città.

Bisognerebbe in questi tempi difficili anche per l’Italia iniziare a promuovere sentimenti positivi, di accoglienza come è successo a Riace, un paese divenuto un modello per

l’Europa per aver trasformato un villaggio della Calabria spopolato e povero in un centro di buone politiche mirate ad integrare i migranti con lavori artigianali, botteghe e creativi.

Il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, ha  acceso la speranza per una società piu’ attenta alla dignità degli uomini e solo abbattendo i muri del razzismo, del fascismo, dell’ odio verso il diverso si puo’ essere  costruttori di un mondo migliore.