Il SudEst

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Se vogliamo parlar di aborto…

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di MICHELANGELA BARBA

 

Et voilà, ecco puntuali le polemiche successive al Congresso della famiglia di Verona e della contro-manifestazione transfemminista.


 

Particolare scandalo desta negli ambienti liberal la distribuzione da parte degli organizzatori del congresso di riproduzioni in gomma di un embrione dell’epoca gestazionale di dieci settimane accompagnata dal cartoncino “l’aborto ferma un cuore che batte”.

Si scatena l’indignazione e l’ironia sui social.

“Piantatela con questi feti di gomma che a noi comunisti viene fame”

“Voglio l’embrione in gomma come anti-stress”

E giù centinaia di migliaia di condivisioni.

L’ultima volta che sul tema aborto si è osservato l’accalorarsi degli animi, alcuni mesi fa, è stato per la diffusione di un meme, una vignetta dei social, che recitava “L’aborto è ok”, associato a un video intitolato “Ho abortito e sto benissimo”, provocazione uguale e contraria all’embrione di gomma, al pari della di poco precedente riesumazione delle foto d’antan di Emma Bonino che, con una pompa da bicicletta interrompe gravidanze indesiderate e del testo dell’epoca che narra dell’ilarità suscitata in loco circa la provenienza del barattolo (che prima aveva contenuto confettura di frutta) e la descrizione dell’embrione come “materiale grumoso informe non attaccato alla parte uterina fino al terzo mese”.

Il tema dell’aborto è caro anche al movimento NUDM come si può dedurre dai numerosi cartelli proposti in manifestazione oltre che dalle variegate proposte che girano nella mailing list, inclusa la proposta di una serie di sketch comici sul tema. La posizione prevalente del femminismo liberale è quella di negare “la retorica del dramma dell’aborto”, affermandone la normalità e l’assenza di (necessarie) implicazioni emotive. Anzi, spingendosi ad osservarne aspetti umoristici.

Dovendo, ripartire dai dati di realtà, a prescindere dalle risposte etiche che ciascuno può voler dare,  non si può non iniziare da alcune pragmatiche considerazioni:

1)      Se da un punto di vista medico è un’esagerazione equiparare un embrione di poche settimane a un neonato già completamente formato lo è anche definirlo materia informe e non attaccata all’utero. Perché è questo dicono i dati della scienza e ahimè, la rappresentazione in plastica (per quanto strumentalmente e  - crudelmente - utilizzata) rispecchia la realtà meglio del testo degli Anni Settanta.

2)      L’aborto consta dal punto di vista sanitario dello svuotamento, per via chirurgica o farmacologica, di una cavità uterina che non ha intenzione di svuotarsi da sì, ovvero procedura medica invasiva che genera perdite vaginali, crampi, necessità di esami medici vari e di astinenza da rapporti sessuali, crollo dei livelli ormonali. Ciò anche nella forma meno invasiva ovvero farmacologica (che però è applicabile per un numero limitato di settimane, dopodiché è necessario il ricorso alla chirurgia con relativa anestesia…senza neanche spingersi  all’ipotesi dell’aborto terapeutico in un tempo gestazionale più avanzato che implica l’induzione del parto). Ora, tacendo di ogni possibile implicazione psicologica, anzi pur volendo considerare l’ipotesi in cui l’interruzione della gravidanza sia accolta come massimamente liberatoria, viene da chiedersi se definire questa pratica medica “ok” non sia eccesso di zelo. Per dirlo con un paragone: anche la devitalizzazione dei denti ci libera da un dolore peggiore e nessuno si azzarda a dire che i diritti della polpa dentaria sono superiori ai diritti del titolare della bocca,  ma dire che “farsi devitalizzare i denti è ok” forse non è proprio un’affermazione rispondente alla realtà.  Stesso dicasi - per essere ancora più chiari-  per la rettoscopia o della manovre di estrazione feci che ci libera dall’occlusione intestinale. Ma chi avrebbe il coraggio di diffondere il meme che dice che queste pratiche sono ok?

3)      Se una donna è sufficientemente laica e razionale da abortire senza senso di colpa alcuno probabilmente in base alle stesse caratteristiche non avrà problema alcuno ad accedere alla contraccezione e a farne corretto uso. Ricorrerà quindi all’aborto in numero statisticamente minimo rispetto a tutte coloro che invece ( e tutte le statistiche sul tema ci confermano questo quadro) hanno un basso livello di scolarizzazione, false credenza e scarso inserimento sociale. Queste donne, che affollano le sale d’attesa di reparti per I.V.G. e consultori (quelli che esistono ancora, of course) spesso e spessissimo entrano in sala operatorie convinte di “buttare un bambino” e di scontarne un giorno la pena nell’aldilà  -iniziando peraltro a scontarne i massicci sensi di colpa già in questa vita. Per l’esperienza dell’Associazione Ebano, con le donne in prostituzione, che a volte, a meno di trent’anni, di aborti ne hanno anche quindici o venti, nessuna, neppure le asseritamente disinvolte donne dell’Est Europa, abortisce scherzando sui contenitori né sentendosi ok. I volontari di Ebano sono ormai tristemente abituati ad ascoltare il racconto della credenza romena che vuole i feti abortiti mangiare le ossa della madre dopo la morte.

A partire da questi dati, osservati dalle evidenze mediche e dall’esperienza, l’unica considerazione che si può fare, per tirare le somme è la seguente: chi “ha abortito e sta benissimo” non sarà ferita da un gadget di gomma e non avrà bisogno di nessuno sketch di cabaret per ridere.

Chi ha abortito e sta malissimo ( e ahimè non parliamo di un numero residuale) soffrirà terribilmente di entrambe le cose. Pertanto sarebbe opportuno piantarla di infierire da ambo i lati.

Soprattutto da quello che vorrebbe chiamarsi femminista.