Il SudEst

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Bambini tentano il suicidio nel campo di Moria

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di ELISABETTA DI LERNIA

Nel 2016, dopo aver constatato l’inadeguatezza degli accordi precedentemente stipulati con la Turchia per far fronte al fenomeno dell’immigrazione, i 28 leader europei decisero di coinvolgere anche la Grecia con un nuovo accordo, relativo alla gestione e pianificazione dell’arrivo dei migranti sulle coste greche. Tale accordo, sancito con il titolo alquanto sibillino di “misura temporanea e straordinaria, necessaria per porre fine alle sofferenze umane e ripristinare l’ordine pubblico”, venne, in sintesi, così articolato:


1. I migranti e i profughi sulla rotta balcanica, siriani compresi (quindi i bambini, le donne e gli uomini in fuga dalla guerra in Siria), verranno rispediti in Turchia qualora non presentino la domanda  d’asilo presso le autorità greche.

2. Per rispettare le leggi internazionali, i migranti devono essere registrati senza indugi e le loro richieste d’asilo esaminate individualmente dalle autorità greche preposte: i migranti che non vogliono essere registrati, o che sono impossibilitati a farlo essendo i loro documenti irreperibili,  vedranno respinte le loro richieste d'asilo e saranno rispediti in  Turchia.  Da notare come la Turchia per ottemperare agli impegni assunti ospiti circa 1,7 milioni di sfollati provenienti dalla Siria, ma di questi solo 265.000, secondo l'agenzia Afad, abbiano di fatto trovato asilo nei 24 campi allestiti sul territorio turco.  Ne consegue che circa un milione mezzo di rifugiati vive in condizioni precarie, quando non di miseria estrema, sparso in diverse località del Paese.

3. L’Agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) è incaricata ad assistere ai respingimenti.

4. L’Europa mette  a disposizione 18mila posti già concordati per accogliere i profughi dei canali umanitari. I canali umanitari devono controllare la corretta attuazione del piano. Ad esempio: per ogni profugo siriano respinto dalle isole greche e quindi rimandato in Turchia, un altro siriano verrà trasferito dalla Turchia all’Unione; donne e bambini hanno  la precedenza in base ai “criteri di vulnerabilità stabiliti dall’Onu”; la priorità deve essere  assicurata anche a coloro che non sono già stati deportati dalla Grecia.

5. Tutti i costi  della “misura temporanea e straordinaria, necessaria per porre fine alle sofferenze umane e ripristinare l’ordine pubblico” sono  coperti dall’ Unione europea.

6. L’Unione europea si è inoltre accordata con Ankara affinché i migranti tornati in Turchia siano protetti in base agli standard internazionali .

Dopo anni di informazioni frammentarie e superficiali sulle situazioni venutesi a creare con l’attuazione del piano, ecco ora esplodere il caso Moria.  Cosa sta accadendo in Grecia?

Il campo di Moria, sull’isola di Lesbo, caso non certo unico, con una capienza limite di  3.100 persone, in realtà ne  ospita 9mila, ossia tre volte tante. Un sovraffollamento che rende la qualità di vita talmente insostenibile, dura, insalubre,  umiliante, degradante, mortificante da spingere molti bambini a considerare il suicidio come la sola via d’uscita per porre fine alle  proprie sofferenze.

Dichiara  Declan Barry, coordinatore medico di Msf in Grecia: “Questi bambini arrivano da paesi in guerra, dove hanno vissuto violenze e traumi estremi. Invece di ricevere cure e protezione in Europa, vivono nella paura, nell’angoscia e sono vittime di episodi di violenza, compresa quella sessuale. Oltre ad essere pericoloso, l’ambiente in cui vivono è caratterizzato da scarse condizioni igieniche, motivo per cui vediamo molti casi di diarrea e infezioni cutanee ricorrenti nei bambini di tutte le età. Con questo livello di sovraffollamento, il rischio di epidemie è molto alto”.

Non stupisce che i bambini di Moria, circa tremila, già fortemente traumatizzati dagli avvenimenti vissuti  in passato, non riescano ad accettare le condizioni disumane alle quali sono costretti nella quotidianità del campo. La loro infanzia non è fatta di giochi, studio, spensieratezza, bensì di dignità e diritti continuamente lesi. Spesso sono soli, bambini non accompagnati avendo perduto genitori e parenti. Tuttavia, a differenza dei bambini divenuti invisibili dei quali tratta la petizione “DOVE SONO FINITI I BAMBINI? 10.000 BAMBINI EMIGRATI IN EUROPA SONO SCOMPARSI NEL NULLA”, loro, i bambini di Moria, hanno un nome, un’identità, una storia da raccontare. Il loro è un dramma ben visibile, che si sta consumando sotto gli occhi del mondo. Alla luce di questi fatti l'Unione europea dovrebbe prendere atto dell’inadeguatezza delle misure adottate per far fronte alla tragica situazione dei migranti.  A cominciare dalla deportazione forzata.

La MEMORIA DEL MALE dovrebbe essere costantemente elaborata proprio per non farci ricadere negli stessi errori, e orrori,  commessi in passato,  La conoscenza della storia dovrebbe essere considerata una risorsa, uno strumento utile e necessario a cui ispirarsi per riuscire ad  immaginare, e quindi creare, un Mondo migliore. Ma gli eventi ai quali stiamo assistendo sembrano portarci in tutt’altra direzione.

Allego la PETIZIONE che porto avanti da oltre due anni: un decalogo etico sulla tutela dell’infanzia. Firmata da più di 28800 persone, la petizione non ha finora raggiunto l’obiettivo di coinvolgere tanto gli organi d’informazione che le istituzioni per dare maggiore visibilità al dramma dei bambini scomparsi. L’ho quindi trasformata nel tempo in una campagna di sensibilizzazione per evitare che questa tragedia venga presto dimenticata. LA PETIZIONE: https://www.change.org/p/al-presidente-della-repubblica-italiana-sergio-mattarella-dove-sono-finiti-i-bambini-10-000-bambini-emigrati-in-europa-sono-scomparsi-nel-nulla