Il SudEst

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Il decreto Salvini sull’immigrazione

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di MADDALENA CELANO

Favoreggiamento della tratta e del crimine organizzato


Adelina Sejdini, più nota con lo pseudonimo Adelina Adeluna, è una 42enne nativa albanese di origini greche. Risiede da qualche anno in provincia di Brindisi. Circa 18 anni fa, dopo essere stata rapita, violentata e venduta, arriva in Italia. Per alcuni anni è stata vittima del racket della prostituzione, finché decise di ribellarsi e denunciare l’accaduto, collaborando con le forze dell'ordine e portando all'arresto di decine di persone. L'operazione ai tempi destò scalpore poiché s’ipotizzò, per la prima volta in Italia, la riduzione in schiavitù proprio in considerazione della violenza e della crudeltà degli indagati. Da quel momento Adelina non ha mai smesso di combattere il racket, sia fisicamente sulla strada accanto alle vittime, che con numerose presenze nelle trasmissioni televisive delle maggiori tv italiane. Nonostante il notevole lavoro svolto, Adelina non riesce a ottenere un permesso di soggiorno che le sarebbe dovuto. Benché le battaglie portate avanti da Adelina, nel corso degli anni, abbiano solo portato lustro allo Stato Italiano e alle forze dell'ordine coinvolte nella perenne lotta contro le varie organizzazioni criminali. Ora Adelina si occupa di mediazione culturale ed è molto attiva presso diverse associazioni impegnate nel recupero delle vittime della tratta e della prostituzione. In questo momento teme le conseguenze di alcune clausole previste dal Decreto Immigrazione sulla “protezione umanitaria” eliminata dal Decreto Salvini, approvato pochi giorni dal Consiglio dei Ministri. È infatti sparita la dicitura “motivi umanitari” dal Testo unico sull’immigrazione del 1998 (dl 25/98): il permesso di soggiorno si potrà ottenere solo per «casi speciali», come «condizioni di salute di eccezionale gravità» o «situazione di contingente o eccezionale calamità del Paese dove lo straniero dovrebbe fare ritorno». Che significa tutto questo?

Si parla continuamente d’immigrazione e spesso d’immigrazione irregolare. L’immagine che ne abbiamo è quella di un mare di persone straniere che arrivano senza documenti in Italia. Eppure è difficile spiegare chi siano questi migranti e perché siano qui. Già le parole con le quali li denominiamo, immigrati irregolari, clandestini, richiedenti asilo e rifugiati, sono confuse e poco chiare. Dato che comprendere le situazioni complesse, è difficile, finiamo per tirare le somme e in questo la politica ci aiuta, la direzione è chiara: basta accoglienza. Allora si parla di bloccare di sbarchi, di impedire gli ingressi, di attuare i rimpatri, etc.

Nella prima metà di Settembre 2018, Salvini annuncia un decreto legge sull’immigrazione nel quale, tra le altre cose, cancella la protezione umanitaria. Ma cos’è la protezione umanitaria? Chi la ottiene, adesso? E quali saranno le conseguenze, nell’abrogarla?

I migranti che non hanno documenti possono fare domanda di protezione internazionale. Le autorità preposte a vagliare le domande possono rilasciare lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria, se ritengono che il migrante rischi di soffrire persecuzioni oppure danni gravi a causa della guerra e di pratiche inumane e degradanti. Coloro che non hanno i requisiti per ottenere queste protezioni, che tuttavia non possono essere rimpatriati a causa di “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”, possono ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari.  Questo permesso disciplinato dall’ articolo 5 comma 6 del testo unico 286/98 ha una durata di due anni, può essere rinnovato alla scadenza e convertito in un permesso per motivi di lavoro, se il migrante è impiegato con un regolare contratto. I migranti che non rischiano persecuzioni, né hanno gravi ragioni umanitarie per non essere rimpatriati, ricevono invece una risposta negativa. Ma quali sono i seri motivi per cui la protezione umanitaria è rilasciata? I casi sono molteplici. A volte, si tratta di gravi questioni di salute. Rimandare in alcuni paesi persone affette da invalidità, malattie per cui le cure non siano accessibili oppure patologie croniche come infezione da HIV, epilessia e diabete, equivarrebbe a mandarle a morte certa. Lo stesso vale per alcuni disagi mentali. In altri casi, i motivi umanitari sono la minore età, l’insorgenza di un cataclisma naturale nel paese d’origine, o una terribile epidemia come quella dell’ebola. La protezione umanitaria può essere data anche se la persona ha sofferto esperienze tanto traumatiche da renderla vulnerabile. In questo caso, i motivi umanitari proteggono le vittime di gravi violenze fisiche, psicologiche e sessuali. Soprattutto se si tratta di genitori singoli con bambini o di persone che hanno da poco compiuto i diciotto anni. Ebbene: ci chiediamo, come mai Salvini abbia depennato il diritto alla protezione umanitaria di cui beneficiano, in primis, proprio le vittime di tratta (come la nostra Adelina), le vittime di tortura, i disabili e le vittime di epidemie e cataclismi? "Sono d'accordo con il ministro Salvini quando parla di delinquenti e terroristi. Ma io sono in Italia da 18 anni con un permesso di soggiorno per motivi umanitari in quanto vittima di tratta, permesso che mi è scaduto ad aprile e sono in attesa di rinnovo”, dichiarò Adelina, qualche giorno fa, alla stampa. È chiaro e facilmente prevedibile che l’eliminazione di questa clausola vada, in realtà, proprio a vantaggio del crimine organizzato e dei trafficanti di esseri umani. Ribellarsi al racket significherà, per le vittime, auto-condannarsi a morte. Inoltre il decreto Salvini fornirà ulteriori agevolazioni a dittatori e a regimi autoritari dei paesi terzi: anche le vittime di tortura e di persecuzioni politiche hanno perso ogni diritto a protezione e tutela con questo decreto. “M’impegno in prima linea, mi sono ribellata al racket, e ora mi hanno lasciata come un fantasma. Se mi rimpatriano, dove mi mandano, sulla luna?”, ha chiesto retoricamente Adelina, lanciando un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Penso alle migliaia di donne che hanno la protezione per motivi umanitari, come me - dice Adelina - Con questa stretta che fine fanno? Si rischia di spingere queste persone nelle braccia della malavita organizzata, magari scendendo a compromessi pur di avere un permesso di soggiorno con finti lavori”.